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Recensione “L’UOMO CHE SUSSURRAVA AI CAVALLI”

Gli animali sul grande schermo ci sono sempre stati e continuano a esserci. Diciamo anche che rappresentano per l’arte filmica una risorsa inesauribile. I cavalli come soggetto artistico sono stati trattati sempre con valori e significati diversi. Nella variegata simbologia a cui hanno attinto i registi il cavallo, uno dei compagni più fedeli dell’uomo, incarna una forza positiva di vitalità e di potenza. Nell’immaginario mitologico queste meravigliose creature tirano i carri delle divinità: bianchi sono i destrieri che attraversano il cielo con il cocchio infuocato del Sole, neri sono quelli che trasportano Plutone, dio degli Inferi.

Il film L’uomo che sussurrava ai cavalli percorre in maniera fedele la trama del romanzo di Nicholas Evans, se non altro per la prima parte, nella quale le scene si susseguono così come sono descritte nel libro. In principio la vista delle ragazzine che cavalcano in una giornata di neve, e la drammatica scena dell’incidente in cui muore Judith e Grace riporta delle menomazioni, si intersecano alle sequenze che ci mostrano Annie, la mamma di Grace, nel suo habitat lavorativo. In esse si capisce immediatamente il temperamento fermo e deciso della donna, in netta opposizione con l’indole fragile, dimessa e accomodante del padre. Grace appare come una ragazzetta vivace e giuliva, contenta di poter godere della natura assieme al suo amato cavallo Pilgrim. Dopo l’incidente però mostra il lato aspro e duro del suo carattere, in modo particolare nel relazionarsi quotidianamente con la madre. E’ proprio la madre a voler a tutti i costi risparmiare il cavallo da morte sicura, anche contro il parere contrario di tutti e malgrado il dispiacere che la vista dell’animale sofferente provoca nella figlia. E’ lei che va alla ricerca dei misteriosi whisperers, “sussurratori” e si spinge fino al lontano Stato del Montana per incontrare Tom Booker. Man mano che la storia si snocciola il regista ricorre alle cosiddette condensazioni, a spostamenti e variazioni. Così vediamo proiettate sullo schermo scene di lunghe cavalcate, dove fanno da sfondo paesaggi sconfinati, seguite da episodi di vita familiare all’interno del ranch, come la marchiatura dei vitelli, inframezzata da veri momenti di festa con tanto di musica country e la presenza degli immancabili cow-boy.

Il romanzo intreccia con arte le sensazioni di Grace e Pilgrim, Annie e Tom, e le loro vicende si sviluppano parallelamente e in maniera coinvolgente e drammatica. Nel film invece la storia di Grace prevale su tutti, mentre l’amore tra Annie e Tom è solamente accennata. Resta solo un rimpianto nella donna, che, pur soffrendo, decide di far ritorno in famiglia, mentre l’amato la segue a cavallo dalla sommità di un’altura. Nulla a che fare con il finale drammatico e pieno di emotività descritto nel libro di Evans, che vede la morte improvvisa di Tom e la separazione tra i genitori di Grace, dopo la nascita di un figlio dall’amore “proibito”

Ciò di cui il film è privo è la sottile introspezione psicologica che rende il rapporto tra Tom e il cavallo una sorta di perpetuo dialogo, atto a ricercare le motivazioni del malessere di Pilgrim e della ragazza.

A volte da un bel libro viene fuori un film piatto e privo d’efficacia. Robert Redford, in qualità di regista ma anche di protagonista, ha puntato tutto sull’effetto delle immagini e la maestosità del paesaggio.  Questo però è l’unico aspetto positivo, che rende la visione della pellicola alquanto piacevole. La vicenda viene esposta con la trattazione del classico film western, in cui si muovono cow-boy durante una tipica giornata divisi tra natura e animali. Non manca l’intreccio amoroso, con la celebrazione dei buoni sentimenti e del focolare domestico.

Il regista ha posto al centro della trattazione la figura del cavallo, la sua funzione accanto all’uomo, invece che sull’approfondimento degli stati d’animo. I personaggi di Grace e Annie appaiono in modo alquanto efficace, mentre quello di Tom, che nel libro è un uomo aspro, duro, nel film assume una posizione da predicatore laico, mentre si rivaluta la figura del padre di Grace, paziente e disponibile, di cui non possiamo fare a meno d’apprezzare la grande carica d’umanità che traspare.

Voto: 5,5/10

Redazione: CineHunters

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