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Recensione e analisi: CACCIA AL LADRO

Caccia al ladro fa parte di un periodo particolarmente prolifico della carriera artistica del grande maestro del brivido. Hitchcock, infatti, in 18 mesi, precisamente dal luglio 1953 al novembre del ’54, girò ben quattro film, e cioè Il delitto perfetto, La finestra sul cortile, Caccia al ladro e La congiura degli innocenti. Se La finestra sul cortile era stata l’emblema della staticità della scenografia, Caccia al ladro fu il film del movimento. La Paramount aveva da poco messo a punto un nuovo sistema, il Vista-Vision, in grado di dilatare l’inquadratura e migliorarne la definizione e non vedeva l’ora di utilizzarlo. Il soggetto di Caccia al ladro fu in verità suggerito dalla stessa Paramount, per reclamizzare il suo novo sistema che puntava a inquadrature di grande effetto. E allora che cosa ci poteva essere di meglio della favolosa Costa Azzurra?

Le riprese avvennero nell’estate del ’54 e quei mesi rappresentarono per il regista un gradevole periodo. Coadiuvato dalla moglie Alma e alla presenza di personaggi come Gary Grant e Grace Kelly, attori fra i suoi preferiti, si trovò a lavorare in un clima alquanto familiare e rilassante.

La pellicola fu accolta molto bene dal pubblico e la critica statunitense di quel periodo, che non aveva ancora analizzato in profondità il cinema di Hitchcock, proclamò ancora una volta Hitchcock  maestro dell’entertainment, del divertimento brillante e sbarazzino. Infatti Caccia al ladro è privo di quella profondità tematica che si avverte, sotto la superficie sempre gradevolmente accattivante, in quasi tutti i film di Hitchcock. Ma come spesso accade, anche qui il regista non ha realizzato un’opera dal sapore solamente commerciale, ma ha saputo mettere su un contesto dettato dalle esigenze della produzione per percorrere ulteriormente e felicemente una maniera tutta sua di fare cinema.

“… tutto sa di vacanza, di fantasia di colori. La satira è sempre caustica ma, raggiunto lo scopo, ricade nel sorriso, non nella smorfia”, scrivono Claude Chabrol  ed Eric Rohmer nel loro libro su Hitchcock. L’elevata qualità visiva delle immagini, il tono pacato e ironico della narrazione, il gioco dell’inseguimento e quello scanzonato dell’amore, a cui danno volto e corpo due attori affascinanti e maliziosi fanno di Caccia al ladro un film che incanta ed appassiona. Fanno da cornice al clima brioso e spumeggiante, sia pure venato a volte di sottile malinconia, tutta una serie di gag: le simmetrie nelle sagome del ladro di un tempo e di colei che vuole imitarlo, il viso imbrattato di crema della donna che grida come un’ossessa, non per aver visto un cadavere bensì per aver scoperto un furto di gioielli; le figure dei due protagonisti che si piegano ora a destra ora a sinistra durante la corsa in auto, come in una delle tante comiche di cui è pieno il cinema dei primi anni del Novecento; la configurazione dei tetti dove si consuma l’inseguimento finale contrapposta al manierismo della festa in costume; il primo piano della gambe e dell’ombra del bagnino, che poco peso ha nella stesura della trama; la sigaretta spenta nel tuorlo dell’uovo, che rende maggiormente evidente l’irriducibile antipatia di Hitchcock per le uova.

Caccia al ladro è un film frizzante, con un retrogusto gradevolmente amaro. A parte il tema generale e ricorrente dell’innocente accusato ingiustamente, è curioso come in Caccia al ladro si susseguano una serie di precisi riferimenti e di anticipazioni ad altri film del maestro: in Rebecca, la prima moglie, la signora Van Hopper spegne una sigaretta premendola in un vasetto di crema per il viso; l’intraprendenza amorosa di Frances ricorda quella di Lisa ne La Finestra sul cortile; Grace Kelly al volante a fianco di Gary Grant rammenta la folle corsa della Bergman in Notorius, così come del tutto simili sono la sua spiccata curiosità e il suo desiderio di matrimonio; il personaggio di Frances, ricca e dissoluta, precede quello di Melanie nel film Gli uccelli. Tantissime sono anche le anticipazioni di Intrigo internazionale: il rapporto contrastato fra i protagonisti, la seduzione ad opera della donna, la scena dell’aereo, l’inseguimento finale e il salvataggio in extremis dal precipizio.

Caccia al ladro è un film elegante, persino umoristico, sentimentale fino all’amarezza, ma più che altro è un film pieno di bollicine, spumeggiante per definizione. Non a caso fu definito “lo champagne di Hitchcock”.

Redazione: CineHunters

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