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Recensione e analisi: “RAIN MAN – L’uomo della pioggia”

Charlie, apprende, dopo la scomparsa del genitore, che il solo erede di tutti i beni della famiglia è suo fratello maggiore, Raymond, una persona con la sindrome di Asperger, di cui, tra l’altro, non conosceva neppure l’esistenza. Non reagendo affatto bene alla decisione paterna e trovandosi indebitato fino al collo, decide quindi di raggiungere Raymond, che attualmente si trova ospite di una clinica psichiatrica di Wallbrook e di sequestrarlo, col preciso intento di diventarne il tutore e  mettere le mani sul ricco lascito paterno. Successivamente chiede un riscatto al medico che ha in cura Raymond, la metà del patrimonio paterno, ma non viene ascoltato, e allora al netto rifiuto del responsabile dell’istituto, Charlie continua il suo viaggio assieme al fratello alla volta di Los Angeles. Intanto, Susanna, la sua ragazza, che non intende minimamente essere trascinata in questa storia lo abbandona, anche perché prova per Raymond una certa simpatia e non approva per niente il comportamento che Charlie sta avendo. Durante il viaggio fatto in macchina, perché Raymond ha un’avversione per gli aerei, Charlie scopre che dietro allo sguardo assente e ai grotteschi ed estenuanti comportamenti del fratello si cela un mondo di segreti familiari e realtà affettive.

Così ora dopo ora, giorno dopo giorno, Charlie si lega sempre di più al fratello venendo anche a  conoscenza che l’eccentrico personaggio che da piccolo gli canticchiava le canzoni, che lui aveva soprannominato Rain Man e che credeva fosse frutto della sua immaginazione, altri non era che suo fratello maggiore.

Oppresso dai debiti, Charlie escogita il modo di utilizzare al meglio la straordinaria memoria di Raymond, e quindi una volta a Las Vegas lo fa sedere al tavolo verde nella speranza di realizzare vincite favolose. L’idea di Charlie dà ottimi risultati e ora può estinguere il suo debito con i creditori che lo incalzano. Riallaccia i rapporti con Susanna e chiede anche l’affidamento di Raymond, ma in seguito a un incidente in cui il fratello entra nel panico per via dell’innesco dell’allarme antincendio, si rende conto che forse Raymond non è poi così gestibile come tutto lasciava supporre.

A questo punto Charlie decide di riportare il fratello nella casa di cura di Wallbrook, rinunciando così all’eredità e alla somma di 250.000 dollari offertagli dal medico che ha la tutela di Raymond, come stabilito dal padre nel suo testamento. Raymond quindi fa ritorno in clinica e Charlie gli promette che andrà a trovarlo di frequente.

Rain Man è un film del 1988, per la regia di Barry Levinson, impreziosito da una magistrale interpretazione di Dustin Hoffman e da un’altrettanta ottima performance di Tom Cruise. Nel cast figurano anche Gerald R. Molen, Jack Murdock, Michael D. Roberts, Ralph Seymour, Lucinda Jenney, Bonnie Hunt, Beth Grent e Ray Baker.

A dirigere il film in principio doveva essere Steven Spielberg, ma il regista fu costretto a rinunciare inquanto impegnato con le riprese di Indiana Jones e l’ultima crociata. Anche Martin Brest e Sydney Pollack furono presi in considerazione, ma poi la scelta andò su Barry Levinson.

Anche per i due protagonisti accadde la stessa cosa. Sin dall’inizio si pensò a Bill Murray nella parte di Raymond e Dustin Hoffman in quella di Charlie. Però Hoffman dopo aver frequentato e visto dal vivo la realtà delle persone affette da autismo scelse di vestire i panni di Raymond, mentre la parte di Charlie fu interpretata dal giovane Tom Cruise, sull’onda del successo ottenuto con Top Gun.

Le riprese durarono poco più di due mesi, dal 2 maggio al 28 luglio 1988, e alcune sequenze del film furono girate nel deserto in prossimità di Palm Sprins, in California. Quasi tutte le riprese furono girate durante uno sciopero indetto dagli sceneggiatori e quindi un po’ tutte le scene risentirono dell’assenza di questa importante figura professionale. Anche la scena finale del film venne interessata e per questo rimase storica in quanto rappresenta il processo catartico di Charlie verso il fratello ritrovato Raymond. C’è anche un rimando al grande Hitchcock, quando verso la fine del film il regista Levinson appare nelle vesti di un medico fiscale.

Rain Man affronta con la dovuta sensibilità e delicatezza la complessità dell’autismo, un contesto psicologico in cui il margine fra normalità ed eccezione risulta offuscato e difficilmente raggiungibile. La grandezza del film sta proprio nella metafora del viaggio dei due fratelli. L’altezzoso Charlie, portato ad alzare le braccia alle pretese del fratello per non compromettere il suo turpe disegno, dovrà accordarsi con le proprie convinzioni personali, ma soprattutto dovrà rendersi conto che per risolvere un problema a volte si deve anche un tantino penare.

Raymond, invece, fa vedere che capisce tutto e nota molto più di quanto lascia intendere, prova ne è il suo nascente rapporto affettivo con il fratello ritrovato, quasi a voler recuperare tutto il tempo perduto. Sebbene possa apparire, di primo acchito, che il fattore trainante di tutta la vicenda sia Raymond, in effetti non è così. L’elemento chiave è dunque costituito dal fratello più piccolo, Charlie. E’ lui che da persona priva d’affetto e maledettamente egocentrica, sposta l’attenzione sui sentimenti che non credeva di possedere e ci si domanda “E’ Raymond ad essere malato o suo fratello?”

Kim Peek è il nome dell’uomo a cui Barry Lavinson si è ispirato per la celebre pellicola del 1988 “Rain Man - l’uomo della pioggia, vincitore dell’Orso d’oro al Festival internazionale del cinema di Berlino. Il film si aggiudicò anche quattro Premi Oscar come miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale.

Rain Man – L’uomo della pioggia ebbe un enorme successo di pubblico e di critica, incassando 350 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di una spesa di produzione di 25 milioni.

Autore: Emilio Giordano  

Redazione: CineHunters     

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