Vai al contenuto

Recensione “TROY” – L’opera di Omero riletta nel cinema d’azione

La leggendaria guerra di Troia raccontata da Omero nell’Iliade è diventata film solo due volte, di cui la prima nel 1962, con un Kolossal di produzione italiana dal titolo L’ira di Achille, che però non ebbe tanta risonanza, e l’altra in tempi molto più recenti, con un film del regista Wolfgang Petersen, che si è più volte cimentato con pellicole spettacolari. Preceduto da una pubblicità incredibile, realizzata con l’ausilio di modernissime tecniche e notevole sforzo finanziario, supportato da un cast di attori famosi, è uscito così nel 2004 Troy, un film imponente nelle intenzioni e in un certo senso anche nei risultati.

Nell’anno 1193 a.C. la passione dei più famosi amanti della storia, Elena e Paride, fa scoppiare la cruenta guerra di Troia. A vendicare l’affronto subito dal re Menelao, consorte della bellissima Elena, sarà suo fratello Agamennone, animato in verità, più dal desiderio di conquistare i territori fino al Bosforo, che dall’amore fraterno. Nessun esercito, però, è mai riuscito a oltrepassare le mura della città di Troia, dove è stata portata Elena. Soltanto un uomo è capace di farlo: il più valoroso di tutti i greci, Achille. Agamennone organizza quindi la spedizione. I dieci anni in cui Troia rimane assediata nel film non si vedono. Anzi, si tratta invece di una vera e propria guerra-lampo che si sviluppa con delle sequenze che ricordano molto vagamente lo storico sbarco degli alleati sulle coste della Normandia nel 1944. I Troiani e i Greci sono impegnati in battaglie sulla spiaggia che vedono più spesso vittoriosi i primi piuttosto che i secondi. Questa lunga guerra si conclude con la caduta della città solo per mezzo dell’ingegno e dell’astuzia di Ulisse, con lo stratagemma del cavallo di legno.

La prima differenza che si avverte è che nella sceneggiatura non sono presenti le intromissioni divine, forse perché complicato da spiegare con linguaggio cinematografico le varie personalità dei potenti abitanti dell’Olimpo. O forse da un desiderio di presentare le vicende con una veste decisamente più moderna. Addirittura Ettore dice di non credere nel soprannaturale. Achille, che nel poema omerico ricorre spesso alla madre, la dea Teti, nel film invece sfida gli stessi dei. Le vicende d’amore pervadono l’intero lungometraggio con le loro mille sfaccettature, prima fra tutte quella di Paride e Elena. Ettore e Andromaca, con il loro figlioletto, ci pongono davanti all’amore familiare, dolce e allo stesso tempo accorato perché prossimo a essere reciso dalla morte. Neanche Achille si sottrae allo stereotipo amoroso, anzi, Briseide, la schiava reclamata nell’Iliade da Agamennone ha con lui un’appassionata storia d’amore, un amore forte, coinvolgente che ci pone davanti un Achille combattuto tra il desiderio di gloria eterna e immortalità e un’esistenza normale tra affetti familiari e qualche distrazione amorosa fuori dalla routine. Le esigenze di sceneggiatura fanno sì che il racconto tradizionale subisca qualche modifica. L'imbattibile Aiace muore dopo aver appena messo piede nella Troade, Menelao resta ucciso per mano di Ettore e Achille cade raggiunto da diverse frecce, tra cui una che lo trafigge al tallone. Era scontato che tutto il film si reggesse sulle scene degli effetti speciali, principalmente quelli realizzati in computer grafica.

Nel film dei personaggi omerici resta poco o niente. C’è Ulisse astuto e saggio assieme a Patroclo lacrimoso. Ci sono Agamennone e Menelao con la loro smodata bramosia di potere, e soprattutto Paride, descritto come un vigliacco pavido e inetto. Ma come l’Iliade è il poema del pelide Achille e della sua irrefrenabile ira, così Troy è il film di Brad Pitt. E’ indubbio che la pellicola è stata costruita intorno a lui. Egli è il più temuto, il più amato, il più forte, capace di sovvertire da solo le sorti della battaglia, ma che non disprezza le donne e le loro forme, votato a una vita breve ma ricca di gloria. Un approccio alla psicologia del personaggio si riscontra là dove scorge il limite della virtù guerresca, che dipende dal potere, di cui si sente uno strumento.

Ettore è il nemico per antonomasia, ciò che in Achille non riscontriamo. E’ valoroso ma anche fragile, l’uomo forte, generoso, cortese, intelligente, affettuoso e saggio.

Da questa analisi viene fuori che il film non è poi tanto piaciuto, ma non è proprio così. Oddio, di critiche ce ne sono state, e anche discordanti tra loro. Insomma un film che ha spaccato in due critica e pubblico! Noi ci poniamo in una posizione intermedia. Di sicuro una delle migliori scene di tutto il film resta quella in cui il vecchio re Priamo, interpretato da un sontuoso Peter O’ Toole, si reca presso la tenda di Achille per rivendicare il corpo del figlio. Delle sequenze veramente forti, toccanti, magistralmente girate.

Sequenze forse superate dal duello tra Ettore e Achille reso intenso e drammatico dall’umanità di Ettore, che prende congedo dalla propria famiglia, cosciente della sua prossima discesa nell'Ade. Ettore è un eroe dall’indomito coraggio, che accetta di andare incontro alla morte, duellando contro un semidio con ardore e regalità. Un’umanità eroica che anche nel film riesce ad elevare Ettore a personaggio totale dell’Iliade.

Voto: 6,5/10                                                                                                                                                                                                                                                                                   Redazione: CineHunters

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: