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Insicurezza e filosofia – Charlie Brown

 

Uno tra i più popolari personaggi del fumetto moderno è di certo Charlie Brown, apparso per la prima volta nel 1950. Dell’età di circa sette anni, figlio di un barbiere e di una casalinga, Charlie è un bambino schivo, maldestro, indeciso, consapevole delle proprie insicurezze e di non essere, come si dice, un adone. Ha invece un forte desiderio d’essere amato e di risultare importante per qualcuno, di avere fama e successo. In questa ricerca di un ruolo sociale sta la sua fede nell’ottimismo, nell’amicizia, nella giustizia, ma al tempo stesso tale ricerca rimane di continuo inappagata. Non serve a nulla costruire aquiloni, nei quali riversa tutta la sua voglia di evasione, né cercare d’approcciare due graziose bambine, Patty e Violet, l’una completamente “integrata”, l’altra, in un certo senso, più materna, ma entrambe ammaliate dalla televisione. Però la sua più ostinata nemica è Lucy, che incarna in sé i più odiosi difetti della donna americana: cocciuta, saccente, orgogliosa, materialista, sempre pronta a colpire l’interlocutore che riesca a dimostrarle d’aver ragione. Fra tutte le sue potenziali vittime c’è di sicuro Charlie Brown, forse  proprio perché ne avverte la sua fragilità e insicurezza.

A questi personaggi vanno associati Snoopy, il cane di Charlie, oppresso dalla consapevolezza di essere soltanto un cane e per questo portato a imitare altri animali più “nobili” o addirittura l’uomo, mentre non esitava a cimentarsi in meditazioni filosofiche. Anche per lui però ogni tentativo di evasione termina in un insuccesso. Paura e insicurezza contraddistinguono il percorso di Linus che si mette al riparo dalla solitudine trascinandosi dietro una coperta e ciucciandosi ripetutamente il pollice, nella speranza di ritrovare quel calore umano che tanto gli manca. Non perseguitato dalla nevrosi è invece Schreder, il bambino che ama Beethoven e il pianoforte, noncurante di ciò che gli succede intorno e inutilmente venerato da Lucy che solo davanti a lui si sente vinta. Ma anche quella di Schroeder è in fondo in fondo una fuga dalla realtà.

Redazione: CineHunters

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