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Mr. Boombastic – Quando una pubblicità diventa un fenomeno di culto

Un tempo esisteva una sorta di precetto che doveva essere rispettato da chi di cinema e televisione ne faceva il proprio pane quotidiano. Tale dogma era come se fosse stato impresso su una tavola astratta ma concreta, tanto d’essere presa come monito dalla mente e dall’animo di ogni addetto ai lavori: essa prevedeva una costante ricerca dell’originalità. Persino nella pubblicità, l’indagine da compiersi era quella di portare allo scoperto lo stupore estetico, l’impatto sorprendente che uno spot, breve o articolato che fosse, avrebbe potuto avere sulla psiche dei telespettatori, a spingerli ad acquistare un prodotto, non solo per la voglia d’averlo, ma perché “incantati” da ciò che tale promo consigliava. In quegli anni, precisamente nel 1995, un paio di Jeans proponevano eroismo, audacia, spavalderia, sicurezza di sé e successo con le donne: e lo facevano con una certa innovazione. Quanto potere recavano in loro quei calzoni che, se abbinati a un paio di occhiali da sole, trasformavano l’acquirente di turno in un “Mista Lova, Lova”. Permettetemi questo “neologismo molto particolare”, asservito al momento, una piccola licenza linguistica riadattata del ritornello, ma, pur vero, in quegli anni il tormentone era ripetere parole e note “italianizzando” il testo: Mr Lover, Lover” diventava canterellando “Mista Lova, Lova”. E noi amavamo pronuncialo in tal modo, forse proprio perché coscienti di non arrivare mai a cantarla come chi l’ha portato tale ritornello alla ribalta.

Ma andiamo più nel dettaglio: la Levi’s nel 1995 rilasciò uno spot televisivo per promuovere i suoi già celebri Jeans. Tale promo era accompagnato da un brano musicale del cantante giamaicano Shaggy: Boombastic. Una hit indimenticabile, resa immortale da uno stile vocale, quello per l’appunto di Shaggy. Grazie allo straordinario successo dello spot, che spopolò in televisione, il brano raggiunse le prime posizioni in tutta l’Europa. Fu uno dei primissimi esempi di come un semplice promo televisivo potesse ergersi a tormentone, un brano a far salire alla ribalta non soltanto un prodotto pubblicizzato ma tutto un cantante. Da quel momento diverrà infatti una consuetudine che i cantanti prestino i loro brani agli spot televisivi, sperando di farne dei tormentoni. Alcune volte è andata bene, altre le musiche son passate del tutto inosservate, finendo, come spesso succede, nel dimenticatoio. Cosa che non accadde a Boombastic. E come sarebbe potuto succedere? Non era soltanto la musica, e tutto ciò che essa comporta, ad essere predominante nello spot, ma erano le stesse sequenze ad adattarsi perfettamente al ritmo: suoni e immagini venivano amalgamate in un’univoca espressione.

Stacchi di melodia roboante fanno da preambolo a un’ampia inquadratura, presa dal basso e  rivolta a un Hotel in preda alle fiamme. Una donna rimasta intrappolata sul tetto urla disperatamente verso una folla che nel frattempo si è radunata in prossimità dell’albergo. Si tratta, come riporta l’insegna che si staglia alle spalle della povera fanciulla, dello Schmitt Hotel. Un uomo, con indosso un paio di jeans Levi’s e una canotta bianca, inforcando un paio di occhiali da sole si palesa improvvisamente al centro della scena. E’ in quel preciso istante che inizia il tormentone di Shaggy, con l’esatta pronunzia dell’espressione: “Mr Boombastic”. Come se il nome proferito da Shaggy facesse da chiaro annuncio all’arrivo del protagonista dello spot. E in effetti sarà proprio così! Per tutti quel coraggioso, intraprendente, per certi versi, mordace protagonista diventerà “Mister Lover, lover” o, in alternativa, “Mr Boombastic”.

Salta subito agli occhi, sin dalle prime sequenze, come la pubblicità riesca a calare lo spettatore in una realtà fittizia, surreale, animata artificialmente: un mondo, magari anche  pittoresco, ma fatto di comune plastilina. Lo spot venne realizzato da Deiniol Morris e Michael Mort, i quali utilizzarono la tecnica cinematografica del Claymation, che adopera la plastilina animata. Fu, quella apportata dai due autori, un’innovazione senza precedenti, mai nessuno aveva proposto nulla del genere per una “semplice” pubblicità.

Mr Lover, lover, notando la donna in pericolo e scorgendo a pochi passi da lui una motocicletta della polizia, decide di accaparrarsela. Così, in sella al bolide su due ruote, percorre a tutta velocità una serie di scale da pompiere, già sovrapposte e messe in posizione per montarci sopra, nel tentativo di raggiungere la sommità dell’hotel, non prima d’aver rivolto un sorriso furbetto allo spettatore preoccupato. Neppure un solo istante è sprecato in questo spot, ogni singolo fotogramma è destinato a sorprendere e divertire chi ha l’opportunità di guardarlo. In quell’accenno di sorriso il personaggio racchiude tutta la propria carica d’azione, suggerendoci, con vivacità espressiva, un laconico “non preoccupatevi, ci penso io a lei!”. Raggiunta la donna, dopo aver distrutto la moto contro l’insegna intermittente dell’hotel (che muterà per pochi istanti in un provocatorio “Shit Hot”), l’uomo si appresta a salvare la donna dalle fiamme. E come? Semplicemente togliendosi di dosso i Jeans della Levi’s e poi stendendoli a cavallo del cavo (il che farà avere alla donna un piccolo mancamento, ma giusto qualche attimo). Aggrappatisi entrambi ai calzoni, i due scivoleranno via a tutta velocità lungo la fune, mentre i Jeans per il forte attrito si lasceranno dietro una scia di fuoco, tanto da trasformare due poveri piccioni accovacciati proprio su quel cavo, in due polli arrosto. La folle corsa infine vedrà i due sfondare i vetri della finestra di una stanza da bagno di un palazzo adiacente, proprio nel momento in cui un ignaro tizio se ne stava comodamente seduto sul suo water. Qui Mr Lover, lover e la donna si lasceranno andare a un intenso bacio, mentre la folla applaude, e l’uomo, che ha compreso ben poco, li osserva attonito. Un finale parodistico di uno spot dal sapore altrettanto burlesco.

Il brano di Shaggy non fu semplicemente un estratto adattato come colonna sonora dello spot, ma fu  parte integrante di esso, nel cadenzare la verve caricaturale dell’azione. Lo spot della Levi’s fu pluripremiato per l’originalità e le innovative tecniche di realizzazione. Più che una pubblicità, la Levis’ propose uno “stile” promozionale, una storia divertente, che non si consuma in un solo minuto sotto i nostri occhi, ma resta ben salda in mente. Fu una sorta di cortometraggio cinematografico prestato alla televisione.

Una pubblicità come questa, oggi, nell’epoca dei social network e dei falsi perbenismi, verrebbe tacciata di maschilismo, di prevaricazione, di razzismo (nello spot non vi è presente neppure un solo personaggio di colore tra la folla), susciterebbe le ire degli animalisti e dividerebbe letteralmente il pubblico tra chi l’adorerebbe e chi ne farebbe motivo di disprezzo. D’altro canto, il video della canzone di Shaggy risulterebbe il più cliccato su Youtube, lo spot verrebbe condiviso su qualunque piattaforma social, e la pubblicità sarebbe in tendenza su Twitter pressoché in pianta stabile, con diversi hasthag.

Vi era, negli anni in cui lo spot fu girato, una realtà ben diversa dall’attuale, molto meno esigente, dove anche un semplice messaggio pubblicitario poteva suscitare curiosità e destare meraviglia. Erano anche gli anni in cui si prendevano le cose con disinteressata ironia, e di sicuro si polemizzava molto meno sulla realtà circostante.

Con “Boombastic” eravamo tutti audaci col ritmo nel sangue, capaci di conquistare la fanciulla in difficoltà dai folti capelli biondi.  Uno spot che aveva fatto a tutti noi un dono molto speciale: farci sentire eroi.

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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