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Dopo tanta attesa, oggi, è finalmente disponibile "Crash Bandicoot N. Sane Trilogy". Il videogioco riproporrà le prime tre, splendide avventure del marsupale più amato di sempre, vera icona della mitica Playstation.

Per celebrare questa importante giornata per tutti i videogiocatori, vogliamo invitarvi a leggere il nostro pezzo "Crash Bandicoot N. Sane Trilogy - Era soltanto un arrivederci" cliccando qui

Redazione: CineHunters

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Sherlock Holmes e John Watson disegnati da Erminia A. Giordano per CineHunters

 

E’ qui accanto a me. Mi trovo nel suo salotto, nelle vesti di un ospite inatteso, seduto comodamente in poltrona proprio davanti al camino. Il fuoco che scoppietta non sembra minimamente distrarre il padrone di casa. Seguita a mantenere le sue mani in posizione piramidale all’altezza del viso, leggermente inclinate verso il basso, poco al di sotto del mento. E’ intento a concatenare e dedurre. In altre parole ad analizzarmi. E’ alquanto fastidioso, ma osservando il mio battere sulla tastiera nel mentre mi accingo a comporre il testo che state leggendo, egli parla. Obietta, tenta di distrarre lo scorrere dei miei pensieri necessari per produrre parole, frasi da trascrivere su questo foglio virtuale, ben visibile nell’interezza dello schermo del computer. Ma lui non può vederlo, mantengo infatti il portatile in modo che al suo sguardo sia impedito l’accesso. Non si legge mai un’incompiuta, figuriamoci un testo in divenire. Non può realmente sapere cosa io stia scrivendo, eppure, in quel suo ciarlare, anticipa le mie mosse. Continua ad affermare che sto parlando di lui, che ho iniziato il mio pezzo riportando alla vostra attenzione il fatto che mi trovo nel suo appartamento, che quel teschio posto sulla mensola del camino mi ha colpito con sinistra curiosità e che la sua parlantina sciolta e irrefrenabile non fa che distrarmi. Senza vedere l’articolo che sto componendo lui sa già quale sarà la mia prossima frase. E’ il dono della deduzione, l’arte di Sherlock Holmes. Mi trovo al numero 221B di Baker Street, pronto a dar senso logico alla scorrevolezza delle mie parole per dirvi la mia su “Sherlock”…

Perdonate cotanta aggrovigliata introduzione, ma la mia vuole solo essere una simpatica farneticazione, una fantasticheria sviluppatasi circa una possibile situazione in cui, oltrepassando la breccia apertasi nello spazio-tempo, la realtà viene sempre più amalgamata alla fantasia televisiva, fino a trasportami qui, nell’appartamento sito a Baker Street, tanto da permettermi di trascrivere ciò che desidero dirvi nella stessa stanza in cui si svolgono gran parte delle riprese del telefilm.

Suppongo che sul set di “Sherlock” si avverta costantemente l’atmosfera temporale diversificata rispetto alla storia originale. L’icona del giallo, il detective più abile del mondo, nato dalla penna dello scrittore scozzese Arhur Conan Doyle, è stato come “catturato” dalla forza del tempo. Il personaggio viene così estrapolato dal romanzo di Doyle e catapultato nella nostra realtà contemporanea. Da ciò derivano pregi e difetti della società in cui viviamo, i quali tendono a manifestarsi nell’agire dei personaggi. Sherlock fa ampio uso del proprio cellulare, naviga su Internet, twitta, sfrutta i social network per inglobare, nella sua mente dalla capienza smisurata, altre possibili informazioni inerenti il caso a cui sta lavorando. Watson, il suo fedele assistente, dal canto suo, gestisce un blog, un canale comunicativo, una finestra aperta verso tutti gli appassionati lettori delle imprese di Sherlock Holmes. L’originalità della serie sta proprio nel suo adattarsi alla modernità del tempo, dell’epoca in cui il web e i suoi derivati altro non sono che il fulcro della vita giornaliera di ogni telespettatore. La Londra dei nostri tempi fa da palcoscenico all’interpretazione, in duetto, di Sherlock e John Watson. Stiamo godendo sotto i nostri occhi l’epoca d’oro della televisione, decadi recenti in cui le serie televisive vengono curate e confezionate persino con la superiore cura meticolosa di alcuni prodotti cinematografici. Un paradosso realizzativo, ben compreso dai creatori di “Sherlock” che fanno della serie un prodotto cinematografico prestato, con generosità, al piccolo schermo.

Di tanto in tanto, quando interrompo per qualche breve istante la stesura di questo mio brano, continuo a immaginare che Sherlock, qui immortalato con le fattezze dell’attore Benedict Cumberbatch, esterni sempre quella sua irrequietezza caratteriale.

Lo Sherlock di Cumberbatch fa dell’emozione il moto circolatorio del proprio carattere. Sebbene metodista e raziocinante, questo Sherlock Holmes non riesce a reprimere totalmente i propri sentimenti. Sherlock è tipicamente agitato, impaziente, esuberante, si lascia trasportare dalla tensione febbricitante di un nuovo caso, sperando sia più complesso dell’ordinaria routine, in modo che la noia che spesso lo schiavizza nella monotonia della quotidianità, tenda a scemare con l’adrenalina del lavoro investigativo. La regia d’alta scuola cerca di riversare sullo spettatore l’inquieto vivere del protagonista e soprattutto l’ansia frastornante della sua mente nella fase in cui agisce pienamente quella sua attività deduttiva. Attraverso schemi delineatisi come parole scritte e impresse sulla “lavagna bianca” dello schermo, mappe di costrutti mentali snocciolatesi nell’interezza della camera, gli spettatori riescono ad adempiere alla comprensione ma soprattutto all’immedesimazione nei confronti del protagonista.

John Watson, cui presta i suoi lineamenti marcati l’attore Martin Freeman, funge spesso da linea di raccordo, o per meglio dire di congiunzione, tra l’estro geniale di Sherlock e la sua parte più umana. Dall’amicizia con Watson, l’apatico detective comincia ad aprire il suo impenetrabile involucro sentimentale, lasciando defluire all’esterno l’emotività del rispetto, dell’affetto e del sincero attaccamento. Sherlock e John mai come nella serie tv “Sherlock” sono al centro dell’azione nel loro agire eroico e nella loro personalità poliedrica. Ogni puntata combina infatti alla contemporanea indagine investigativa, una ricerca analitica, volta alla comprensione delle volontà psicologiche dei protagonisti. John Watson ama il pericolo e il brivido della caccia, scenari che solo Sherlock Holmes può garantire. Per tale ragione, John accetta di condividere l’appartamento con l’eccentrico detective che, dal canto suo, necessità di compagnia. A dar maggior risalto alla vena solitaria e pertanto sofferente del detective è il fratello Mycroft (Mark Gatiss), che mostra, sin dal principio, di preoccuparsi in merito alla solitudine cui Sherlock è soggetto. Mycroft, anch’esso geniale e con capacità deduttive persino superiori a quelle del fratello minore (che guarda ancora come fosse un bambino), teme il fato del consanguineo, specialmente per via della sua dipendenza dalla droga di cui Sherlock abusa per combattere quel suo insanabile senso di tedio. Mycroft è caratterizzato con una personalità complessa, a tratti severa e austeramente insensibile, in altri momenti bonaria e protettiva.

Nella serie televisiva “Sherlock” si alternano personaggi di notevole spessore scenico e caratteriale, dalla signorile e autoritaria Miss Hudson (Una Stubbs) alla dolce dottoressa Molly Hopper (Louise Brealey) innamorata di Sherlock Holmes, fino al terribile Moriarty, interpretato da un mimicamente nevrotico e disturbante Andrew Scott, nemesi di Sherlock Holmes. La sua aura di malvagità aleggia anche nelle stagioni successive alle prime due, tanto da non far svanire mai del tutto l’alone cruento della sua presenza.  Moriarty per Sherlock è il solo avversario in grado di catalizzare la genialità conosciuta da Sherlock, devota all’astrattezza della giustizia, indirizzandola a favore della criminalità; per tale motivo, egli è il solo a far vacillare le arti geniali di Sherlock Holmes. Moriarty nella serie appare come un portatore di caos insano verso quella che è invece la logica raziocinante del detective londinese.

Mary, la moglie di John Watson (interpretata da Amanda Abbington), è una donna dai biondi capelli, coraggiosa, ironica e decisa. Sebbene depositaria di un passato oscuro, l’arrivo di Mary coincide con una sorta di “alleggerimento” delle atmosfere della serie che comincia a divenire più propensa al mutamento ironico della “sociopatia” di Sherlock Holmes. La scarsa comprensione delle usanze comuni di Holmes, esaltate nella puntata del matrimonio tra John e Mary, e il suo “fare robotico” non sono più un limite alle interazioni sociali per lui, ma vengono sfruttate dagli autori per rendere, nella sua ingenuità sociale, Sherlock più umano. Sherlock mostra raramente interessi attrattivi nei confronti delle donne. Vi è stata soltanto una figura femminile, “l’unica”, una sola donna in grado di far vacillare la sua integrità razionale, ed è Irene Adler (Lara Pulver), una donna d’indiscussa bellezza e grande fascino che rapì l’attenzione dell’investigatore per essere riuscita, sia pure una sola volta, ad ingannarlo.

Charles Augustus Magnussen, fu invece il principale nemico del finale della terza stagione. Estremamente intelligente e dotato di una memoria prodigiosa, è descritto da Sherlock come l’uomo più pericoloso di Londra, poiché a capo di un impero mediatico e conoscitore di segreti oscuri riguardanti le persone più influenti. Concluderei questo estratto dedicato ai personaggi, citando Eurus Holmes, la sorella perduta di Sherlock e Mycroft, principale avversaria di Sherlock nella quarta stagione. Eurus è dotata di un’intelligenza superiore a quella dei suoi fratelli, ed è persino in grado di “riprogrammare” le metodologie comportamentali di chi sfortunatamente ode le sue parole. Eurus è un personaggio caricaturato fino allo stremo, e rappresenta la parte peggiore della genialità della famiglia Holmes. Ella è sadica, apparentemente insensibile, incapace di comprendere l’emotività e il sentimentalismo umano. Eurus riceverà comunque la comprensione empatica di Sherlock, che instaurerà con lei un legame comunicativo attuato mediante l’attività del suono dei rispettivi violini, e i due si affideranno al linguaggio universale della musica.

La serie televisiva di “Sherlock” consta di 4 stagioni, ognuna di tre episodi, più un episodio speciale dal titolo “L’abominevole sposa” ambientato nella Londra Vittoriana. In “Sherlock” il montaggio è tutto. I casi che vengono presentati ciclicamente al cospetto di Sherlock Holmes, anche quelli brevemente accennati all’inizio dell’episodio e risolti rapidamente dal detective prima di far posto all’investigazione più importante, vengono rappresentati sequenzialmente mediante un sapiente uso del montaggio narrativo. Per quel che concerne i casi isolati, Sherlock viene a conoscenza dei piccoli dettagli, in genere dai suoi conoscenti all’ufficio di polizia. Attraverso un rapido ragionamento esposto a parole e rivissuto per gli spettatori con le immagini che ricostruiscono l’accaduto, Sherlock svela ciò che sembrava apparentemente impossibile da scoprire. Il più delle volte, i casi estemporanei appaiono come di ragguardevole complicazione risolutiva, e soltanto Sherlock, per altro in pochi minuti, può riuscire a portare alla luce la verità. La serie non fa che esaltare, in maniera costante, la genialità del personaggio, a volte però a discapito della curiosità dello spettatore che non ha il tempo di formulare la propria ipotesi che già viene vagliata, scartata o anticipata dal protagonista.

Tale tecnica viene adoperata anche per il caso dell’intero episodio, di certo ben più complesso. Solitamente un particolare insignificante, a cui lo spettatore non dà molto peso, può essere colto nella parte iniziale dell’episodio. A seguire, Sherlock, comincerà a svelare i molteplici segreti celati dietro la storia del caso. Gli episodi di Sherlock sono così strutturati come una sorta di matriosca, la cui perpetua apertura della bambola porta al raggiungimento dell’essenza stessa della verità spogliatasi dal mistero. Ma non solo, “Sherlock” usufruisce di un montaggio caotico, che fa volontariamente traspirare un effetto frastornante, in cui lo spettatore fatica a star dietro alle esuberanze deduttive del protagonista. Avanzamenti accelerati, digressioni improvvise, sono le chiavi per apprezzare lo sviluppo del montaggio. La serie lascia che i propri spettatori sperimentino la coinvolgente genialità intellettiva del protagonista. E infine, un colpo di scena, che in genere sovverte ciò che si poteva ipotizzare inizialmente o che addirittura cambia le credenze del principio, porta alla risoluzione del caso. Messi sotto esame al termine dell’episodio, i casi di “Sherlock” non sembrano più poi tanto articolati e irrisolvibili, ma è proprio il modo in cui vengono rinarrati da farli apparire in tal modo, rasentando la complessità narrativa. Il ragionamento deduttivo viene perpetrato in un andirivieni studiato ad hoc per mezzo di un montaggio spiccatamente a carattere cinematografico che può contare su una durata di circa un’ora e mezza.

Con un uso a rallenty della ripresa, e una digressione verso i pensieri e le riflessioni dell’investigatore, i quali portano addirittura a una sospensione del tempo scenico, anche la sequenza più insignificante di “Sherlock” riesce ad assumere un valore artistico e riflessivo.

La stessa abitazione di Sherlock trasuda la cura minuziosa utilizzata per la creazione della serie. Nel mentre pongo a fine questi miei passi, mi sembra di udire il suono melodioso del violino suonato da Holmes, messosi lì in piedi, vicino al camino a intrattenere questo suo immaginario ospite con la tonalità di un armonioso suono. Desidero congedarmi da questo fantastico set affermando, in conclusione, che “Sherlock” è una serie fuori dagli schemi, eccezionale sul piano interpretativo e altrettanto eccelsa sull’impronta registica cui fa affidamento nelle proprie riprese. Un prodotto di prima grandezza che gli appassionati faticano a lasciare andare perché reclamano, a gran voce, sempre nuovi episodi. Io al momento mi trovo costretto a terminare l’articolo, a spegnere il computer e ad alzarmi. Accompagnato dalla musica del violino, accosterei la porta e scenderei le scale, lasciandomi alle spalle, quella scritta che recita “221B” a Baker Street…

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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Oggi, 29 giugno, è finalmente disponibile in DVD, Blu-ray, Blu-Ray 3D "La bella e la bestia", il live action della Walt Disney, tratto dal capolavoro del 1991.

"La Bella e la Bestia", in home video sorprenderà lo spettatore grazie ai tanti contenuti speciali inclusi nella versione blu-ray: si potranno seguire da vicino i filmmakers e il cast per scoprire come questo amatissimo film d’animazione è stato trasformato in un nuovo classico live-action, partendo dalla prima incantevole lettura del copione, per arrivare a un affascinante approfondimento che mostra come il film abbia preso vita grazie a scenografie sfarzose, costumi elaborati e tecnologie all’avanguardia. Un esclusivo documentario presentato da Emma Watson e incentrato sulle meravigliose donne che hanno preso parte alla realizzazione del film, più di 10 minuti di scene eliminate e svariati contenuti speciali musicali, tra cui il video musicale del brano di “Beauty and the Beast” con Ariana Grande e John Legend, la toccante versione eseguita da Celine Dion del nuovo brano “How Does a Moment Last Forever”, e la possibilità di selezionare direttamente le canzoni preferite tra gli indimenticabili brani del film.

La descrizione dei contenuti speciali, inclusi nella versione Blu-Ray e Blu-Ray 3D:

  • Una storia di bellezza – Scoprite come un film d’animazione amatissimo è stato trasformato in un nuovo classico live-action.
  • Le donne dietro a La Bella e la Bestia – Emma Watson presenta le talentuose donne che hanno lavorato a tutti gli aspetti della produzione per dare vita a questa magica storia.
  • Un momento con Celine Dion – Celine Dion racconta com’è stato cantare “How Does a Moment Last Forever” e cosa significhi far parte dell’eredità de La Bella e la Bestia.
  • Dalla canzone allo schermo: le sequenze del musical – Scoprite i segreti dietro alla realizzazione di alcuni dei momenti più celebri de La Bella e la Bestia.
    • “Belle” – I filmmakers e il cast rivelano cosa hanno provato nel girare questa memorabile scena.
    • “Stia Con Noi” – Scoprite come è stata creata quest’epica scena, realizzata principalmente in digitale.
    • “Gaston” – Unitevi al cast nelle prove e nelle riprese di questo numero musicale trascinante ed entusiasmante.
    • “La Bella e la Bestia” – Siete invitati sul set per le riprese di questa classica scena, amata da tutti gli appassionati.
  • Scene eliminate
    • Introduzione del regista Bill Condon – Il regista Bill Condon presenta una serie di scene che, per un motivo o per un altro, sono state tagliate dal film.
    • Gaston corteggia Belle – Fiero di sé per aver ripristinato l’ordine tra i cittadini, un trionfante Gaston tenta di corteggiare Belle.
    • Pane e marmellata per Agata – Mentre si reca al mercato come tutte le mattine, Belle va a trovare Agata, la mendicante del villaggio.
    • Assalto alle porte di Ghiaccio – Guidata da Gaston, la folla impazzita oltrepassa le difese del castello.
    • Lumière incendia Le Tont – Mentre attorno a loro infuria la battaglia, Le Tont si azzuffa con Spolverina ma viene interrotto in un modo estremamente improvviso e… scottante.
    • Monsieur Toilette — Le Tont fugge dalla battaglia e si rifugia in uno stanzino, dove viene spaventato da uno degli abitanti del castello.
    • Tockins salva Lumière – Quando la pescivendola Clothilde minaccia Lumière, Tockins vola in suo soccorso.
    • Ragazze sdolcinate– Tre ragazze del villaggio inseguono Chicco e Froufrou – il cane di Madame Guardaroba, che è stato trasformato in un poggiapiedi – nella cucina, dove le attende una sorpresa.
    • Le Tont Monsieur Toilette riuniti – Dopo che l’incantesimo viene spezzato e gli abitanti del castello tornano umani, Le Tont e il suo nuovo amico si incontrano ancora una volta.
  • Canzone estesa “Days in the sun” con introduzione di Bill Condon – Scoprite ulteriori dettagli sull’infanzia della Bestia in una versione alternativa di questo meraviglioso brano,  presentata dal regista.
  •  “La Bella e la Bestia” Video musicale di Ariana Grande e John Legend– Gli artisti pluripremiati Ariana Grande e John Legend eseguono una toccante versione di questa canzone iconica.
  • Video Musicale: La Bella e la Bestia – Accompagnateci sul set per catturare la magia del video musicale “Beauty and the Beast”, con Ariana Grande e John Legend.
  • Selezione canzoni Disney – Selezionate direttamente le vostre canzoni preferite e cantate insieme al film.
    • “Belle”
    • “Stia con Noi”
    • “Ecco Gaston”
    • “La Bella e la Bestia”

"La bella e la bestia" è da oggi disponibile. Vi lasciamo con il trailer del film:

Potete acquistarlo da qui:

Dal set di "Justice League" è stata divulgata una nuova foto di Batman. Ben Affleck si cela sotto il costume del cavaliere oscuro, avvolto dall'oscurità, che lascia traspirare la forza di questa devastante versione del personaggio. Ben Affleck sarà il protagonista anche di "The Batman" il prossimo film indipendente sul pipistrello di Gotham City.

A tal proposito il regista Matt Revees, attualmente impegnato nella promozione della sua ultima fatica, "The War - Il pianeta delle scimmie", ha parlato sul progetto del film dedicato al crociato incappucciato. Secondo il regista Batman possiede una personalità complessa come quella di Cesare, il protagonista della nuova saga de "Il pianeta delle scimmie".  "Vedo un parallelo emotivo tra Cesare e Batman, sono entrambi personaggi torturati interiormente e combattono con sé stessi per trovare il modo di dare la cosa migliore in un mondo imperfetto e in qualche modo corrotto. E' questo aspetto emotivo che mi interessa più di tutto."

Il cineasta ha poi proseguito, rivelando una particolarità interessante in merito alla sua idea sul film: "Penso che ci sia la possibilità di realizzare una versione vicina al noir di Batman, lavorare sul suo essere un detective. Il suo punto di vista sarà potente e sarà capace di connettere lo spettatore con ciò che succede nella sua testa ma anche nel suo cuore."

Che il tono di "The Batman" possa essere veramente a carattere noir?

Redazione: CineHunters

Secondo quanto riferito dal regista del prossimo "Hellboy: Rise of the Blood Queen", il film sarà vietato ai minori, cupo, dai tratti horror e farà poco uso della computer grafica per valorizzare un imponente lavoro di trucco e make-up e rendere la visione molto più realistica. David Harbour raccoglierà il mantello di Ron Perlman e erediterà la forza di Helboy, l'eroe creato da Mike Mignola.

Il regista Neil Marshall ha tenuto a precisare che cercherà di essere il più concreto possibile. Ha poi detto: "Mi piace avere delle cose da filmare con la mia macchina da presa e utilizzare la computer grafica, che è uno strumento magnifico, per migliore o espandere il mondo che racconto, ma non voglio che diventi un sostituto della realtà quando esiste una realtà che sono in grado di riprendere”.

Tali affermazioni non possono che farci sperare in un'ottima trasposizione del personaggio. Proseguire, o per meglio dire, riavviare il franchising dopo i due cult di Del Toro non sarà affatto facile, ma è una sfida che Marshall e Harbour hanno accettato con grande piacere.

Redazione: CineHunters

Dopo Apollo Creed, Ivan Drago è stato l'avversario più conosciuto dai fan della saga di "Rocky" e, quasi certamente, il più terribile. Lo scontro tra Rocky e Drago nel quarto capitolo della saga fu brutale e devastante, una sorta di metafora sul ring del clima ostile che aleggiava in quegli anni tra USA e Unione Sovietica. Ivan Drago è ancora oggi un'icona del franchising di Rocky, uno degli antagonisti più amati.

In "Creed", spin-off di grande successo della saga di Rocky, Sylvester Stallone allenava Adonis, il figlio del campione Apollo. Per il sequel sta prendendo piede l'ipotesi che possa comparire proprio Dolph Lundgren, vale a dire Ivan Drago. A lanciare il rumor è stato lo stesso Sylvester Stallone che tramite il proprio profilo instagram ha condiviso uno scatto ritraente lui e Dolph in una scena di "Rocky 4" con l'hashtag "CREED2".

Stallone continua a mantenere un certo riserbo sulla pellicola e ad oggi non si sa ancora con certezza su cosa verterà il film. Una cosa, però, è sicura, il ritorno del gigante russo non potrebbe che entusiasmare i fan.

Redazione: CineHunters

I vincitori dell’Academy Award Michael Caine e Ben Kingsley sono, fianco a fianco, alle prese con un irrisolvibile omicidio. Scoprire l’identità dell’assassino appare problematico per la mente investigativa di un uomo comune, ma non per il più geniale detective del mondo, colui che ha fatto del ragionamento deduttivo una forma d’arte: John Watson!

Nonostante l’imponenza conferita alla pellicola da parte di un eccellente cast molto ben assortito, “Senza indizio” sembrava essere una pellicola di poche pretese, destinata a cadere, entro un breve lasso di tempo, nell’oblio del pubblico generalista. Poteva altresì divenire un piccolo gioiello, custodito tra le collezioni private di famiglia in un cavò nel cui interno sorge una videoteca di assoluti cult, amabili da un cinefilo dai gusti fini ed eleganti.  E così, in un certo senso, è stato!

L’ennesima rivisitazione del mito di Sherlock Holmes, pronto a sfidare in una gara d’intelletto l’eterno rivale Moriarty, sembrava in assoluto quanto di più visto e di già visto. Difatti il film non sbancò i botteghini dell’annata, come è normale che sia, tenendo bene a mente la raffinatezza del lungometraggio anteposta allo stile d’intrattenimento intrinsecamente presente nell’opere del periodo, abili a riempire di quattrini le tasche dei produttori famelicamente bisognosi di denaro; ma di conseguenza, il film fin qui accennato, si farà gradire dal giusto pubblico che avrà la fortuna di vederlo, e la critica statunitense, non da meno, lo premierà con quattro stelle su cinque.

Eh già, perché “Senza Indizio” non ci propone quanto di più visto o di già visto!  “Senza indizio” è un elegante cocktail agitato con un pizzico di umorismo nonché mescolato con una diluita dose di giallo, senza trascendere da una spruzzatina veloce di un’ottima interpretazione, ingrediente questo che non guasta affatto, ma che arricchisce l’aroma della bevanda, portando infine il tutto ad essere servito dal Barman Thom Eberhardt, cineasta di quest’opera, con un bicchiere a coppa in vetro su di un tavolino imbastito per il rinfresco, pronto ad essere degustato da chiunque voglia rifarsi il palato. Per assaporare appieno questa rivisitazione così netta e radicata dobbiamo partire dalla premessa più inconsueta: Sherlock Holmes NON ESISTE, o per meglio dire è un’invenzione del geniale Watson. E’ lui il vero, infallibile detective che ha creato la fama e il successo che avvolge la figura di questo rinomato investigatore, affidando la figura di Holmes a un attore donnaiolo e ubriacone di nome Kincaid. Stanco di fare la parte del semplice ed ingenuo "assistente", Watson decide di rivelare la verità alla stampa, ma un nuovo caso incombe, e una vittima bisognosa d’aiuto bussa improvvisamente alla porta: la Regina Vittoria, disperata, si rivolge ad Holmes per indagare su un traffico di sterline false che sta piegando l'Inghilterra. I “due investigatori” si mettono immediatamente a lavoro, questa volta con Watson in prima linea a condurre le indagini e Holmes ad andargli dietro, come una simpatica spalla. Tra articolate intuizioni, complesse investigazioni e svariate peripezie che porteranno a scene di spensierata ilarità, Holmes e Watson riusciranno a catturare il bieco Moriarty?

“Senza indizio” è un film divertente e arguto, una commedia degli equivoci, rappresentata in un teatro dell’assurdo capace di conservare la verve intelligente tipica di una storia innovativa, vista da un diverso e questa volta unico punto di vista che celebra, a suo modo, ancora una volta la leggendaria figura nata dalla penna di Arthur Conan Doyle. E chissà se anche lo scrittore scozzese avrebbe sorriso di gusto dinanzi a questo capovolgimento di fronte, immaginando un Holmes cosi impacciato e ottuso e un Watson tanto brillante da essere addirittura propenso al comando…

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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Sono gli attori più famosi di ogni tempo: Stan Laurel e Oliver Hardy, il duo comico che vanta una fama pressoché ineguagliabile nella storia del cinema, i nostri "Stanlio e Ollio". Finalmente arriverà questo autunno in Italia il film su di loro.

Il biobic, “Stan & Ollie“, prodotto dalla BBC Films è diretto da Jon S. Baird e avrà come protagonisti John C. Reilly nei panni di Oliver Hardy e Steve Coogan in quelli di Stan Laurel. Il lungometraggio racconterà la vita della coppia comica a partire dal loro tour teatrale del 1953 in Inghilterra.

Il biopic si concentrerà sulla parte finale della carriera degli attori, quando il tramonto stava oramai scendendo sulla vita di questi immortali comici. Da lì, probabilmente, si rivivrà l'ascesa e gli anni d'oro degli attori, dal loro incontro al successo mondiale. Ciò che è certo, però, è che il film mostrerà il loro profondo legame d'amicizia e quanto esso sia stato importante durante le innumerevoli lavorazioni a cui parteciparono.

Stanlio e Ollio sono stati due attori geniali, pionieri di un genere e massimi esponenti della commedia gestuale e mimica. Questo film sarà un motivo in più per riprendere a parlare di questa coppia comica di cui non si potrà mai riuscire a fare a meno.

Redazione: CineHunters

Paolo Limiti è stato un fecondo autore e un bravissimo conduttore sia radiofonico che televisivo. Era nato a Milano nel 1940. Ha firmato testi per vari interpreti di musica leggera, tra cui Mina, con cui ha iniziato intorno alla fine degli anni ‘60 una lunga e prolifica collaborazione. In qualità di autore radiotelevisivo ha esordito componendo testi per le rubriche radiofoniche Maga Merlini e Musica match, il primo di una lunga serie di programmi con Mike Bongiorno culminata in cinque edizioni di Rischiatutto. E’ stato anche autore di Ma perché? Perché sì!, M’ama non m’ama, Cinema e cinema per l’emittente Telemontecarlo. Viva! Mina, Dove sono i Pirenei?, Ciao Mimì e… E l’Italia racconta, e tante altre trasmissioni di successo, tra cui Ci vediamo in TV arricchendosi di speciali in prima serata. Paolo Limiti ha realizzato, sempre come autore e conduttore, una serie di speciali dedicati a Lucio Battisti, Wanda Osiris, Julio Iglesias, Claudio Villa ed altri.

Paolo Limiti vantava un'immensa conoscenza musicale e non può che essere ricordato come uno dei grandi signori della televisione italiana. Un conduttore garbato e signorile di cui si sentirà profondamente la mancanza.

Redazione: CineHunters

Alden Ehrenreich pare non stia accontentando, sul piano recitativo, la Lucasfilm nei panni del giovane Han Solo nel nuovo spin-off dell'universo di Star Wars.

La pellicola non sembra trovare pace, e dopo l'allontanamento dei due registi (sostituiti da Ron Howard) il lungometraggio rischia di imbattersi i nuovi, preoccupanti problemi. A lanciare l'indiscrezione circa i malumori in merito alla performance dell'attore è stato il The Hollywood Reporter, il quale ha riportato addirittura la notizia circa l'assunzione di un coach che possa seguire l'interprete principale sul set e aiutare l'attore a migliorare la sua recitazione.

Il film "Han Solo: A Star Wars Story" pare essere nato sotto una cattiva luce: molti fan, sin dal principio, avevano mosso alcune perplessità in merito a questo progetto, affermando di non trovare la necessita di mostrare al cinema il passato del personaggio e far sostituire Harrison Ford nella parte del contrabbandiere, data la sua forte associazione al ruolo che rende difficile per il pubblico rivederlo con i lineamenti di un altro interprete.

Precisiamo che tali notizie però, diffuse con una certa insistenza sul web, vanno comunque prese con le pinze.

Redazione: CineHunters

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