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"Una poltrona per due" - Illustrazione di Erminia A. Giordano per CineHunters

 

Parecchi anni addietro, te ne stavi lì, sprofondato comodamente in poltrona, a rimuginare sul più e sul meno, quando hai udito distintamente un suono provenire dal televisore. L’avevi lasciato acceso giusto per ricevere in cambio un po’ di compagnia. Non t’importava poi tanto guadare le immagini, eri perso tra i tuoi pensieri, magari in piedi su di un asse ad elaborare un qualche funambolico piano dell’ultimo minuto per acquistare i regali che ti eri ripromesso di comprare per tempo, ma che, anche quest’anno, avevi rimandato, e ora ci voleva la più classica delle “imprese”.  La tua attenzione era stata catturata da uno spot televisivo. Non affrettarti a suggerirmelo, so bene cosa hai fatto: ti sei voltato a vedere ciò che ti aspettavi. Era la classica presentazione di un film: il 24 dicembre, Italia Uno avrebbe trasmesso “Una poltrona per due”, e proprio in quell’istante lo stava annunciando. Già! Come se ce ne fosse stato il bisogno! “Una poltrona per due” su Italia Uno, la sera della vigilia di Natale, era talmente un’ovvietà da rimanere quasi indifferenti. A quel punto tu avrai accennato di sicuro un sorriso. Magari avrai anche parlottato e con un filo di sarcasmo quanto fosse scontata una tale scelta per il palinsesto di Mediaset.

Era il 1989 quando “Una poltrona per due” veniva trasmesso per la prima volta. Ma quasi dieci anni dopo, con precisione quasi chirurgica, dal 1997 cominciò la sua costante messa in onda, sia pure con qualche variante, ogni vigilia di Natale; ma “Una poltrona per due” non è per nulla un film di Natale. Per lo meno, non è tipicamente quello che si suole descrivere come film natalizio. “Una poltrona per due” è una commedia per adulti, ambientata sì nel periodo di Natale, ma per nulla farcita di buoni sentimenti o d’insegnamenti educativi. E’ una storia in cui si gioca con lo stato sociale di un’esistenza, dove si capovolgono le vite di un ricco e di un povero. Il Natale è dunque il momento in cui si svolgono gli eventi, l’atmosfera in cui si consuma un’ironica disavventura, il “fondale nevoso” su cui agiscono i personaggi sulla scena. “Una poltrona per due” è certamente uno dei simboli di quanto il cinema e le opere ad esso correlate possano legarsi fino a risultare inconfondibili, se riferiti ad un ben preciso periodo dell’anno. Il cinema e il Natale rappresentano un connubio molto più soggettivo di quanto si possa credere.

Il Natale è il periodo più bello dell’anno. Il ritrovarsi a casa con i nostri affetti più cari è fonte di festosa e coinvolgente felicità. E il cinema col Natale ha avuto e mantenuto da sempre un rapporto speciale. No, non mi riferisco soltanto ai tipici film a carattere natalizio. Sarebbe fin troppo scontato. Parlo di qualcosa di più personale, un sentimento che accomuna un particolare film alla suggestione visiva ed emotiva di quel preciso periodo dell’anno. Un tale legame trascende dall’ambientazione del film stesso. A Natale non si guardano soltanto le opere a tema: si guardano ancor di più quei film che riscaldano il nostro cuore, al pari di come può farlo una tazza rossa traboccante di cioccolata calda, col nostro corpo infreddolito dalla neve che copiosa viene giù. Ognuno di noi conserva nelle proprie memorie quei film che ama rivedere in concomitanza col periodo delle feste. Quando riguardiamo per l’ennesima volta il lungometraggio che più amiamo, negli attimi in cui a pochi passi da noi le luci dell’albero illuminano il buio della nostra camera e si riflettono ad intermittenza sullo schermo, si crea un’atmosfera di magia impalpabile che sembra proiettarsi all’interno del film stesso. Anche se quello che vediamo non è propriamente un film di Natale finisce per essere investito dal medesimo incanto, come vogliono suggerirci le nostre emozioni. Forse i film più belli da vedere a Natale sono quelli appartenenti alle saghe del cinema. Sarà per via del clima di vacanza, per l’assenza dai banchi di scuola, per le meritate ferie dal lavoro, ma quando arriva il Natale e abbiamo più tempo per noi stessi e per i nostri cari, amiamo rifugiarci nei luoghi fantastici della settima arte più a lungo di quanto non lo si faccia solitamente, e lo facciamo con le nostre saghe più amate, da gustare in vere e proprie maratone senza fine.

Tra tutti quei film speciali che sentiamo ancora più nostri a Natale, ecco spuntare ancora una volta “Una poltrona per due”. Curioso come il lungometraggio abbia ottenuto la caratura del classico in virtù del suo costante campeggiare in sequenza sulla rete televisiva ogni vigilia di Natale. “Una poltrona per due” su Italia Uno è una formalità, diremmo, con una punta d’ironia, è una delle poche certezze che abbiamo in questo mondo. In Italia, il pubblico nel corso degli anni si sarà rapportato col film nei modi più disparati: ci saranno quegli spettatori che lo avranno visto e rivisto, ma anche coloro che, pur vedendolo costantemente proposto nel periodo natalizio, se lo saranno fatti sfuggire. E’ nell’indole umana, dopotutto, ignorare ciò che è ripetitivo, a discapito di un evento più che straordinario. “Una poltrona per due” è diventata “la routine”, c’è sempre, alla stessa ora, nello stesso giorno, anno dopo anno, non è come un altro film trasmesso quando capita. E per tale ragione - chi lo sa - molti lo avranno ignorato perché consapevoli che lo avrebbero potuto recuperare l’anno successivo. E’ un po’ il fardello cui è andato incontro il film, quello di rischiare d’incappare nella prevedibilità. Ma, in verità, di anno in anno, “Una poltrona per due” sembra cadenzare lo scorrere del tempo, come se fosse un elemento tradizionale, investito di un peso sociologico filtrato attraverso il medium televisivo. “Una poltrona per due” è una decorazione, un ornamento messo da parte, come fosse un addobbo di Natale, pronto ad essere tirato fuori all’occorrenza.

Sebbene sia visto e rivisto, il film ha reificato, dando vita a una sorta di rito sociale, che coinvolge migliaia di spettatori sparsi per l’Italia, i quali sul web si incontrano virtualmente per scambiarsi battute iconiche del lungometraggio nel momento esatto in cui i personaggi le proferiscono “in diretta”. C’è addirittura qualche pagina facebook che organizza l’evento per fare il countdown agli inizi del nuovo anno in attesa che passino i mesi e si torni a rivedere “Una poltrona per due”. Più che fare il conto alla rovescia per il film, la gente ama conteggiare, attraverso l’attesa dello stesso, il ritorno del periodo natalizio preannunciato dalla sua andata in onda.

Il film attira a sé gli spettatori che lo ricordano quasi a memoria, ma anche quelli che lo hanno veduto solo una volta. E in egual misura anche coloro che lo hanno visto a tratti, che hanno scrutato solamente qualche scena tra uno zapping e l’altro. “Una poltrona per due” non è più un lungometraggio da vedere, quanto d’ascoltare, come fosse una narrazione radiofonica, da udire sommessamente, quasi in sottofondo, mentre gustiamo le prelibatezze culinarie preparate per l’occasione nel clima festoso della famiglia. E così si ride ancora quando il ricco  Dan Aykroyd cede la propria poltrona al povero Eddie Murphy, quando gli antagonisti subiscono la loro giusta punizione, e si arrossisce quando Jamie Lee Curtis toglie via il suo vestito luccicante e si mostra nuda dinanzi alla camera che cristallizza la sua procacità. Tante argomentazioni e momenti continuati che possono essere riletti costantemente da nuovi punti di vista.

Di anno in anno, quella particolare scena del film viene rivista in un nuovo contesto, e assume un nuovo valore, perché mai come in quella sera un momento vissuto si intreccia a quello immortalato su pellicola. “Una poltrona per due” non è che un esempio valevole soprattutto per i film che più amiamo vedere e rivedere. La vita ogni 24 dicembre è sempre ricca di momenti diversi e magicamente intensi, e così quel particolare film che tanto amiamo guardare a Natale, sebbene sia sempre lo stesso, può arrivare a regalarci un’emozione nuova, perché sempre conformato alla magia del Natale.

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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