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Recensione e analisi “MONSTER HOUSE” – La libertà di un antieroe

E’ la notte di Halloween. DJ è un ragazzino timido e introverso che vive difronte alla villetta del signor Nebbercracker, un anziano, inquietante e aggressivo tizio che scaccia chiunque tenti anche solo di avvicinarsi alla sua abitazione. Un pomeriggio DJ inizia a giocherellare con la palla per strada assieme a Timballo, il suo migliore amico, ma un colpo male assortito alla sfera la fa rotolare proprio verso la proprietà dell’isterico signore. DJ tenta di recuperare la palla prima che l’uomo varchi la soglia della sua porta ma non fa in tempo; furibondo, il vecchio fuoriesce dalla sua abitazione, inseguendo con fare intimidatorio il povero DJ, per poi fermarsi di colpo e accasciarsi al suolo, stroncato da un infarto. L’ambulanza sopraggiunge pochi minuti dopo facendosi carico del corpo inerme dell’uomo. Le rotelle della barella incespicano sulle ruvide erbette del prato che sembrano trattenere le membra inermi del proprietario per non farli andare via. Gli infermieri riescono comunque a caricare la barella sull’autovettura e si dirigono, a sirene spente, verso l’ospedale. DJ ritorna a casa, oppresso dai sensi di colpa quand’ecco che la fornace sita all’interno della casa dirimpetto si accende da sola e dal camino cominciano ad affiorare spire di fumo.

Per scoprire cosa stia succedendo DJ e Timballo si recano nella proprietà dell’anziano e questa improvvisamente si anima e tenta di divorare Timballo. Terrorizzati, i due fuggono via, rifugiandosi in casa di DJ. L’indomani i due salvano Jenny, un’ignara ragazzina dai capelli rossi legati in due lunghe trecce e dalle gote lentigginose, che stava per recarsi sul suolo maledetto per vendere dolcetti porta a porta. DJ, Timballo e Jenny, decisi a distruggere la casa poiché convinti che sia stata posseduta dallo spirito del vecchio, riescono ad introdursi all’interno del fabbricato in un momento in cui esso si è "addormentato". Muovendosi silenziosamente tra i corridoi della casa, i bambini notano una stanza posta nella cantina dell’abitazione. La camera, somigliante a un mausoleo, conserva i resti della moglie di Nebbercracker racchiusi in una gabbia e ricoperti di cemento. La tomba è adornata di candele e fotografie che ritraggono un giovane Nebbercracker stretto tra le braccia di una donna corpulenta. I tre, convinti che l’uomo abbia ucciso la moglie, abbandonano la villetta per imbattersi, una volta fuori, proprio in Nebbercracker, sopravvissuto all’attacco cardiaco e dimesso dall’ospedale.

  • Il commento

Il bisogno dell’uomo di rifugiarsi all’interno di uno spazio delimitato e cinto da mura salde e sicure è stato da sempre al centro della sua evoluzione. Soffermatevi a pensare a quando, nel nostro parlare comune, ci riferiamo agli avi più antichi con l’epiteto, alquanto riduttivo, di “uomini delle caverne”. Parliamo in tal modo per far leva sull’abitudine che avevano i “cavernicoli” ovvero quell’uso di rintanarsi in caverne nascoste in cui poter trovare riparo dalle fatali attenzioni dei predatori. Le caverne erano le prime “abitazioni”, scavate con mezzi di fortuna, dagli uomini. La casa, concepita come residenza di un vero e proprio nucleo famigliare nacque sin dal IV secolo a.C. La “casa” come oggi la conosciamo è un ambiente sicuro e confortevole, in cui viviamo quotidianamente con le persone che più amiamo e circondati dai nostri effetti più cari. Pur essendosi evoluta esteticamente nel corso degli anni a seconda delle preferenze stilistiche e architettoniche del tempo, essa continua a rispecchiare totalmente l’ideologia primaria per cui nacque: quella di proteggere gli uomini dai pericoli del mondo esterno. Sin dal medioevo cominciarono a prender piede credenze e leggende che riportavano l’esistenza di case stregate.

Tali miti popolari traevano origine dal timore che un’abitazione, concepita come luogo atto a conferire assoluta sicurezza a chi viveva al suo interno, potesse invece nascondere un grande pericolo, e su queste recondite paure fiorivano i racconti di case infestate dai fantasmi. Raramente in codeste storie si trovavano però racconti del terrore in cui il vero male era rappresentato dalla casa stessa e non da un’entità che viveva al suo interno. Su questa particolarità ha inizio il nostro viaggio in “Monster House”.

La pellicola d’animazione porta la firma di Gel Kenan, e fu il secondo film dopo “Polar Express” ad essere stato interamente girato con la tecnica della “cattura del movimento” ossia la registrazione delle movenze e della gestualità del corpo umano rielaborate in animazione digitale. I personaggi animati traggono così totalmente le espressioni e le interpretazioni dagli attori stessi che li impersonano, garantendo alla resa scenica, un realismo impeccabile.  Il lungometraggio (candidato all’Oscar come miglior film d’animazione) è un horror dai toni brillanti nella prima parte, e dai caratteri macabri nel secondo tempo. “Monster House” è un teen-movie adatto però anche a un pubblico adulto, e riesce a trattare con garbo il tema dell’adolescenza. La storia si snocciola secondo il punto di vista dei tre giovani, maggiormente aperti al “sogno” e alla possibilità che esista il “fantastico” rispetto a una mente adulta, ristretta e meno propensa ad accettare l’impossibile. I bambini vengono pertanto trattati con il rispetto che dovrebbe essergli sempre garantito, poiché scopritori e successivamente depositari di una realtà atroce come quella che scopriranno nei meandri della mostruosa abitazione. Tra i tre protagonisti e l’apparente antagonista Nebbercracker sembra intercorrere una sorta di scontro generazionale tra la giovinezza di una vita spensierata e l’anzianità di una vita ormai indirizzata sulla rassegnazione. Niente di più falso! L’essere adolescenti non equivale a non vivere di timori e a gongolare nella letizia così come la vecchiaia non è necessariamente metafora di una quiete arrendevole. I tre personaggi principali nel loro rapportarsi con Nebbercracker avvicinano le proprie paure alle frustrazioni di un vecchietto tristo e sofferente ma comunque speranzoso di potersi liberare di un tormento che lo attanaglia oramai da troppi anni. Ed è qui da ricercarsi la chiave di volta per la comprensione dell’opera, il colpo di scena del film che costituisce il rovesciamento della medaglia: Nebbercracker non è l’antagonista di “Monster House” quanto la grande vittima della storia stessa. Quando l’anziano viene dimesso dall’ospedale, oramai stanco e sopraffatto definitivamente da una vita di stenti e di rinunce confessa tutta la verità ai tre ragazzini.

Quasi mezzo secolo prima, un giovane Nebbercracker aveva assistito ad uno spettacolo circense in cui Constance, una donna corpulenta e dalla ragguardevole altezza, era la gigantessa dello spettacolo. Ella veniva schernita dal pubblico per la sua massiccia corporatura, mentre tra tutti Nebbercracker rimase incantato dalla sua spontaneità, innamorandosi ben presto di lei. Decise così di rapirla e portarla via con sé. Constance ricambiò l’amore dell’uomo e acconsentì a sposarlo. I due coniugi comprarono un terreno in cui l’uomo gettò le basi per la costruzione della loro futura casa. Constance era una donna molto possessiva e non voleva che nessuno osasse avvicinarsi a quella che doveva divenire la sua dimora. Particolarità del caso è da considerare il fatto che Constance viveva in una gabbia e a causa del circo, non ebbe mai il piacere di crescere in un ambiente consono e amorevole. La donna crebbe probabilmente vagabondando da una città all’altra senza un posto a cui appartenere. L’idea di poter avere una casa di sua proprietà fece scattare nella donna un insano istinto protettivo. Nel giorno di Halloween, Constance venne presa di mira da un gruppo di ragazzini che passavano di lì.  Nel tentativo di aggredirli cadde accidentalmente nel baratro in cui erano state gettate le fondamenta della casa, venendo ricoperta dal cemento. Constance morì sul colpo lasciando nello sconforto e nella solitudine il pover’uomo. Terminata la costruzione della casa Nebbercracker si rese conto che lo spirito della defunta consorte era diventato tutt’uno con l’abitazione.

Scopriamo così che il comportamento violento e antisociale di Nebbercracker aveva il solo scopo di proteggere i ragazzini dall'odio che la casa prova verso di essi. Nebbercracker, per 45 anni, passò ogni istante della sua vita a prendere le dovute precauzioni per salvaguardare la vita di ogni ignaro passante. Da antagonista il personaggio dell’uomo viene tramutato in un drammatico antieroe.

In “Monster House” è il prezzo di una vita di stenti a costar carissimo. Il silenzio protettivo di un uomo costa la privazione da ogni altra forma di felicità. Per Nebbercracker quella che desiderava erigere come confortevole dimora diviene un’opprimente prigione di massima sicurezza. Constance, senza rendersene conto, incatenò l’uomo che la liberò dalla sua prigionia.

La gioventù dei protagonisti giunge come un sole luminoso che fa breccia tra le nuvole ancora cariche di pioggia, e le schiarisce al termine di un’inclemente tempesta. I ragazzini salvano l’anziano da un triste destino e con esso distruggono quella abitazione maledetta, gettando così le basi per il proseguimento di una vita quieta. Non è mai troppo tardi per ricominciare.

Il finale testimonia questa liberazione quando l’anima di Constance si concede un ineffabile passo di danza, tenendosi per mano con l’amato, poco prima di librare via e dissolversi nel cielo. Una libertà vivida come la brezza.

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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