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La tenera canaglia – Trucioli e cascate di riccioli

“La tenera canaglia” è un film commedia del 1991, per la regia di John Hughes. Sue, detta Trucioli, è una bimbetta di 9 anni, orfana di entrambi i genitori, che vive con un uomo senza fissa dimora. Una sorta di vagabondo che aveva vissuto un tempo con la madre, ormai deceduta, di Sue.

Queste due eterogenee figure vanno avanti quotidianamente vivendo di piccoli espedienti, i quali permettono loro di riempirsi la pancia, ottenendo magari anche un pasto caldo. Passando da una località all’altra, nel loro girovagare, arrivano a toccare anche Chicago. E’ qui che mettono in scena un finto investimento automobilistico ai danni della bella e ricca professionista Gray Ellison che per scusarsi di quanto accaduto li porta a cena in un noto ristorante. Nelle mire dei due c’è la palesata speranza di poter essere accolti dalla donna in casa sua, ma il sopraggiungere di Walker Mc Cormick, il fidanzato di Grey che ostenta una manifesta superiorità e di conseguenza dispezzo nei confronti di ciò che giudica plebeo, manda all’aria il loro piano. Il caso vuole che il giorno seguente Bill resta di nuovo vittima ignara di un altro incidente, ma questa volta non voluto e programmato. In un certo senso siamo di fronte ad una svolta nella dinamica della premeditazione. Infatti a seguito del secondo investimento Gray ospita i due nella sua lussuosissima casa, suscitando così la disapprovazione del fidanzato che si allontana violentemente da lei. La donna non tarderà a comprendere la strana condizione in cui si trovano l’uomo e la bambina e capisce pure di essere stata raggirata. Intanto in Gray è scoccata la scintilla della commiserazione e della solidarietà e sta anche per affezionarsi ai due, principalmente alla piccola Sue.

La rivalità tra Gray e Bill molto presto si trasforma in un sentimento del tutto nuovo. E Bill comprende che quello è il luogo ideale per far crescere la bambina: una fissa dimora, calda e accogliente, governata da una persona a cui sta a cuore la felicità di Sue, e non come è stato finora, cioè un’esistenza fatta di espedienti e di privazioni. A questo punto anche Bill si cercherà un lavoro onesto, mentre Mc Cormick arrabbiato per tutto ciò che è accaduto e per come si stanno mettendo le cose telefona alla polizia e ai servizi sociali denunciando Bill, che viene arrestato e la bambina mandata presso un istituto che raccoglie orfani. Nel frattempo Gray si rende conto di essersi innamorata di Bill e lo fa liberare dietro il pagamento della cauzione e ottiene anche l’affidamento della bimba. Lascia quindi il suo vecchio fidanzato e rinuncia anche al suo prestigioso posto nell’ufficio legale. Non resta altro che ricongiungere tutti e tre per cominciare una nuova vita insieme. Finalmente una vita onesta, tranquilla e felice.

"Ti chiamano Trucioli? Per la tua bella cascata di Riccioli..."

 

“La Tenera canaglia” rappresenta l’attenzione del regista nei riguardi dei bambini bisognosi d’affetto e cresciuti troppo in fretta, nonché sull’eccessiva differenza di classe, sulla ricchezza e sulla povertà, sulle ambizioni ad ogni costo e sui tanti senzatetto sparsi per il mondo. Dei buoni sentimenti assieme a un alone di perbenismo pervadono tutto il film. Una Alisan Porter, non alla sua prima esperienza cinematografica, lascia intravedere, sia pure con le dovute proporzioni, una Shirley Temple degli anni che furono, che canta l’inno americano davanti alla tv.

John Hughes non è la prima volta che si cimenta nel genere di film che vedono come protagonisti i bambini.  Ricordiamolo in "Mamma ho perso l’aereo", in cui è stato autore e produttore. In “La tenera canaglia” appare in una triplice veste, ma a differenza del precedente questo è un film con bambina e un senzacasa, altro settore prediletto di quel particolare periodo storico.

L’attrice Kelly imprime alla pellicola un certo carattere, anche se alcune situazioni appaiono scontate e il senso logico spesso va a farsi benedire. Non mancano le gag, ma si tratta sempre di situazioni comiche messe su con estrema facilità, oltre al dipanarsi della storia che risulta alquanto leggera. Tutto sommato però è un buon film, un film che scorre e si lascia guardare; un film senza tante pretese ma gradevole. Ti porta a volte, magari verso il finale, a propendere più per una soluzione che per l’altra. Non una sorta di tifo da stadio, ma di quelli sommessi, pacati, intimamente sentiti.

Un James Belushi nel ruolo del barbone che, tutto sommato, ha reso appieno ciò che il regista gli aveva chiesto e ciò che egli stesso si era imposto d’interpretare.

Redazione: CineHunters

 

 

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