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Superman/ Christopher Reeve disegnato da Erminia A. Giordano per CineHunters

 

Christopher Reeve non si limitava soltanto ad indossare dei grossi occhiali che contornavano gran parte del viso, ma trasformava abilmente il proprio aspetto con l’ausilio di un leggero, quanto ma efficace trucco, assieme ad una pettinatura che gli copriva parte della fronte. A differenza di ciò che in futuro faranno i suoi successori, Reeve, quando interpretava Clark Kent, cambiava anche modo di recitare, anteponendo al suo atteggiarsi sicuro, un’andatura dinoccolata, una gestualità buffa e un parlare timido e impacciato. Richard Donner il regista dei primi due film che ebbero Reeve come protagonista, diceva spesso che l’attore interpretava un ruolo nel ruolo. La rappresentazione del dualismo Kent/Superman offerta da Reeve si sposa magnificamente con il commento di Umberto Eco nel suo saggio “Apocalittici e integrati” all’iconico personaggio nato dalla penna di Jerry Siegel e dalla matita di Joe Shuster. Superman è l’aspirazione a cui noi tutti aneliamo, Clark, invece, è per l’ultimo figlio di Krypton, il suo desiderio di normalità e di integrazione in un mondo che inizialmente non gli appartiene.

Un’interpretazione così affascinante del personaggio fa leva sulla necessaria diversità che dev’essere mostrata tra le due personalità dell’eroe. Questa differenza mai (secondo il mio modesto parere) è stata realizzata sul grande e piccolo schermo, se non nella figura di Christopher Reeve. L’unico ad aver catturato i tratti gentili e garbati di un timido Clark, il solo ad aver ostentato con profonda naturalezza, l’onnipotenza del primo eroe dei fumetti.

Risale al 1973 l’inizio dell’amicizia tra Reeve e Robin Williams, quando entrambi studiavano alla Juilliard School. I due, tra gli studenti più meritevoli e apprezzati nell’ambito della recitazione dell’intero istituto, stringeranno un rapporto di sincera e leale amicizia, arrivando a fare una promessa: chiunque dei due avesse ottenuto fama e successo, avrebbe aiutato l’altro, se questi si fosse trovato in difficoltà economica.

Christopher Reeve e Robin Williams

 

Nel '77 fu portata all’attenzione di Reeve la notizia che si svolgevano dei provini per il ruolo di Superman, il primo film dedicato a un eroe dei fumetti. La lavorazione della pellicola stava catturando la curiosità dei critici per la presenza di due stelle del cinema come Marlon Brando e Gene Hackman. L’attore nativo di New York, fino a quel momento sconosciuto, aveva avuto una prima esperienza a teatro in un’opera dal titolo “A Metter of Gravity”, venendo scelto dopo un’audizione, direttamente da Katherine Hepburn che lo volle nel ruolo di suo nipote. La foto di Reeve e il suo breve curriculum vennero spediti a Lynn Stalmaster, il direttore del casting, che mise inizialmente l’immagine dell’attore tra coloro che dovevano essere scartati. Una più accurata riflessione, che coinvolse anche il regista, portò a rivalutare la scelta e si decise di contattare il giovane Reeve per un breve incontro che si svolse allo Sherry Netherland hotel. Quando Reeve arrivò, il cineasta e la produttrice Ilya Salkind, rimasero impressionati dalla somiglianza e dal richiamo fisico che l’attore emanava. Decisero cosi di consegnarli un copione di 300 pagine e di invitarlo all’audizione. Reeve credeva di non avere molte possibilità ma quando salì sul piccolo palcoscenico utilizzato per i provini, la sua altezza (193 cm) e l’imponenza che trasmetteva unita al modo di porsi convinsero immediatamente Donner, che di lui finirà per dire “E’ Superman, l’abbiamo trovato!” Il resto, come spesso si dice, è storia nota. Il film sull’eroe DC Comics sarà acclamato dal pubblico e dalla critica conquistando anche una statuetta nella categoria dei migliori effetti speciali.

Dopo un successo cosi planetario, la realizzazione di un sequel fu un processo del tutto conseguenziale e più che scontato, tenendo presente che molte delle scene del secondo film furono girate nello stesso periodo di lavorazione del primo. “Superman II” uscirà nel 1980 e sarà uno dei pochi casi dove un seguito batterà addirittura “l’originale”, sia in chiave economica che critica. E’ il periodo d’oro di Christopher Reeve che accoglierà il successo e la gloria insieme all’amico di un tempo, Robin Williams, anche lui ormai una stella affermata e pronta ad illuminare le platee e le sale cinematografiche. La sua figura comincerà ad essere indissolubilmente legata a quella dell’Uomo d’acciaio. Reeve tornerà ad indossare il mantello rosso in altri due film, qualitativamente inferiori ai primi due, ma sorretti senza dubbio dalla sue sempre ottime performance. Nel terzo, in particolare, lo vediamo dilettarsi in una duplice versione dell’eroe: una burbera e vendicativa pronta irrimediabilmente a scontrarsi contro l’animo buono e altruista dell'"umano" Clark.

In quegli anni Reeve saprà spaziare abilmente anche in altre pellicole, dimostrando una versatilità che avrebbe fatto di lui un attore completo, capace di calarsi nei ruoli più disparati. Lo vediamo, infatti, nei panni del protagonista Jonatahan Fischer nell’acclamato “Street Smart” al fianco di Morgan Freeman, e in quelli di Jack Lewis nel capolavoro “Quel che resta del giorno” accanto ad Anthony Hopkins e Emma Thompson. L’anno precedente, nel 1992, è tra gli straordinari protagonisti dell’esilarante commedia “Rumori fuori scena” film che porta sullo schermo l’opera di Michael Frayn, appartenente al genere del Teatro nel teatro.

Tre anni dopo, Il 27 maggio 1995, nel corso di una gara a cavallo a Charlottesville, Christopher Reeve cade brutalmente da cavallo, riportando lo spostamento di due vertebre cervicali. Reeve rimase paralizzato dal collo in giù perdendo l’uso di tutti gli arti. Da allora e per tutto il resto della sua vita, rimarrà costretto a vivere su una sedia a rotelle e collegato a un respiratore artificiale. Quando la notizia si spargerà, accorrerà all’ospedale anche il suo fraterno amico, Robin Williams. Erano arrivati entrambi al successo, ma quel patto di un tempo, dettato dai più puri sentimenti di amicizia stava per concretizzarsi in uno scenario purtroppo ancor più drammatico di quello che poteva essere rappresentato dalla difficoltà economica: Robin Williams coprirà gran parte delle spese per garantire all’amico l’uso di una macchina che gli permetta di vivere il più possibile.

Il destino fece una violenta breccia rompendo lo specchio tra la finzione e la verità e distruggendo l’immaginario confine che separa il sogno del cinema con la dura realtà. Il fato così crudele spianò la strada a un esito beffardo e intollerabile. Reeve, che con tale spontaneità era riuscito ad incarnare le fattezze dell’uomo d’acciaio, venne prostrato e immobilizzato da una Kryptonite dilaniante che volle ricordare con estrema crudezza quanto la fantasia possa essere, a volte, spazzata via dall’asprezza della fatalità. L’uomo non era più un “Superuomo”, non era davvero invulnerabile come poteva così tangibilmente sembrare su quel nastro di pellicola. Il suo corpo non era realmente d’acciaio e le sue ossa furono pertanto come frantumate dalla violenza di un imprevedibile e maledetto incidente. La sua forza corporale era venuta meno, le sue gambe avevano ceduto: Superman non poteva più volare su nel cielo. L’imprevedibilità aveva annientato la sicura affidabilità di un sogno, il medesimo che a noi spettatori ci aveva oniricamente illuso che quell’attore fosse ben più di un interprete, ma un vero supereroe dalla robustezza inviolabile.

Dopo l’incidente, Christopher Reeve sarà in prima linea nella lotta sui diritti dei disabili e sulla ricerca per le cellule staminali. Se il suo corpo aveva ceduto, il suo cuore continuò invece a lottare. Con quella sua coraggiosa resistenza stava dimostrando quanto i canoni di quel personaggio continuavano ad appartenergli. Reeve si elevò così ad eroe imbattibile, a un simbolo di ricerca costante di felicità, del superamento di ogni forma di afflizione fisica ma soprattutto mentale. Nel 1998, nonostante le sue condizioni, Reeve offrirà una prova di assoluto spessore nel film per la televisione “La finestra sul cortile”, remake del capolavoro di Alfred Hitchcock, dove, nonostante la suspense registica non sarà paragonabile a quella del Maestro, la prova del protagonista verrà comunque elogiata universalmente fino a fargli ottenere una nomination al Golden Globe come Miglior attore. Tra il 1998 e il 2003 scriverà due libri, in cui racconterà la sua esperienza e il suo stato d’animo, cercando di incoraggiare chi sta vivendo situazioni analoghe e trasmettendo la sua voglia di vivere. Nel 2003 e nel 2004 sarà sul set della serie “Smallville” adattamento televisivo delle origini di Superman.

Il 10 ottobre del 2004, a soli 52 anni, si spegne al Norther Westchester Medical Center di New York lasciando la moglie Dana, il figlio Will, e i figli Matthew e Alexandra avuti da un precedente matrimonio con Gea Exton.

Quel giorno, il Superman di intere generazioni, smise di volare, col cuore e con la mente, per sempre.

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

Potete leggere il nostro articolo "Superman - Credere che un uomo possa volare" cliccando qui.

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Batman ritratto da Erminia A. Giordano per CineHunters

 

Batman venne concepito da un’idea di un artista, tale Bob Kane. Agli stadi embrionali non era che un’immagine fetale, abbozzata, che fiorì nella fantasia fino al giorno in cui l’ora di venire al mondo giunse. La matita e i colori veicolarono la sua nascita come ostetriche e permisero il parto di questa creatura che conobbe la vita su di un foglio di carta, nel momento esatto in cui quella matita finì d’imprimere il suo ultimo tratto. Quel primo disegno andava considerato come un infante che aveva aperto per la prima volta gli occhi al mondo, ancora ben diverso dall’aspetto che assumerà quando maturerà nello sviluppo che i suoi genitori creativi infonderanno in lui. Il primo ritratto di Batman fu uno schizzo delineato con il desiderio di dare essenza ad un supereroe non ancora chiaro e cristallizzato con limpidezza nelle forme e nel costume. Solo un simbolo era evidente sin dal principio: quello di un grosso pipistrello che l’eroe avrebbe dovuto portare sul petto come fosse un emblema. Era Batman, che in quella sua iniziale raffigurazione lasciava echeggiare il suo primo pianto, come fosse venuto al mondo al cospetto dei propri creatori. Bob Kane e Bill Finger lo perfezionarono nelle settimane a venire e gli conferirono il dono della parola, racchiusa in nuvole d’inchiostro. Era il 1939. Ma Batman reificò nel pensiero di Kane ancor prima, essendo stato ispirato da un’immagine anch’essa stampata su carta e risalente addirittura a secoli e secoli antecedenti la data del periodo. Erano i disegni curati a mano da Leonardo da Vinci e rappresentanti il Grande Nibbio, la macchina volante progettata dal Genio tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500. Gli appunti didascalici e le illustrazioni del Grande Nibbio furono raccolti dal da Vinci nel Codice sul volo degli Uccelli. Leonardo, che sempre cercò di creare una macchina che potesse replicare il volo degli uccelli e renderlo possibile per l’uomo, realizzò una versione della suddetta idea che mimasse una sorta di volo in planato. L’apertura alare del marchingegno attirò l’attenzione del fumettista che ne trasse suggerimento per creare il mantello dell’eroe, il cui dispiegamento replicava l’apertura alare della macchina e, altresì, dei pipistrelli.

Riproduzione del Grande Nibbio di Leonardo da Vinci

 

Batman vide la luce nella storia dell’arte, il suo mito si accrebbe col volere della concretizzazione di una fantasia e nel desiderio della scoperta, dell’invenzione. Dalla stretta collaborazione tra Kane e Finger i particolari del costume si accentuarono fino a dar forma all’eroe come lo conosciamo oggi, con un background definito, un’identità umana e una storia. Batman conobbe il mondo quando completò il proprio iniziatico processo di formazione e, come albo a fumetti, venne pubblicato per l’etichetta DC Comics nel maggio del 1939; qualche anno dopo Superman, e prima di Flash, Lanterna Verde e Wonder Woman.

La figura dell’uomo-pipistrello divenne, col passare degli anni, un’icona incomparabile nel mondo del fumetto e nell’immaginario collettivo popolare. Il fascino tenebroso e maledetto del cavaliere oscuro permane tutt’oggi come se non fosse mai stato scalfito dal passare delle decadi. Batman è comparabile a un’opera che conserva la magnificenza originaria, e necessita soltanto sporadicamente di qualche lieve ritocco, eseguito dagli esperti restauratori, i quali correggendo leggermente l’estetica e modernizzando la storia riescono a rendere le sue avventure sempre al passo coi tempi.

Dietro la maschera dell’uomo-pipistrello si nasconde il miliardario Bruce Wayne. Bruce, quando era soltanto un bambino, ha assistito alla morte dei propri genitori, uccisi sotto i suoi occhi da un ladro di strada. Il drammatico evento segnò irrimediabilmente il piccolo, che giurerà sul corpo esanime del padre e della madre, che farà tutto ciò che sarà in suo potere per impedire ad altri di provare la medesima sofferenza arrecatagli da un malvivente. Il trauma cui venne investito da bambino gli farà sviluppare uno stato di diffidenza, di paranoia e sospetto che, da un lato affinerà le sue straordinarie qualità intellettive e investigative, dall’altro minerà i suoi rapporti con le altre persone. A quella fatidica notte, i suoi creatori fecero risalire alcuni elementi che andranno poi a formare la personalità del protagonista e che fungeranno da spiegazioni esaustive su quella che sarà la sua scelta. Bruce stava guardando uno spettacolo a teatro riguardante la maschera di Zorro. Come lo spadaccino che combatteva per l’indipendenza della sua gente così Batman avrà un costume color nero che potrà aiutarlo a mimetizzarsi tra le ombre. Bruce crescerà tra le cure di Alfred, il suo maggiordomo, e da lui spalleggiato, ma dalla lussuosa residenza, comincerà la sua personale battaglia contro il male che aleggia sulla città e che cercherà d’estirpare con sempre crescente vigore. Batman tutela la città di Gotham, una metropoli rigida, sozza, ricolma di quartieri sudici e periferie traboccanti di delinquenza. E’ una città fortemente inquinata, le cui esalazioni di gas si levano dagli scarichi infiammati, un centro urbano dal sapore antico, ricco di grattacieli che stagliano alti nel cielo e che recano sui propri esterni Gargoyle in pietra. Questi scenari gotici sono terreno fertile per le imprese del crociato incappucciato.

Definire Batman un antieroe dark è quanto ma sbagliato. Batman è un giustiziere, un vigilante che accetta volontariamente la propria missione di salvataggio e veglia, e alla sua gente ha offerto in un patto vincolante, la sua vita. L’adempiere questo compito che non avrà mai fine è lo scopo della sua intera esistenza, ed egli, lo assolverà fin quando la sua battaglia contro le forze del male non esigerà la sua morte. Batman non corrisponde quindi ai canoni tradizionali dell’antieroe cinico, disinteressato, che compie l’azione eroica sebbene non voglia volgere completamente se stesso alla causa. Batman è l’esatto opposto, colui che dedica tutto ciò che ha al perseguimento di un obiettivo che non ha mai fine. Al contempo, tuttavia, Batman si differenzia dall’eroe incorruttibile e senza macchia, solare e ottimista, generoso e altruista, tutti criteri personificati da Superman. Batman è un eroe oscuro, deciso, violento con i criminali più efferati, tormentato e distolto. Egli, nella sua interpretazione più classica, agisce sulla linea che demarca i due stadi esistenziali dell’eroismo, quello dell’eroe vero e dell’antieroe, poiché non corrisponde completamente né all’uno né all’altro. Egli vive in una sorta di stasi sospesa tra le due realtà parallele, ed è ciò che calca maggiormente l’unicità di questo supereroe. Batman si differenzia dagli altri personaggi anche perché non possiede alcun superpotere, è un uomo comune, mortale e vulnerabile, ma che si è sottoposto ad addestramenti severi e tempranti che ne hanno fortificato il fisico, le abilità e la tenacia, permettendogli di superare il limite delle possibilità umane.

Batman è l’umanizzazione di una rara forma di paura. Egli deciderà di sfruttare il pipistrello, quel volatile notturno che tanto gli aveva arrecato spavento da bambino per farne un suo simbolo e terrorizzare i criminali. Batman si riveste della sua stessa paura per divenire un demone della notte dal terrificante aspetto che possa seminare il panico nel cuore e nella mente dei malavitosi. Eppure, egli si fa carico di una paura particolareggiata, un sentimento di allerta che da una parte si erge ad effige immateriale di terrore verso tutti coloro che compiono azioni malvagie, dall’altra ha l’obiettivo di costituire l’emblema carnale di giustizia e bontà. La paura intessuta tra i filamenti del mantello di Batman è un’arma contro i criminali di tutto il mondo ma anche un rifugio, come fosse un drappo di velluto sotto cui gli innocenti possono trovare riparo. Timore e speranza possono essere trasfigurate nel simbolismo di due mani che si toccano vicendevolmente e combaciano come epidermide appartenente alla stessa natura, ed esse si uniscono, piegando ogni dito nello spazio corrisposto e lasciato libero dal palmo. Le due mani si stringono in un’univoca presa, rappresentando un’alleanza comune di terrore e speranza. Batman è paura ma è altresì gioia per gli indifesi. Egli agisce nell’ombra ma è come fosse un faro di luce che schiarisce l’oscurità della notte. Il vigilante viene come posseduto da questo continuo dualismo tra luce e oscurità che lo vede sostare nell’ombra come un faro prossimo ad accendersi. Batman è la metamorfosi di una notte buia, di una mezzanotte che rintocca per scandire l’inizio di un’attività criminale senza tregua, ed egli combatte per fermarla prima del sorgere delle prime luci dell’alba: egli è notte che trascorre per garantire un nuovo giorno, che possa essere più sereno di quello già trascorso.

Il Batsegnale che proietta in cielo il simbolo del pipistrello è il grido d’aiuto di un popolo che vede in quel fascio di luce l’allegoria di un provvidenziale salvatore.

La mitologia di Batman è composta da innumerevoli Villan che hanno personalità complesse, pieni di sfaccettature psicologiche e caratteriali con storie curate e approfondite. Tra gli avversari più pericolosi di Batman, Due Facce è colui che più di altri ricalca il tema della dualità, della personalità divisoria che in un mondo governato dal disordine ha come unica fonte di giudizio la sorte, immaginata sotto forma di una moneta, il cui lancio è capace di dare un solo esito tra due possibili scelte. Dopo di lui meritano una menzione speciale:

  • Il Pinguino, dall’aspetto grottesco e dal carattere insensibile e orripilante, che rappresenta una sorta di boss del crimine anch’esso chiamato col nome di un volatile. Vestito con tuba, frak, e munito di monocolo, porta sempre con sé un…ombrello.
  • Lo Spaventapasseri, vera e propria personificazione estetica del fantoccio, che incute paura agli uccelli per allontanarli dalle coltivazioni, diventa esso stesso paura da riversare sul “volatile umano” quale è Batman. Crane è la parte più tetra dell’emozione della paura trattata nelle opere di Batman, trasformando l’astratto terrore immaginato in un incubo che la vittima crede di star vivendo davvero. Se Batman è “paura” avversa ai soli criminali, Crane si eleva al rango di paura universale, metamorfizzata e siffatta ad uomo, che può contagiare chiunque come un’infezione per cui non esiste alcuno antidoto. Lo Spaventapasseri crede fermamente che ogni scelta compiuta dall’uomo sia legata alla paura.
  • L’enigmista, il cui vero nome è Edward Nigma, è una personalità distorta e compulsiva. E’ ossessionato dagli enigmi con i quali anticipa spesso le sue prossime mosse, sfidando le autorità a capire ciò che si nasconde dietro i suoi indovinelli. Nigma è intimorito dall’arguzia di Batman e vuol metterlo alla prova in una sottile sfida d’intelligenza che verte sul comprendere le mosse dell’avversario anticipandone gli indizi contenuti tra gli enigmi.
  • Freeze, glaciale avversario con un cuore di ghiaccio che batte solo per la propria sposa. Freeze adopera con destrezza un’arma congelante e può sopravvivere solo restando all’interno di una speciale tuta criogenica che mantiene la temperatura del suo corpo al di sotto dello 0.
  • La velenosa e bellissima Poison Ivy, crudele madre natura somigliante a un’eterea ninfa dei boschi che cammina a piedi spogli restando nuda, rivestita di sole foglie. Ella è in grado di dar voce e anima alle piante ed è il simbolismo vivente della feroce vendetta della natura sull’indifferenza dell’uomo.
  • Bane, colossale nemico dotato di una forza sovrumana alimentata dal Venom.
  • L’immortale Ra's al ghul che anela a un utopistico mondo privo di criminali e che ricerca il bene generando altro male in un’esistenza che verte all’eternità.
  • Hugo Strange, sadico psichiatra dalla sopraffina intelligenza.

La galleria dei nemici comprende molti altri avversari di spessore. Tra questi, villan come Clayface, Killer Croc e Solomon Grundy rappresentano uno stadio successivo, dove la deformità della mente tipica dei precedenti avversari viene sostituita da una mostruosità nel corpo.

Contro ognuno dei suoi acerrimi nemici, Batman sperimenta una sfida che ne mette a dura prova la resistenza, l’audacia e la perspicacia. Lo Spaventapasseri, ad esempio, sfida le paure inconsce e mai superate di Batman, Ra's al ghul i suoi intoccabili dogmi di incorruttibilità e di discernimento tra moralità e immoralità, e Poison Ivy, come l’antieroina Catwoman, con la sua bellezza fa vacillare la sua resistenza in quanto tentazione sensuale del male. Le pulsioni sessuali che Bruce prova nei confronti delle donne fatali quali possono essere Poison Ivy, Talia al Ghul e Harley Quinn vengono sublimate nel suo intenso e passionale rapporto con Selina Kyle, la più rappresentativa tra le donne pericolose che è riuscita a far invaghire Batman di lei e a costruire un rapporto in cui l’amore e l’odio si intrecciano in un contesto avventuroso e d’azione. 

Ad allietare la solitudine di Batman sono i personaggi di Robin, Nightwing e Batgirl, divenuta poi Oracle, ed in particolare Alfred che riveste il ruolo di padre adottivo, alleato e confidente. Tuttavia, la misantropia di Bruce è un male incurabile. L’astraente senso del dovere che lo opprime gli impedirà di poter mai vivere una vita normale.

Bruce Wayne, come vollero Bob Kane e Bill Finger, è un figlio dannato. Un cavaliere maledetto, ossessionato dalla reminiscenza della morte dei suoi cari genitori. Egli vive schiacciato da un irrazionale senso di colpa che lo conduce a sentirsi come responsabile della loro morte. Batman è un eroe disturbato, la cui “sofferente pazzia” trova ristoro nella battaglia per un fine superiore. Quella di Batman è un’assuefatta follia razionale che viene sepolta sotto il peso dell’armatura che lo aiuta a tollerarne il dolore. Quella che definisco la sua follia razionale è diametralmente opposta alla follia irrazionale, insana e omicida del Joker, la sua nemesi. Batman e Joker sono due facce di una medaglia che li vede uno contro l’altro, in una atavica battaglia tra bene e male. Joker è ossessionato dalla sua esistenza, ed è attratto da ciò che rappresenta l’eroe mascherato non l’uomo. Batman è la democrazia equilibrata, Joker l’anarchia dell’insurrezione sregolata. I due vengono stilisticamente rappresentati in maniera opposta anche per un piccolo dettaglio che molto spesso sfugge all’attenzione: la seriosità e l’ilarità.

Joker genera l’incubo reale di una felicità spensierata e senza regole che sfocia nella cruenta apatia. Quello di Batman è un temperamento drammatico, afflitto, angoscioso, quella del clown è invece una lucida follia, esternata in una risata inquietante che trova piacere nell’attuazione del dolore. Batman soffre e alimenta la bontà insita del suo animo nell’afflizione, Joker incrementa la propria malvagità nella vivacità macabra della comicità. Nella contrapposizione tra Batman e il Joker, la drammaticità rappresenta il bene e l’ilarità il male. La compromessa sanità mentale di Batman ricerca l’ordine, l’instabilità mentale del Joker il caos, in un continuo gioco fatale che li vede contrapposti.

L’architettura imperscrutabile del palazzo mentale qual è la mente di Batman è paragonabile alle salde mura di Arkham, dove restano segregate nelle profondità irraggiungibili delle celle le torbide paure e i tormenti ansiogeni di un uomo che ha trasformato il dolore in fuoco che arde per dar calore e fiamma al suo volere.

Batman custodisce dentro di sé uno spirito crucciato, un animo desolato e oppresso. Le sue disperate fatiche compiute sempre con enorme rischio sembrano voler far intendere che Batman non tema mai la morte e che l’accolga come una liberazione. Come un autunno prossimo a cessare, l’anima del cavaliere oscuro può essere descritta come un paesaggio malinconico con cumuli di foglie rattrappite che giacciono senza vita e colore sul freddo terreno. E’ lo spirito di un uomo che vive da sempre in un interminabile inverno, stagione che avverte interiormente e che scandisce ogni giornata della sua vita con pioggia copiosa e nevicata incessante. Batman vive in un lungo inverno che non può essere ravvivato da alcun soffio estivo. E’ proprio in una notte gelida che Batman appare in piedi sulla cima di un palazzo, quando la luna piena su nel cielo sembra essere alle sue spalle e un fulmine che tuona dal nulla illumina per qualche istante la sua sagoma minacciosa.

Batman è mente pensante che riflette sull’asperità dell’esistenza con il gelo dell’inverno, la sola atmosfera che lo avvicina ad un senso di quella chiusura intima che motiva la propria battaglia. Bruce nella malinconica bellezza dell’inverno ha trovato se stesso, la sua doppia vita, la sola causa eroica che dà un senso normale a un mondo anormale.

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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Insieme alla presentazione di un poster meraviglioso, che richiama l'arte iperrealistica del pittore e disegnatore Alex Ross, è stato rilasciato, direttamente dal San Diego Comic-Con, il nuovo trailer di "Justice League".

La lega della giustizia è pronta ad entrare gloriosamente in scena. Batman, Wonder Woman, Flash Aquaman e Cyborg (in attesa di Superman e, in futuro, di Lanterna Verde) sfilano e fanno sfoggio dei loro straordinari poteri in questo nuovissimo trailer in lingua originale. Il trailer mostra le spettacolari sequenze d'azione senza rivelare nulla della trama.

Ecco il trailer:

"Justice League" verrà distribuito nelle sale statunitensi a partire dal 17 novembre 2017 mentre il giorno precedente in Italia.

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Redazione: CineHunters

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Erminia A. Giordano disegna Gal Gadot come Wonder Woman per CineHunters

 

Bianche sponde, acque salmastre che baciano arenili di sabbia dorata, picchi rocciosi di catene montuose che si ergono alte nel cielo azzurro e su cui sorgono palazzi regali, centri abitativi di antica caratura estetica, terreni cinti e strutturati per l’addestramento e dimore lussureggianti, riflettenti stilisticamente di un gusto arcaico: è Temishira, l’isola del Paradiso, la patria delle Amazzoni. La regista Patty Jenkins ce la presenta così, come una terra incontaminata, calcata soltanto dalle altere andature delle donne guerriere che abitano l’isola. Temishira è un luogo creato dall’esalazione del padre degli dei dell’Olimpo, con l’ultimo soffio vitale di Zeus che ha generato questa terra come ultimo baluardo in cui albergano guerriere dedite a una sola missione: proteggere il mondo dalla furia dello sconfitto e sperduto Ares, il dio della guerra, scampato alla morte ma indebolito nel corpo, che da sempre corrompe gli uomini nati impetuosi e nobili per trasformarli in sanguinolenti assassini. In questo paradiso terso e cristallino nasce Diana, la figlia della regina Ippolita, futura protettrice del genere umano.

Diana cresce formandosi come donna e plasmandosi come una guerriera imbattibile, senza mai dimenticare la vocazione di ogni singola amazzone: sconfiggere, se mai dovesse ripresentarsi, Ares. E un giorno, mentre ella ammirava le acque azzurre del mare, scorge un aereo militare nazista precipitare a largo dell’Isola. Diana si tuffa in soccorso del pilota caduto e lo salva da morte certa. L’uomo salvato dall’inclemenza dei marosi è Steve Trevor, una spia al servizio della Resistenza Britannica, infiltratasi tra i nemici della futura Germania di Hitler. E’ un incontro intenso e colmo di meraviglia per entrambi: da una parte Diana scruta con stupore per la prima volta i lineamenti di un uomo, o più precisamente, dell’uomo che amerà per tutta la sua vita immortale, dall’altro Steve riapre i suoi occhi al mondo, mirando il viso della donna per cui metterà a repentaglio la sua vita. Una visione futuristica, uno spartiacque tra la conoscenza passata di Diana e l’avventura futura che coinvolgerà questi due eroi.

Brandendo “l’ammazza-dei” una spada affilata denominata in tal modo perché è da sempre riconosciuta come la sola arma con cui poter trafiggere Ares, indossando l’armatura e legando ad essa il lazo d’oro, Wonder Woman parte alla volta dell’Inghilterra per porre fine alla guerra, secondo il suo credo, generata dal volere di Ares.

“Wonder Woman” è l’audace e spettacolare viaggio di un’eroina indomabile alla scoperta del mondo esterno. Un film che si sviluppa volontariamente in un appassionata oscillazione crogiolante tra passato e presente, tra mito arcano e realtà storica. L’inizio è di fatto ambientato nella contemporaneità del DC Cinematic Universe, quando Diana Prince, reggendo tra le sue mani la cornice contenente uno scatto fotografico risalente alla guerra che la ritrae, Steve con gli altri tre uomini della sua squadriglia, rievoca un passato che affonda le proprie radici nella storia più triste e buia dell’umanità: quella del conflitto mondiale. Se una storia va raccontata, però, va rinarrata dal principio, da quando una giovane bambina sognava, nella sua fanciullezza innocente e nel suo spontaneo e ingenuo coraggio, di diventare una combattente ineguagliabile. Ecco che si delinea l’altra oscillazione della pellicola, quella dove il passato si mescola al mito che rivive sotto forma di raffigurazioni di stampo greco, dipinti in cui gli dei vengono catturati in pose di una staticità movimentata, nell’atto di combattere valorosamente o soccombere tragicamente e cadere dalle sommità dell’Olimpo durante la guerra tra Zeus e il misterioso Ares. Wonder Woman è un personaggio nato dalle influenze dei racconti mitologici e con essi prosegue fino a insinuarsi con grazia nella realtà costruita del cinema moderno.

Patty Jenkins confeziona un film lineare ed equilibrato, abbandona le atmosfere troppo cupe dei precedenti adattamenti DC Comics, ma non per questo rinuncia all’epicità dell’azione e all’emozione di un fato avverso che riesce a regalare forti emozioni a un pubblico di appassionati. “Wonder Woman” traspone con cura la storia di Diana Prince, sebbene introduca alcune apprezzabili novità che rendono il film adatto per essere scoperto anche da chi di Wonder Woman conosce ogni seducente dettaglio nascosto tra i segreti di una dea guerriera e tra le pieghe dell’armatura dell’eroina adornata da bianche stelle impresse su sfondo azzurro.

“Wonder Woman” coniuga con giusto equilibrio l’azione fatiscente con la spigliata ironica e con l’atroce dramma della guerra, basa l’empatia comunicativa dei propri personaggi sulle valenti interpretazioni degli attori e gran parte dell’imponenza delle scene su di un’ottima colonna sonora che ne scandisce splendidamente i ritmi. “Wonder Woman” pone al centro dell’azione la sua protagonista e la camera la segue mentre lei si palesa per la prima volta dinanzi agli implacabili eserciti nemici, che nulla possono quando ella attacca con vigore, facendosi strada su di un campo di battaglia fangoso e fermando i proiettili con la facilità di una dea giusta, venuta nel mondo degli uomini per far cessare questa follia.

Tra i meriti del film spicca l’allusiva caratterizzazione di Ares, non soltanto personificato ma soprattutto mistificato astrattamente come un demone invisibile, un portatore e generatore di follia guerrafondaia. Ares appare come un tarlo nella mente degli uomini avvezzi allo spirito bellico. Egli come un paranoico pensiero crudele si instaura tra le menti dei potenti ma non li condiziona secondo il potere ipnotico di un male sinistro, più che altro, si “diverte” ad assistere alle loro reazioni. Se Diana crede fermamente che gli uomini siano sottomessi al giogo di Ares, dovrà ricredersi quando scoprirà, come prevedibile, che egli altri non è che un “suggeritore”, una voce fuori dal coro diabolica che pronuncia le proprie parole nel buio di una notte solitaria, un ascetico consigliere che declama guerra ma che non la perpetra egli stesso. Ares indirizza gli uomini che potrebbero, perché governati dal libero arbitrio, ignorarlo, eppure seguono volontariamente l’agire militare e vigliaccamente guerrigliero. Ares in “Wonder Woman” è una rivisitazione del lucifero biblico. Egli è invidioso delle creature giacenti sulla terra e create dal proprio padre, e decide di rivoltarsi ad esso e dimostrare come quei figli inferiori, altri non sono che errori di un dio saggio. Wonder Woman comprendendo questa deprimente verità potrebbe voltare le spalle all’Umanità, poiché essi non meritano le sue gesta eroiche.

Ma ella ci dona la morale più importante di ogni supereroe dei fumetti, quella che alle volte tendiamo a dimenticare nella lettura superficiale di un comune albo a fumetti: quello che domina la ferrea volontà di un eroe non è la meritocrazia universale, gli eroi scelgono di difendere ciò che è giusto perché è quello per cui credono, ed è un volere ineluttabile! Diana ci offre così il suo personale pensiero, il credo di un’amazzone divenuta dea. Ed ella giunge a questa conclusione dopo aver scoperto l’amore, non più soltanto l’amore familiare e disinteressato di una madre, ma quello passionale, e sbocciato inaspettatamente, di una coppia innamorata. A seguito dell’eroico sacrificio di Steve, Diana raccoglie le forze residue e si erge sul dio della guerra in uno spettacolare scontro in cui Diana prevale sulle forze del male: ella era l’ammazza dei, l’ultima figlia di Zeus e testimonianza vivente di una stirpe divina.

La bellezza incantata dell’anima linda della protagonista del film è delineata sulla meraviglia estetica di Gal Gadot. Dicevo che Wonder Woman è una statua non bronzea, ma dalla caratura degli inarrivabili canoni estetici delle opere antiche, una sorta di statua in movimento, concepita secondo gli stili classici e caratterizzata secondo i voleri moderni. Gal Gadot riesce ad andare oltre questa mia descrizione, essendo portatrice di una bellezza calda e avvolgente, materializzatasi specialmente nel sorriso che lei rivolge agli innocenti che ha portato in salvo: in quei frangenti le fossette del viso emanano la grazia di un’eroina eterea e inimmaginabile, una forza protettrice limpida e cristallina, verosimigliante a quelle acque che l’hanno accarezzata quando lei cresceva nella serenità di Temishira. Gal Gadot raccoglie l’eredità di Lynda Carter come Wonder Woman perfetta, vero fiore all’occhiello di un film a lei dedicato e per cui è riuscita a riempire lo schermo con l’incalcolabile prorompenza dei lineamenti del suo volto, in grado di fuoriuscire dallo schermo.

Il lungometraggio termina il proprio viaggio tornando al presente, là dove Diana stagliandosi da un palazzo vola via, pronta a ritornare ancora una volta a essere, Wonder Woman.

Voto: 8/10

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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Nel 1941 vedeva la luce tra le pagine colorate di un fumetto (al numero 8 di All Star Comics), Wonder Woman, la prima vera icona d’eroismo femminile dell’espressione cartacea supereroica. A concedere i propri servigi pubblicitari e a mandare in stampa il primo numero della supereroina fu la DC Comics, che ben presto eresse Diana Prince, il vero nome di Wonder Woman, a simbolo assoluto della propria casa d’appartenenza insieme a Superman e Batman.

Wonder Woman venne creata da William Marston, un teorico del femminismo che, con parsimonia e amorevole cura, tesse i filamenti descrittivi, estetici e caratteriali del personaggio, un po’ con l’egual maestria e la medesima precisione della giovane Aracne, quando ella tesseva filati d’impareggiabile bellezza sia al tatto che alla vista. E Wonder Woman, sin dai primissimi bozzetti, era davvero bellissima. Una creatura femminile vivida e decisa più che mai a fuoriuscire dalle proprie raffigurazioni con la giusta grazia e una tale prorompente vitalità da non poter essere contenuta tra gli stretti contorni di un foglio di carta. In effetti il paragone con Aracne calza a pennello per la precisione con cui Marston riuscì a delineare la personalità della protagonista, così presa a simbolo da ispirare migliaia di appassionati lettori. Col mito greco Diana andava a nozze, dopotutto, dato che la sua stessa mitologia narrativa era devota a quegli arcani racconti. Probabile che Diana ricordi Aracne per la precisione millimetrica dei suoi “colpi”, che somigli ancor di più alla guerriera Atena per la sua tenacia combattiva, o che ricordi la meraviglia incorporea e celestiale della dea Afrodite: Wonder Woman fu un dono che gli dei dell’Olimpo fecero ai lettori, agli uomini e alle donne, una fascinosa silhouette che fosse capace di coniugare potenza ed eleganza. Ella fu un encomio incarnato e rivolto alla bellezza intrinseca di ogni donna, ma anche un elogio personificato alla loro capacità di affermarsi con egual fermezza dell’uomo.

Wonder Woman disegnata da Erminia A. Giordano per CineHunters

 

Marston fece risalire le origini del personaggio all’Isola di Temshira, luogo misterioso mai, in verità, calcato dall’uomo mortale, in cui vivevano le Amazzoni, un popolo guerriero di sole donne. Wonder Woman possiede, alla fine del proprio “tronco vitale” radici mitologiche, come dicevo.  Ella è figlia di Ippolita, la regina delle Amazzoni. Una figura regale d’indubbia valenza, Ippolita viene infatti menzionata nel mito delle dodici fatiche di Eracle, in cui l’eroe doveva riuscire a insinuarsi tra le amazzoni e rubare la cintura della regina, il cui valore era inestimabile. Tale impresa corrispondeva alla nona fatica dell’eroe greco. Nel racconto a fumetti dedicato a Wonder Woman, Ippolita desidera una figlia e implora la dea Afrodite di farle dono di una bambina. Diana nascerà così dal volere della dea dell’amore e crescerà in quest’isola paradisiaca, formandosi come donna e plasmandosi come una guerriera imbattibile. Quando Diana crebbe, decise di lasciare l’isola, in seguito al suo incontro con Steve Trevor, pilota degli Stati Uniti d'America, precipitato in mare a pochi metri dalle coste dell’isola. Le avvisaglie del secondo conflitto mondiale, spinsero Diana ad abbandonare il suo luogo d’origine per combattere contro le forze naziste. Wonder Woman è ancor più amore patriottico, e il suo costume appare adornato delle stelle della bandiera americana.

Si volle tracciare sulla carnagione bianca della donna, un aspetto austero ma al contempo delicato, e nell’intimità segreta della dama un temperamento che riuscisse ad esternare una bellezza disarmante e un carattere gentile e generoso, forte e indomabile. Wonder Woman non è più la classica donzella in pericolo ma si configura lei stessa come l’eroina coraggiosa e pura capace di salvare le persone che anelano al suo intervento propiziatorio.

Wonder Woman tentò con successo di offrire una chiave di lettura verso la parità dei diritti, non ergendosi sopra l’uomo così da poterlo sfidare, sconfiggere o oltraggiare, bensì mostrandosi come una portatrice di un senso giusto e rispettoso riservato alla parità assoluta e perfettamente comprensibile: quella che pone l’uomo e la donna su due piani esistenziali di pari livello.

Diana è una donna estremamente bella e avvenente, prosperosa e seducente. Il suo corpo scultoreo lascia combaciare una muscolatura accennata in alcuni punti chiave con delle curve tonde e armoniche che rimandano alle bellezze scolpite delle statue greche. Wonder Woman è una statua non bronzea, ma dalla caratura degli inarrivabili canoni estetici delle opere antiche, una sorta di statua in movimento, concepita secondo gli stili classici e caratterizzata secondo i voleri moderni.

Diana ha i capelli neri e porta sul capo un diadema derivante dalla sua discendenza reale come regina delle Amazzoni. Indossa un costume con un corpetto rosso e con dei ricami dorati intessuti ad arte per formare un “WW” in corrispondenza del seno. Tale simbolo è l’abbreviazione del nome della guerriera. Il costume di Wonder Woman prosegue con una gonna corta ornamentata da alcune stelle bianche impresse su sfondo azzurro. Diana calza degli stivali rossi e lascia le sue gambe completamente scoperte. L’armatura di Wonder Woman è completata da due bracciali argentati, praticamente indistruttibili, con cui può difendersi e deviare i colpi da fuoco. Ella possiede altresì il lazo d’oro, chiamato anche lazo della verità, con cui avvolge i suoi avversari impossibilitandoli a scampare alla presa e potendoli così costringere a non poter dire alcuna menzogna.

Wonder Woman ha il dono dall’eterna giovinezza, è immortale ma può soccombere se uccisa in combattimento. Diana è dotata di una forza sovrumana, paragonabile a quella di Superman, può volare, muoversi a grande velocità, e possiede una resistenza fisica e mentale che le permette di guarire in fretta dalle ferite. Wonder Woman risulta praticamente imbattibile nel combattimento corpo a corpo, ed è un’assoluta esperta nell’uso della spada e dell’arco.

L’amazzone è tra i membri preminenti della Justice League insieme a Superman, Batman, Flash e Lanterna Verde e ha intrecciato, alle volte, alcune relazioni amorose con Bruce Wayne, e nelle storie del New 52, con Clark Kent. Il più grande amore della vita di Diane resta però Steve Trevor, il pilota dell’aereonautica militare statunitense che l’accompagnò nel suo primo viaggio verso l’America, e che diverrà in seguito, nelle storie classiche e maggiormente conosciute, suo marito.

Wonder Woman ebbe due trasposizioni in carne ed ossa, una sul piccolo schermo e una sul grande schermo. Tra il 1975 e il 1979, Lynda Carter concesse la sua dirompente bellezza per trasporre per 60 episodi il personaggio di Wonder Woman. In questa serie televisiva, Diana aveva degli atteggiamenti molto somiglianti a quelli del rinomato Clark Kent, quando nasconde la propria identità. Diana indossava dei grossi occhiali che le coprivano il viso e legava spesso i capelli per non destare sospetti. Quando doveva entrare in azione, roteava su se stessa, accompagnata da un estratto ricorrente della celebre colonna sonora, e attraverso un gioco di luci, appariva col suo classico costume. Lynda Carter aveva un fisico formoso e atletico e venne spesso definita la Wonder Woman perfetta.

Dal 2014 Wonder Woman è interpretata sul grande schermo dalla bellissima attrice israeliana Gal Gadot che ha fatto il suo debutto in queste vesti in “Batman V Superman”, ottenendo reazioni estremamente positive per la sua performance. Gal Gadot riprenderà il ruolo nel film dedicato al personaggio e nelle successive apparizioni del DC Cinematic Universe. In questa versione, Wonder Woman combatte con una spada affilata e uno scudo.

Wonder Woman rappresenta l’intramontabile anelito di speranza racchiuso nel coraggio e nella forza ammirevole di un simbolo del gentil sesso: ella nata dal mito è divenuta mito a sua volta.

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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NetherRealm Studios ha pubblicato un nuovo trailer dedicato ad Injustice 2. Il trailer mostra in azione Darkseid il "Tiranno di Apokolips", supercriminale dell'universo DC. Questo personaggio sarà disponibile per tutti coloro che effettueranno il preordine del gioco in uscita il 16 maggio su PlayStation 4 e Xbox One. Nella giornata di ieri invece sono state aperte le pre-registrazioni per la versione mobile.

Godiamoci le nuove immagini!

Redazione: CineHunters

Il regista della trilogia di "Ritorno al futuro" ma anche di numerosi altri cult come "Chi ha incastrato Roger Rabbit", "Cast Away", "La morte ti fa bella" e il pluripremiato "Forrest Gump" sarebbe in trattative per dirigere il film del velocista scarlatto, il primo lungometraggio al cinema dedicato al supereroe DC Comics che sarà interpretato da Ezra Miller.

Assicurarsi la regia di Zemeckis sarebbe, a nostro giudizio, un colpo di grandissimo effetto per il DC Cinematic Universe. Flash ama viaggiare nel tempo, e Robert Zemeckis si trova perfettamente a suo agio con i paradossi temporali. Che Flash possa regalarci un'avventura adrenalinica, dal ritmo indiavolato e dai toni irresistibili come solo i film di Zemeckis possono fare?

Non ci resta che attendere eventuali conferme, sperando davvero che questa trattativa possa andare in porto. Una regia di tale qualità non potrebbe che garantire una trasposizione di sicura affidabilità.

Redazione: CineHunters

Il passaggio del visionario regista e originale creatore Joss Whedon dalla Marvel alla DC Comics venne accolto con grande stupore qualche settimana fa, quando fu dato l'annuncio che Whedon avrebbe diretto "Batgirl", un nuovo progetto cinematografico del DC Cinematic Universe. Il creatore di "Buffy", "Angel" e "Firefly", nonché regista dei due "Avengers" (il primo, in particolare, fu un enorme successo di critica e pubblico) ha recentemente rilasciato un'intervista su ciò che valuterà nella scelta dell'attrice che interpreterà Batgirl.

Sarà un'attrice non conosciuta. Una scelta che per certi versi potrebbe essere simile a quella adoperata nel 1978 quando Richard Donner scritturò uno sconosciuto Christopher Reeve, destinato a diventare il Superman per eccellenza. Secondo Whedon, le stelle di oggi potrebbero oscurare, in un certo senso, attraverso la loro fama ciò che è il ruolo della supereroina Batgirl. Il regista, che in questo progetto avrà carta bianca sulla maggior parte delle scelte, opterà per un'attrice "da lanciare" in modo che il pubblico, vedendo lei, vedrà prima di tutto l'eroina che dovrà rappresentare.

Una scelta molto rispettosa e intelligente quella di Whedon.

Non ci resta che attendere l'annuncio ufficiale dell'attrice che sarà Batgirl. Ricordiamo che Barbara ebbe già una trasposizione al cinema nello sfortunato "Batman e  Robin". Ad interpretare Batgirl era la bella Alicia Silverstone.

Redazione: CineHunters

In “Injustice 2” ci sarà anche Pamela Isley, alias Poison Ivy. Bella e fatale, dai capelli rosso fuoco e il corpo sinuoso ricoperto di foglie, la “madre natura” di Gotham City combatte nel nuovo video a lei dedicato. Ivy adopera i suoi poteri nella lotta per chiamare a sé piante carnivore e velenose per ferire i suoi avversari. Ivy può usufruire inoltre del suo venefico e mortale bacio. La mossa speciale del personaggio, come mostrato nel video, prevede la comparsa di una gigantesca pianta carnivora in grado di divorare il malcapitato di turno che osa sfidarla.

Di seguito il video di presentazione di Poison ivy

Injustice 2 uscirà il prossimo 16 maggio per Playstation 4 e Xbox One.

Redazione: CineHunters

E' disponibile un nuovo video per "Injustice 2" che mostra due antagonisti celebri come Bane (nemico di Batman) e Gorilla Grodd (nemico di Flash) sfidarsi tra loro nelle classiche entrate introduttive.

"Injustice 2" è il sequel di "Injustice: Gods Among Us" un picchiaduro dalla trama molto ben scritta e articolata. In "Injustice" il videogiocatore veniva calato in un universo distopico rispetto a quello classico concepito per gli eroi DC Comics.

Superman, caduto vittima di un diabolico piano del Joker, ha ucciso senza rendersene conto la moglie Lois che portava in grembo il loro bambino. Quando riacquistò la ragione, Superman, furibondo, uccise senza pietà il Joker e pose sotto il proprio comando la Terra. Batman, non accettando una dittatura unificata posta sotto il giogo di Superman, si ribellerà al Kryptoniano.

Alcuni possibili riferimenti a questa particolare trama sono stati disseminati nel film "Batman V Superman" negli incubi di Bruce Wayne e nell'apparizione di Flash, che giungendo dal futuro informa Bruce di una minaccia imminente, seguitando ad affermare: "avevi ragione su di lui.." Sempre nel medesimo lungometraggio in uno degli incubi di Batman assistiamo a un Superman che, prossimo ad uccidere l'uomo-pipistrello, afferma: "lei era tutto il mio mondo" come se si riferisse alla scomparsa Lois Lane. Al momento non possiamo però sapere su cosa verterà davvero la trama futura del DC Cinematic Universe.

"Injustice 2" uscirà per PS4 e XBOX One il prossimo 16 maggio e come per il precedente capitolo, si potranno usare in combattimento i personaggi della DC Comics.

Di seguito il video con Bane e Grodd

Redazione: CineHunters

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