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Recensione e analisi “BATMAN V SUPERMAN” – L’uomo contro il dio

“L’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio”. Che la si reputi veritiera o no, è un’affermazione nota da secoli. Il dio in questione, colui disceso dal cielo, non è poi così diverso dall’uomo dopotutto, anzi, il suo aspetto è totalmente simile al nostro. Sembra uno di noi, ma non è uno di noi. Glielo ricordava persino suo padre, sul punto di lasciarlo andare. L’ultimo figlio di Krypton è un esule, suo malgrado, che vive nella menzogna, mimetizzandosi tra gli altri uomini, mostrandosi volutamente impacciato, timido e riservato, per poi spogliarsi da quell’icona dimessa e alzarsi in volo, a osservare le persone dall’alto; e in tutto questo, la gente, la stessa che poco prima ignorava o sbeffeggiava il goffo, prostra le mani al dio con la grande “S”, ignorando ingenuamente che si tratta della medesima persona. Ma se un essere, all’apparenza quasi onnipotente come Superman, si stancasse di quell’umanità cruda e superficiale e gli voltasse le spalle, cosa accadrebbe? Sembrerebbe un’ipotesi paranoica, ma la vive in maniera piuttosto preoccupante proprio uno degli eroi più nevrotici e ovviamente paranoici di tutti: Bruce Wayne, il quale teme l’enorme potere di cui Superman dispone.

In un conflitto da cui echeggiano simbolismi religiosi, dell’uomo contro Dio, e analisi del diverso, l’accettazione fantasiosa ad esempio, dell’alieno che vive in mezzo a noi, “Batman V Superman” mostra, pur con le sue lunghe tempistiche e con le sue imponenti gigantografie simili quasi a delle tavole di romanzi grafici, due icone contrappose nella loro diversità, vive e spaventate, cariche di responsabilità etiche e morali e pertanto, tremendamente disagianti. Due icone nonostante tutto, simili. Il film è una rilettura dei supereroi in chiave antieroica, dove l’umanità ha bisogno di qualcuno in cui credere, qualcuno che si erga al di sopra degli uomini. Una guida da adorare e temere al contempo per il proprio potere. Ma il suddetto potere può essere controllato senza malvagità? Senza la caduta nell’oscurità? Oppure dobbiamo sempre dubitare di chi possiede abilità straordinarie e pericolose? Forse è per rispondere positivamente a questo quesito che esistono gli eroi, coloro che si contrappongono ai “cattivi”. E’ una delle tante chiavi di lettura a cui il film sembra prestarsi.

“Batman V Superman” non è un lungometraggio esente da difetti, tutt’altro, ed è doveroso sottolinearli. Prima di tutto il montaggio: davvero caotico. La narrazione: confusionaria, nonché frammentaria. La pesantezza iniziale: conseguenza di una esposizione sequenziale spezzettata. Tra le tante sequenze disordinate nella prima parte del film, vi sono le visioni oniriche di Bruce Wayne, le quali gettano le basi per il futuro, illustrano, tramite accenni, misteri non compresi che richiederanno tempo e sequel per essere capiti pienamente. Perché è questo il compito gravoso e transitorio del film: aprire le porte sulla continuity DC. Un compito difficoltoso che il film non riesce a soddisfare appieno. La trama che porta allo scontro tra questi due grandi eroi non è poi così articolata, vede in Luthor il nemico primario, il quale desidera disseminare ombre sul giudizio pubblico dei supereroi e, un po’ forzatamente, riesce a comprendere il modo in cui far emergere un demonio “dimenticato” da Krypton (Doomsday) per eliminare definitivamente l’eroe dalla grande “S”, un piano alternativo da avviare nell’evenienza in cui Davide non riuscisse ad uccidere Golia.

Una delle visioni oniriche di Bruce Wayne vede Superman avanzare verso di lui mentre gli ufficiali si inginocchiano al suo passaggio. Superman afferma: "lei era tutto il mio mondo", come se volesse riferirsi a Lois Lane. Questa scena potrebbe essere indicativa circa un possibile futuro del DC Cinematic Universe. La scena potrebbe essere ispirata alla trama del videogioco "Injustice" in cui Superman, dopo la morte di Lois, distrutto dal dolore e accecato dall'odio, istituirà un governo totalitario sotto il proprio controllo. Proprio Batman sarà il supereroe che si rivolterà a questa dittatura.

Se il montaggio è l’aspetto maggiormente deludente dell’opera, la nota estremamente positiva del film dev’essere riservata, invece, al cast: azzeccatissimo. Henry Cavill è il degno erede di Christopher Reeve, pur non mantenendo quell’aura di timidezza e bontà che il compianto attore recava in sé nell’umanità del suo alter-ego. Ma il Superman di Cavill è sempre Superman, rarissime volte sa essere Clark Kent, poiché è un Dio sceso in terra, una figura mitologica emanante potenza dalla maestosità di un fisico scolpito, come una statua greca che ha preso vita. Ben Affleck, il Batman che gli si oppone, per impatto visivo e presenza scenica riesce ad essere il miglior cavaliere oscuro che si possa mirare sul grande schermo. Non è altro che l’uomo prescelto, l’eroe tacciato dagli dei, l’unico in grado di poter affrontare un essere onnipotente con l’ugual coraggio di un eroe antico. Incarna in sé l’animo martoriato, stanco più fisicamente questa volta che mentalmente. Batman teme l’onnipotenza di un essere che non comprende. Così come molti altri, poiché è nella natura dell’uomo temere l’ignoto. Amy Adams è talmente bella e brava da riempire lo schermo e riuscire a cavarsela nonostante una scrittura rivedibile del proprio personaggio, una Lois Laine determinata ma invasiva. A lei le si affianca la seconda figura femminile preminente: Gal Gadot, Wonder Woman, che esordisce sul grande schermo per salvare il crociato incappucciato dalla morte, combinando avvenenza femminile e furia battagliera. Che dire su Jeremy Irons? Finalmente un Alfred che è la vera spalla di Batman durante le sue missioni; sarcastico, raffinato e ironicamente critico per la sfrontatezza del suo prediletto.

La modernità contemporanea fa da scenario studiato al compiersi del conflitto tanto decantato: il Daily Planet di Clark Kent non può nulla nel glorificare la figura del semi-dio, ma i video in rete, i mass-media, il passa parola sociale invece, non fanno che accrescere la paura nei confronti di Superman, da molti ritenuto un dio, da altri un demone caduto dal cielo. I diavoli e gli angeli sono sulla terra, chi sta vincendo? E’ questo l’inquietante interrogativo che suscita il dipinto nello studio di Lex Luthor (Jesse Eisenberg). Un Luthor fin troppo nevrotico, folle nella sua genialità, sadico e apatico.

Le immagini che si susseguono nello scorrere del film sono imponenti. La fotografia di Snyder e la costruzione della scena sono quasi sempre magnificamente evocative nella rappresentazioni simboliche. Superman osserva tutti dall’alto, dalla gloria del proprio immenso potere, volando sui nostri volti. Le donne e gli uomini volgono le braccia verso di lui, accecati leggermente dal sole, il medesimo agente che conferisce all’ultimo figlio di Krypton, il vigore e la possanza.

Alle volte sembra che il regista si sia concentrato sulla costruzione della singola scena a discapito della narrazione univoca del film, ma nella seconda parte, questo difetto si tramuta in pregio portando a compimento la dicotomia tra i due più grandi eroi del fumetto americano, mostrati dal punto di vista singolo, come gladiatori feroci in un’arena urbana. Da opposti, in un duro conflitto breve ma intenso, diverranno compagni, forse con un pretesto che oscilla dalla banalità alla profondità emotiva (il nome della madre). In quel preciso istante, Batman comprende di non stare affrontando un vero nemico. Intuisce finalmente che l’alieno sceso dal cielo è più umano di quanto pensasse. Con l’amore che Clark prova verso la madre, Bruce percepisce che il dio è uomo: soffre, sanguina, ha paura per le persone a cui tiene. Il potere, a differenza di ciò che afferma Luthor, può essere controllato senza malvagità, con la dedizione incondizionata e l’affetto.

Superman trascina una nave tra i ghiacciai, una delle tante scene visivamente imponenti del film.

Il conflitto finale con Doomsday, rappresentato finalmente come il vero diavolo all’interno del lungometraggio, risvegliato dalla follia di un demone, uomo a tutti gli effetti, vedrà impegnati su due fronti l’aberrazione di Krypton e la trinità DC. I metaumani sono gli eletti. Finalmente questa verità viene svelata e accettata. Restano ancora una volta gli uomini (Lex) a gettare le tenebre sul destino dell’uomo stesso, risvegliando una creatura abominevole.

Il sacrificio dell’ultimo figlio di un mondo perduto, e la sua conseguente caduta al suolo, richiamano per l’ennesima volta un simbolismo religioso, di un dio fatto uomo, trascinato delicatamente al suolo dai due eroi sopravvissuti, per portarlo dinanzi alla donna a cui aveva detto “ti amo” poco prima di perire: la pietà dei giusti, verso un corpo immortalato in una posa plastica.

Il funerale vede contrapposte due sequenze: all’uomo comune viene celebrato un rito normale, ad una bara vuota, un rito militare, con tanto di bandiera, stendardo posto sulla bara e colpi di cannone ad annunziarne l’addio. E’ ciò che l’uomo ha sempre fatto: demolisce il vivo e celebra il caduto. Onora una bara vuota, macchiata dall’ipocrisia, e ignora la verità, che ha cercato spesso di nascondere o di infangare con la menzogna. E’ il preludio alla guerra, alla nascita della Justice League. Perché l’uomo ha bisogno di eroi, non può resistere da solo.

Le affascinanti riflessioni del rapporto uomo-dio, umanità-invasore, nemico e alleato non riuscirono a compiacere la critica che “punì” i difetti del lavoro con una sfilza di Razzie Award. Sebbene siano alquanto evidenti i problemi iniziali del film, “Batman V Superman” può giocarsi le sue carte nelle sue intenzioni di far divertire i fan DC Comics. Sebbene sia stato massacrato da alcuni severi giudizi, “Batman V Superman” potrà venire ricordato come il capostipite di un universo cinematografico DC che sta prendendo sempre maggiore consistenza: è infatti ormai prossimo l’avvento della “Justice League”. A tal proposito il film dovrà essere ricordato per l’esordio sul grande schermo di Flash (Ezra Miller), Aquaman (Jason Momoa) e Cyborg (Ray Fisher).

Sebbene sia stato oggetto di scherno e di odio, alle volte ingiustificato, “Batman V Superman” può offrire un’esperienza visiva di assoluto impatto, divertente e appassionante, nonostante qualche errore di troppo, e nonostante qualche pregiudizio critico di troppo…

Voto: 7,5/10

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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