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Tra i soggetti cinematografici più duraturi si può di sicuro menzionare la leggenda di Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda. Tra queste imponenti produzioni figura “Camelot”, film del 1967 diretto dal regista Joshua Logan e intrepretato da Richard Harris, Vanessa Redgrave, Franco Nero, David Hemmings, Lionel jeffries, Laurence Naismith ed Estelle Winwood.

Al centro della narrazione c’è il mito di re Artù e della Tavola rotonda: quella intorno a cui siedono i cavalieri senza distinzioni gerarchiche fra loro (per questo la forma è rotonda). Accanto ad Artù si staglia la figura di Merlino, un mago dotato di poteri superiori, che però egli usa a fin di bene e contro le potenze del male, e in cui si può rintracciare l’impronta degli antichi druidi (i sacerdoti pagani delle antiche popolazioni celtiche). Poi ci sono i cavalieri, personaggi ben distinti a seconda dei rispettivi caratteri. I più importanti sono Lancillotto, Tristano e Parsifal, anche se nel lungometraggio si dà maggiormente risalto al ruolo di Sir Lancillotto e alla storia d'amore tra lui e Ginevra.

Lancillotto impersona il tipo nuovo di cavaliere protagonista del Ciclo Bretone, rappresentato con tratti appassionati e mondani. In lui ci sono la fedeltà al sovrano ma anche, all’occorrenza, il dramma e lo sconcerto del tradimento nei suoi confronti; il coraggio e l’eroismo; il senso estremo dell’avventura, che si realizza non solo nelle imprese connotate dal conflitto con altri uomini e con altre forze terrene, ma anche affrontando potenze soprannaturali, misteriose e magiche; e, infine, il sentimento amoroso, che esercita su di lui un dominio possente. Ginevra, moglie di re Artù, rappresenta la leggendaria principessa per cui il cavaliere si batte. Così sullo sfondo del contesto si profila il tradimento.

Re Artù, conduce la giovane consorte Ginevra nel castello di Camelot col preciso intento di portare la pace e la giustizia nel suo regno. Per far ciò riunisce attorno a sé il più illustri e valorosi guerrieri. Fra questi giunge dalla Francia Lancelot, che per le sue alte virtù, è oggetto di scherno da parte degli altri cavalieri, e anche dalla giovane regina. Ginevra, per tastare le sue qualità, lo mette alla prova, organizzando un torneo nel quale Lancelot finisce per battere tutti i suoi avversari. Da questa prova di forza e d’eleganza Ginevra comincia a vederlo con occhi diversi, fino a quando se ne innamora perdutamente, essendo da lui ricambiata. Il Re nonostante le voci di palazzo e alcuni comportamenti della giovane sposa non vuole credere al tradimento, e per sgombrare dalla propria mente ogni dubbio, ma soprattutto per far cessare il chiacchiericcio, istituisce un tribunale che dovrà valutare le prove. Senonché al castello arriva Mordred, un figlio illegittimo di Artù, un giovane insensibile e malvagio, il quale sorprende in atteggiamento amoroso i due amanti. Ginevra viene così condannata al rogo mentre Lancelot riesce a scappare e mettersi i salvo. Il giorno fissato per l’esecuzione, Lancelot dopo essere giunto in tempo per salvare la vita alla principessa la conduce al cospetto di Re Artù per l’ultimo saluto, in quanto ella ha ormai fatto la sua scelta: passerà il resto della vita in convento.

Re Artù

 

In origine “Camelot” nacque come musical da recitare in teatro, ed in effetti ci fu a Broadway, alla sua uscita, un grande successo di critica e di pubblico. Non poteva essere diversamente con un cast di quel livello: Julie Andrews, che successivamente avrebbe interpretato Mary Poppins per la Disney, l’insuperabile attore shakespeariano Richard Burton e Robert Goulet.

Nel passaggio dal teatro al cinema ci fu una consistente rivoluzione. La Andrews trovò la scusa per desistere dall’impresa chiedendo un compenso esagerato. La sua proposta, come previsto, non venne accolta e quindi la scelta cadde su Vanessa Redgrave, signora del teatro inglese, tenuta in grande considerazione persino da Tennessee Williams. Artù, che nel frattempo era diventato Arthur prese il volto di Richard Harris, altro grande interprete di teatro, in quanto Burton era impegnato in altri set, oltre alla già tormentata storia d’amore con la Taylor. Lancillotto divenne Lancelot e si scelse per interpretare il suo ruolo Franco Nero. Richard Harris spiccò come un Artù triste e nobilmente assorto nella propria riflessività, in una maschera regale e grondante di delusione. La sua performance rimarca infatti la drammaticità della tresca amorosa tra Ginevra e Lancelot.

Un ruolo preminente oltre ai tre protagonisti lo ebbe Mordred, assegnato a David Hemminings. Hemmings seppe resistere alla tentazione di trasformare il suo personaggio in un malvagio impersonale, preferendolo invece come un individuo astuto,ammaliante personificazione di un male intelligente e manipolatore.

Lancillotto e Ginevra

 

Il film non copre l’intero Ciclo Bretone, ma questo è comprensibile in quanto non si può compendiare il periodo storico-leggendario nel breve volgere di qualche ora. Esso si basa sul romanzo “Re in eterno” di T.H. White. Si apre con l’incontro tra re Artù e Ginevra e si conclude con la loro separazione e lo scioglimento della Tavola Rotonda, in un passaggio adempiutosi dalla profonda bellezza di un momento idilliaco quale poteva essere il primo incontro tra i due innamorati a un momento di desolazione quale sarà lo scioglimento dei cavalieri della tavola rotonda. Il lungometraggio ha origine nella felicità e ha fine nella malinconia della cessazione. Al suo interno vengono trattate le tematiche arturiane: un’Inghilterra migliore, pace e benessere nel regno, l’amore tumultuoso tra Lancillotto e Ginevra, e il disegno malvagio di Mordred per distruggere Camelot. Merlino appare solamente in rari ricordi, mentre di Morgana non si fa minimamente menzione.

Inconorazione di Lancillotto in un quadro di Edmund Blair Leighton

 

Nel trasferire il musical dal teatro al grande schermo il soggettista apportò alcune modifiche: in palcoscenico Camelot aveva una veste leggiadra, mentre nella versione cinematografica prese un tono pesante e cupo.

Come scritto, la regia di “Camelot” è di Joshua Logan, un cineasta che è riuscito nella difficile impresa di dar maggior cura ai personaggi, nonostante la musica e il taglio epico dell’intera opera avrebbero potuto avere la meglio sulle sfasature personali e psicologiche dei protagonisti.

“Camelot” è un adattamento “umano-centrico”, costituisce una delle versioni più “umane” del ciclo che fa capo a Re Artù. La maestosa lunghezza del lungometraggio riesce ad elargire tre ore di intrattenimento, sacrificando l'epica.

La morte di Artù, di John Garrick

 

Richard Harris restò legato al ruolo del saggio sovrano e continuò a interpretarlo nei successivi decenni a teatro. Al suo re Artù è dedicata la statua in bronzo dell’artista irlandese Jim Connolly, la quale sorge al centro di Limerick, la città in cui Harris nacque.

Statua di Richard Harris come Re Artù.

 

Nel 1968 Camelot ottenne tre Premi Oscar: uno alla Migliore scenografia, uno ai Miglior costumi e uno alla Migliore Colonna sonora, oltre a due Nomination come Migliore fotografia e come Miglior sonoro. Sempre nel 1968 il film si aggiudicò tre Golden Globe: uno come Miglior attore in un film commedia o musicale, uno come Miglior colonna sonora, e uno come Miglior canzone, oltre a tre Nomination.

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters       

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