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Gastone Moschin si è spento il 4 settembre del 2017 a Terni. A lui volgiamo un tributo in quanto colonna del teatro italico e grande rappresentate della commedia all'italiana nel cinema.

Attore versatile, capace di spaziare con disinvoltura tra il cinema, il teatro e la televisione, Moschin nacque a San Giovanni Lupatoto l’otto giugno del 1929.

Inizia la sua prolifica carriera allo stabile di Genova, dove, ancora fresco del diploma all’Accademia di Roma, esordisce nel 1955 in “Ivanov” di Anton Čechov. Si deve attende il 1964 per assistere alla svolta decisiva della sua carriera, quando interpreta Jean Valjean nell’adattamento televisivo di Sandro Bolchi, “I miserabili”, tratto dal capolavoro letterario di Victor Hugo. La sua interpretazione, tra le più coinvolgenti del ruolo nel panorama italiano, gli permette di raggiungere un considerevole successo in televisione. Nello stesso periodo si impone anche in teatro, vestendo i panni di un Achille volgare e fanfarone nella rilettura contemporanea di “Troilo e Cressida”. Raggiunta la fama, Moschin diventa un volto televisivo e cinematografico di spicco.

Nel 1975 conquista l’Olimpo della commedia all’italiana interpretando l’architetto Rambaldo Melandri in “Amici miei” di Mario Monicelli, cui poi seguirà il suo ritorno nei successivi due capitoli. Oltre alla brillante parte dell’architetto, Moschin è ricordato per la sua interpretazione in “Signore e signori” di Pietro Germi e la sua partecipazione al capolavoro “Il padrino - Parte II” di Francis Ford Coppola.

Dalla seconda metà degli anni settanta, Moschin continuò a dedicarsi con molta devozione al teatro, avviando una collaborazione con Mario Missiroli. Moschin sui palcoscenici italiani è annoverato tra i più grandi interpreti dei testi di Anton Čechov, tra i tanti ruoli che ha interpretato tratti dai lavori del drammaturgo russo è doveroso ricordare l’iracondo zio Vanja, nonché la riedizione caricaturale de “Il gabbiano”.

Inoltre, nel 1982, Moschin riportò in scena il "Sior Todero brontolon" di Carlo Goldoni, in una rilettura rigorosamente filologica in cui ripristinò l'originario copione settecentesco, e nel 1984 fu ancora in scena con "Uno sguardo dal ponte" di Arthur Miller.

Redazione: CineHunters

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