Vai al contenuto

La notizia è stata lanciata dal "The Hollywood Reporter", fonte molto attendibile per quel che riguarda le indiscrezioni sull'universo di Star Wars, e parrebbe essere sicura. Mancherebbe ancora l'annuncio ufficiale da parte della Lucasfilm, ma il prossimo lungometraggio standalone avrà come protagonista il maestro Obi-Wan Kenobi. Ewan McGregor, il quale ogni qualvolta gli è stato chiesto se avesse gradito un ritorno nei panni del leggendario cavaliere Jedi si è sempre detto assolutamente disponibile ad una eventuale chiamata, avrà finalmente la possibilità di tornare nell'universo di Star Wars dopo dodici anni.

I rumor sempre più insistenti delle ultime ore riportano inoltre che il regista Stephen Daldry sarebbe attualmente in trattative avanzate per dirigere il film.

Non si hanno altre notizie in merito, né tanto meno, si sa su cosa verterà il progetto, ma molto probabilmente sarà ambientato qualche anno dopo gli eventi di "Star Wars Episodio III: la vendetta dei Sith", e seguirà le vicende del Maestro Kenobi in esilio su Tatooine. Si tratta comunque soltanto di supposizioni.

Restiamo in attesa di ulteriori aggiornamenti.

Per leggere alcuni dei nostri articoli su Star Wars cliccate ai seguenti link:

"Star Wars Day - La mitologia di George Lucas"

"Analisi di una scena - Darth Vader rimuove il suo elmo dopo più di vent'anni"

"Recensione e analisi: Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza"

"Recensione ROGUE ONE: a Star Wars Story"

Redazione: CineHunters

1

Tutte le volte che nomino “Big Fish” a mia madre, lei mi risponde con una domanda: “il film delle scarpe?”. E sorrido. Sorrido perché penso sia curioso che tra racconti di giganti gentili, di streghe in grado di profetizzare la morte semplicemente con “lo sguardo”, e di bavosi lupi mannari famelici, la prima cosa che a lei viene in mente sono sempre le scarpe. Le scarpe in determinati frangenti del film non sono semplici calzari ma, specie se tolte e abbandonate, assumono un significato ineludibile, simbolicamente metaforico, un’allegoria d’intensa forza esplicativa. Ci si guadagna la libertà nel perdere le scarpe e nel lasciarle annodate a penzoloni su di un filo teso, legato alle due estremità che fanno quasi da “portale” alla città di Spectre, dominando il viandante non appena quest’ultimo varca la soglia del soffice terreno sito alla fine della foresta. 

Spectre è la quiete, l’arrivo, la fine. E’ una città immobile, avulsa dal mondo esterno, avvolta nella felice compiutezza e nella baldoria quotidiana che non lascia spazio alla novità ma solo alla rilassatezza e all’assuefazione sognante di un mondo alienato nella goliardia. Per certi versi Spectre è un luogo estraniato dalla fantasia, poiché la perpetua perfezione risulta oltremodo difficile da trovare e da tollerare anche nell’accettazione di un mondo fantastico. Se tutto è perfetto, il medesimo “tutto”, può diventare adattamento e consuetudine noiosa?


Spectre è l’ultima fermata del treno, il capolinea della vita se la intendiamo come scoperta, viaggio, come la ricerca di emozioni altalenanti ma pur sempre nuove. Mia madre nelle scarpe lanciate e annodate su quel filo ci vede, a suo dire, una libertà pagata con la prigionia. Un’affermazione suggestiva ma dal sotto-testo inquietante persino nell’analisi di una storia reale e immaginifica. Per godersi la confortante patina di Spectre bisogna rinunciare al resto, lasciarsi alle spalle ciò che si poteva scoprire nel viaggio continuo della vita, che sia dolore o sollievo. La libertà coincide con la felicità durevole ma scevra dallo stupore, la prigionia invece, con la rinuncia a un qualsivoglia ritorno al mondo al di là della foresta. Persino la monotonia quotidiana viene spazzata via dall’incantesimo di Spectre, e no, un uomo come Edward Bloom non può certo sopportare di non poter trasformare qualcosa di normale in qualcosa di straordinario. Se fosse rimasto lì, circondato da un sogno, non avrebbe più potuto crearne altri lui stesso. “Neanche mi aspetto di trovare un posto migliore” dice Edward al suo addio.

Nessuno è mai andato via da Spectre, ma lui non è mai stato un uomo qualunque e non ha mai ricercato la fine del viaggio quando aveva appena intrapreso il proprio pellegrinaggio. Doveva andare via, anche senza le sue scarpe. Sarebbe stato più faticoso ma ne sarebbe valsa la pena. E un giorno, quando sarebbe ritornato, non avrebbe più visto quella città come la ricordava. Si impegnerà a restituirle quello splendore che portava nel profondo del suo cuore e dei suoi ricordi, ma neppure in quel momento, si fermerà lì. Non tornerà più. Poiché la sua sola casa è quella dove c’è Sandra ad attenderlo.

Quando nomino “Big Fish” a me stesso, quando rievoco le sue fotografie fatiscenti, i suoi colori favolistici e il viso angelico e fatato della giovane Sandra Bloom, quando ci penso, ecco, la mia mente richiama con rapidi stacchi mnemonici la scena dell’incontro tra Edward e sua moglie, e la magia del suo ricordo, dove ancora una volta la fantasia supera la normalità. Il vedere Sandra voltarsi in corrispondenza del suo sguardo in lontananza, e quel folgorante colpo di fulmine istantaneo, per poi perderla, bruscamente tra la folla, diventa un momento di sola, assoluta poesia incantatrice: il mondo intorno a lui si è fermato, egli ha avuto modo di avvicinarsi, di scorgerla a pochi passi. Era splendida. I capelli biondo rossastri le cingevano il viso, gli occhi erano persi nel vuoto ma seguitavano a mantenere comunque la bellezza di uno sguardo naturale, e quel vestito azzurro che indossava veniva irradiato dalla luce dei riflettori del “palcoscenico” che sembravano illuminare solo e soltanto lei, come fosse la prima attrice di uno spettacolo teatrale. Edward la contempla solo per pochi istanti, ma non può che fissarla nella sua mente come se la rimirasse continuamente. Scolpisce i lineamenti di quel volto angelico nella propria intimità come se volesse inciderli su di una pietra liscia e levigata. E proprio quando sta per toccarla, ella svanisce, come nelle migliori e più crudeli fiabe. Il tempo ha ripreso a muoversi e per recuperare ciò che aveva perduto, ha accelerato, facendo dissolvere tra le persone comuni, l’amore della sua vita. 

Lasciarsi alle spalle Spectre, nella logica di una narrazione colma d’immaginazione, ha segnato l’abbandono di un luogo perfetto per ricercare l’amore etereo e d’eterna durevolezza, in una vita non stratificata ad un singolo aspetto ma lunga e avvincente. Edward avvierà una ricerca di tre anni soltanto per venire a conoscenza del nome di quella donna che ne ha rapito ogni volere, inizierà un corteggiamento più difficile del previsto ma proprio per questo non meno esagerato e sfiorerà un matrimonio impedito dal reclutamento e dalla guerra: Edward si sarebbe perso tutto questo. La morte apparente del soldato, lontano dalla propria dimora e dalla propria compagna svanisce, come nelle migliori e più felici fiabe, questa volta, quando Edward riappare da dietro un drappo steso in giardino e riabbraccia finalmente Sandra. Non avrebbe vissuto questo “finale” e sarebbe stato un errore imperdonabile. Il guardarsi tra gli asfodeli, in un’esplosione di colore, in un’esaltazione visiva straordinaria è il vero momento perfetto che supera persino il paesaggio pittoresco di Spectre. Un bacio sarebbe stato ancora prematuro. Avranno tutta la vita per baciarsi e il resto dei loro anni per conoscersi. In quel momento, il solo guardarsi negli occhi e sorridere, risultava il raggiungimento di un sogno dalla fantasticheria adamantina. La perfezione non è nei giorni vissuti ma nel singolo momento, quello che blocca la naturale scorrevolezza degli eventi.

Non potevo che commentare l’opera di Tim Burton attraverso uno speciale articolo, rievocando per essa il mio personale ricordo. Come un cantastorie, anch’io emulando Edward ripenso a “Big Fish” e ne rinarro gli eventi in base a ciò che per me hanno significato. E con un pizzico di fantasia, mi cimento a scriverne attraverso le mie più sentite reminiscenze . Né una recensione, né un’analisi critica: soltanto la raffinata pregevolezza della comprensione del film mediante quell’espediente narrativo tanto caro al suo protagonista: riportare in auge un ricordo, il più intenso di una vita incredibile.

Forse il primo pensiero che possiedo di “Big Fish” potreste trovarlo più “banale” rispetto a quello di mia madre. Antepongo una storia d’amore a un dettaglio scenografico non di certo indifferente, ma credetemi, in una fantasia sognante la mia scelta ha il suo perché. Vedere l’amore di una vita, rimirarla in volto e credere che tutto intorno a sé sia inutile, quasi immobile, è dannatamente ciò che potrei desiderare ma che questa realtà non mi permette di adempiere. E no, allo stesso prezzo, io preferisco la fantasia…

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

Vi potrebbero interessare:

Ewan McGregor pare averci preso gusto con i ruoli della Walt Disney. Dopo essere stato Lumière nel live action de "La bella e la bestia", l'attore scozzese si prepara a diventare Christopher Robin, amico di Winnie The Pooh.

Il film sarà diretto da Marc Forster, e porterà sul grande schermo un Robin adulto, dedito solo al lavoro e al denaro. Winnie The Pooh tornerà a trovarlo per aiutarlo a riscoprire ciò che sembra aver dimenticato: i valori della famiglia, dell'amicizia e dell'amore.

La sceneggiatura sarà affidata a Allison Schroeder

Redazione: CineHunters

Per Ewan McGregor rispondere alle domande su un suo possibile ritorno nelle vesti del Maestro Jedi Obi-Wan kenobi comincia a diventare una fastidiosa incombenza. McGregor, che ha interpretato Obi-Wan nella trilogia Prequel di “Star Wars”, è già tornato in un brevissimo cameo fuori campo, quasi impercettibile, nel VII capitolo della saga, prestando la sua voce al personaggio in una sequenza carica di mistero, dove la protagonista Rey veniva a contatto con l’antica spada laser di Anakin Skywalker.

Come ha più volte sottolineato l’attore scozzese, egli accetterebbe con entusiasmo ma solo se venisse contattato dalla LucasFilm. McGregor, ha tenuto nuovamente a precisare che queste continue domande che gli vengono poste oramai da oltre un anno trasmettono erroneamente l’idea che sia lui a voler a tutti i costi uno spin-off sul personaggio, quando in verità l’interprete si è sempre limitato ad ammettere che sarebbe felice di tornare se, semplicemente, ci sarà l’occasione.

La palla passa alla Disney e soprattutto alla LucasFilm. Obi-Wan ritornerebbe come spirito di forza nei prossimi capitoli della trilogia sequel o avrà uno spin-off interamente dedicatogli ambientato tra Episodio III ed Episodio IV? Per saperlo non ci resta che attendere gli eventuali sviluppi.

Redazione: CineHunters

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: