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Senza indizio – Un film su Sherlock Holmes senza Sherlock Holmes

I vincitori dell’Academy Award Michael Caine e Ben Kingsley sono, fianco a fianco, alle prese con un irrisolvibile omicidio. Scoprire l’identità dell’assassino appare problematico per la mente investigativa di un uomo comune, ma non per il più geniale detective del mondo, colui che ha fatto del ragionamento deduttivo una forma d’arte: John Watson!

Nonostante l’imponenza conferita alla pellicola da parte di un eccellente cast molto ben assortito, “Senza indizio” sembrava essere una pellicola di poche pretese, destinata a cadere, entro un breve lasso di tempo, nell’oblio del pubblico generalista. Poteva altresì divenire un piccolo gioiello, custodito tra le collezioni private di famiglia in un cavò nel cui interno sorge una videoteca di assoluti cult, amabili da un cinefilo dai gusti fini ed eleganti.  E così, in un certo senso, è stato!

L’ennesima rivisitazione del mito di Sherlock Holmes, pronto a sfidare in una gara d’intelletto l’eterno rivale Moriarty, sembrava in assoluto quanto di più visto e di già visto. Difatti il film non sbancò i botteghini dell’annata, come è normale che sia, tenendo bene a mente la raffinatezza del lungometraggio anteposta allo stile d’intrattenimento intrinsecamente presente nell’opere del periodo, abili a riempire di quattrini le tasche dei produttori famelicamente bisognosi di denaro; ma di conseguenza, il film fin qui accennato, si farà gradire dal giusto pubblico che avrà la fortuna di vederlo, e la critica statunitense, non da meno, lo premierà con quattro stelle su cinque.

Eh già, perché “Senza Indizio” non ci propone quanto di più visto o di già visto!  “Senza indizio” è un elegante cocktail agitato con un pizzico di umorismo nonché mescolato con una diluita dose di giallo, senza trascendere da una spruzzatina veloce di un’ottima interpretazione, ingrediente questo che non guasta affatto, ma che arricchisce l’aroma della bevanda, portando infine il tutto ad essere servito dal Barman Thom Eberhardt, cineasta di quest’opera, con un bicchiere a coppa in vetro su di un tavolino imbastito per il rinfresco, pronto ad essere degustato da chiunque voglia rifarsi il palato. Per assaporare appieno questa rivisitazione così netta e radicata dobbiamo partire dalla premessa più inconsueta: Sherlock Holmes NON ESISTE, o per meglio dire è un’invenzione del geniale Watson. E’ lui il vero, infallibile detective che ha creato la fama e il successo che avvolge la figura di questo rinomato investigatore, affidando la figura di Holmes a un attore donnaiolo e ubriacone di nome Kincaid. Stanco di fare la parte del semplice ed ingenuo "assistente", Watson decide di rivelare la verità alla stampa, ma un nuovo caso incombe, e una vittima bisognosa d’aiuto bussa improvvisamente alla porta: la Regina Vittoria, disperata, si rivolge ad Holmes per indagare su un traffico di sterline false che sta piegando l'Inghilterra. I “due investigatori” si mettono immediatamente a lavoro, questa volta con Watson in prima linea a condurre le indagini e Holmes ad andargli dietro, come una simpatica spalla. Tra articolate intuizioni, complesse investigazioni e svariate peripezie che porteranno a scene di spensierata ilarità, Holmes e Watson riusciranno a catturare il bieco Moriarty?

“Senza indizio” è un film divertente e arguto, una commedia degli equivoci, rappresentata in un teatro dell’assurdo capace di conservare la verve intelligente tipica di una storia innovativa, vista da un diverso e questa volta unico punto di vista che celebra, a suo modo, ancora una volta la leggendaria figura nata dalla penna di Arthur Conan Doyle. E chissà se anche lo scrittore scozzese avrebbe sorriso di gusto dinanzi a questo capovolgimento di fronte, immaginando un Holmes cosi impacciato e ottuso e un Watson tanto brillante da essere addirittura propenso al comando…

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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