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Rubrica quotidiana di pubblicità, andata in onda dal 3 febbraio 1957 al 1° gennaio 1977, alle ore 20,50. Il piccolo programma, perché di questo si trattava, sorse quando la RAI decise di dare spazio alla pubblicità e, intorno al nascente e innovativo propulsore economico, realizzò un contesto di carattere teatrale, con tanto di velario e d’accompagnamento a suon di musica, magicamente pertinente. Per vent’anni il piacevole siparietto costituì l’appuntamento più atteso da grandi e piccini. Carosello apportò una serie di innovazioni nel linguaggio televisivo e la sua caratteristica preponderante fu la brevità sia degli spot che degli sketch. Gli stacchi teatrali dovevano essere semplici, di facile comprensione, immediati, e spesso si faceva ricorso a frasi fatte, ai cosiddetti luoghi comuni, particolarmente ricorrenti in quel periodo storico.

“A letto dopo Carosello” divenne l’espressione comune di tante mamme, accettata come ordine categorico dai bambini per i quali quei dieci minuti di pubblicità che venivano subito dopo il telegiornale segnavano la fine della giornata e il momento della buonanotte.

L’austero format di Carosello fu congegnato in modo da funzionare impeccabilmente. Però il programma non poteva ridursi a un banale contenitore di messaggi pubblicitari (oggi diremmo consigli pubblicitari) in quanto c’erano delle regole ben precise da seguire. Bisognava predeterminare il numero dei secondi da dedicare alla réclame, il numero di citazioni del nome del prodotto, il numero di secondi da dedicare al puro intrattenimento, la cui vicenda, cosa importantissima, doveva essere completamente estranea all’articolo che si stava reclamizzando. In effetti c’era una norma ben precisa ed era quella che lo stacchetto, generalmente umoristico, doveva durare un minuto e 45 secondi e doveva essere separato dalla parte strettamente pubblicitaria, cioè il “codino”, come veniva chiamato in gergo il pezzo pubblicitario. Il passaggio dallo sketch comico al codino doveva essere sempre preceduto da un’espressione-chiave proferita dall’attore impegnato nel siparietto, e soltanto alla fine poteva essere pronunciato il nome del prodotto oggetto della réclame. L’indimenticabile rubrica quotidiana raggruppava quattro o cinque filmati pubblicitari, divisi tra loro, come già detto, da siparietti disegnati da Artioli, e il primo Carosello trasmesso in assoluto fu “Le avventure del signor Veneranda”, per l’ormai famosissimo Brandy Stock 84, sceneggiato da Carletto Manzoni, per la regia di Eros Macchi. Tra gli interpreti figuravano Erminio Macario e Giulio Marchetti. Completavano il primo quintetto della rubrica il marchio Shell, l’Oreal, Singer e Cynar.

Una simpatica tarantella presa dal repertorio napoletano e arrangiata dal maestro Raffaele Gervasio fungeva da sigla alla trasmissione. La colonna sonora rimase invariata per tutti i vent’anni e la sigla più celebre rimane sempre la prima, quella che si mantenne inalterata fino al 1973, con i panorami di quattro città italiane. Nell’ordine vi erano raffigurate: Venezia vista dal mare, in cui si scorge il Ponte di Rialto, Siena con Piazza del Campo, Napoli con la sua famosa Via Caracciolo e Roma con Piazza del Popolo.  Ai lati vi trovavano posto un chitarrista, un trombettiere, un suonatore di mandolino e uno di flauto.

“Chiunque avesse inventato Carosello, aveva visto bene. Non era solo pubblicità, era un programma assolutamente anomalo che si nutriva di ogni tipo di spettacolo. E dove era possibile, pur passando sotto i rigidi controlli della SACIS, fare di tutto, dal cartone animato sperimentale a quello più classico, dal varietà al filmetto industriale artistico. E dove tutto poteva convivere. Così Carosello andò avanti per vent’anni” (Marco Giusti).

Diventarono famosi diversi personaggi di fantasia. Si spaziava dai catoni animati ai filmati prodotti con la tecnica del Passo uno. Tra i cartoni figuravano “Angelino” del detersivo Supertrim, “l’Omino coi baffi” della Bialetti, il “Vigile e il foresto” che reclamizzava il brodo Lombardi, “Ulisse e l’ombra” per il caffè Hag, “Salomone pirata pacioccone” per la Fabbri, “Calimero” per la Mira Lanza e “La Linea” che contrassegnava le pentole Lagostina. Tra i filmati a Passo uno si riscontravano “Caballero e Carmencita” della Lavazza, “Papalla” per la Philco, “Topo Gigio” che reclamizzava i biscotti Pavesini.      

             

Carosello era dunque un vero e proprio spettacolo che si avvaleva della collaborazione di nomi illustri, in veste di autori o di registi. Tra essi figuravano Age e Scarpelli, Luigi Magni, Gillo Pontecorvo, Ermanno Olmi, Sergio Leone. Attori del calibro di Totò, Macario, Eduardo e Peppino De Filippo, Gilberto Govi, Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Giorgio Albertazzi, Arnoldo Foà, Alberto Lupo, Tino Scotti, Aldo Fabrizi, Dario Fo e Franca Rame, Amedeo Nazzari, Mario Carotenuto, Franca Valeri, Alighiero Noschese, Ernesto Calindri, Nino Manfredi, Virna Lisi, Gino Bramieri, Walter Chiari, Carlo Campanini, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Gino Cervi, Fernandel, Ave Ninchi, Raffaele Pisu, Paolo Panelli e Bice Valori, Paolo Ferrari, Paolo Stoppa e Rina Morelli, Aroldo Tieri, Gianrico Tedeschi, Renzo Arbore, Gianni Boncompagni, Carlo Dapporto, Nino Taranto, Franco Volpi, Alberto Lionello, Lia Zoppelli, ecc. Ma anche cantanti già allora famosi, come Nilla Pizzi, Domenico Modugno, Mina, Adriano Celentano. E persino artisti stranieri: da Frank Sinatra a Jerry Lewis, da Orson Welles a Yul Brynner.

 

La ricetta così unica, così tutta italiana, di Carosello era in realtà un luogo, una sorta di contenitore ovattato dove si praticava, senza arrossire, il più spigliato parassitismo culturale. Sia che riutilizzasse vecchi sketch del teatro di rivista, del cinema e della stessa televisione sia che rivisitasse pellicole d’animazione o riproponesse, in maniera del tutto soggettiva, alcuni metodi dell’avanguardia, Carosello rappresentava una forma d’espressione particolare, direi unica, e senza dubbio destinata a durare nel tempo. Ed infatti fu proprio così! Per quasi vent’anni Carosello costituì un saldo e preciso punto di riferimento nell’astruso e problematico mondo della pubblicità.

I due minuti e 15 secondi di ogni sketch appaiono infiniti al cospetto dei 30 secondi, o addirittura dei 15, se non dei 5 dei consigli pubblicitari di oggi. In realtà Carosello ha rappresentato una grande innovazione linguistica per la televisione italiana, quella d’essere breve ed efficace. Le spumeggianti, concise storie e i tempi frenetici scaturivano dal bisogno di racchiudere in pochi istanti informazioni persuasive e vicende di senso compiuto. Ma questi tempi risicati, invece di rappresentare una limitazione all’estro, alla fantasia, divenivano improvvisamente autentiche costruzioni stilistiche e lessicali, vere forme metriche. La pubblicità di oggi, sebbene abbia fagocitato più o meno ogni forma d’espressione artistica, fatta di immagini coloratissime e ricercati effetti sonori, non è amata dalla gente così come lo è stato Carosello. Ed è proprio questo aspetto che lo rende unico e inimitabile, malgrado il lessico a volte convenzionale, pieno di luoghi comuni, l’uso obbligato del bianco e nero, la banalità delle situazioni.

“L’idea di Carosello, quella antica e originaria, era di dare una radice nella tradizione nazionale alle immagini dispersive della “società dei consumi”, come allora si cominciava a dire. Ecco quindi le pubblicità trasformate in bozzetti, in intermezzi scenici, ecco le pubblicità considerate come la “satira nel contesto della rappresentazione delle tragedie greche, momento di riflessione “morale sugli eventi” (A.C. Quintavalle).

Col passare del tempo, una certa altra cultura cominciò ad additare Carosello come un veicolo “diseducativo” poco pratico e soprattutto oneroso per la committenza, data il protrarsi degli sketch, e fu  così  che il 2 gennaio del 1977 l’inossidabile trasmissione andò definitivamente in pensione.

Nel 1997 per ricordare il ventennale della messa in quiescenza di Carosello è stato riproposto un vero e proprio Carosello pubblicitario in un segmento andato in onda prima del varietà del sabato sera Fantastico.

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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