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Recensione e analisi – Terminator

La storia di “Terminator” comincia la notte del 12 maggio del 1984. Come un’incontrollata scarica elettrica di origine ignota, una sarabanda di luci abbaglia con fulminee intermittenze due zone periferiche di Los Angeles: da questi fasci di luci, due figure dall’aspetto umano giungono dal futuro. Una di esse è un Terminator, modello T-800, un organismo cibernetico d’impareggiabile abilità combattiva. Il Terminator è dotato di innesti di pelle umana, e possiede conseguentemente i connotati fisici di un uomo comune. Ma dietro l’involucro di umana consistenza, il Terminator, in effetti, è una macchina di malvagità, alimentata dalla sola direttiva specifica di “terminare” i propri avversari. Il Terminator ha un endoscheletro metallico invulnerabile ai colpi d’arma da fuoco, e il vero volto del robot ha le sembianze di un teschio d’acciaio su cui risaltano, come fossero rubini incastonati, due folgoranti occhi rossi. Le sembianze umane del Terminator gli permettono di mimetizzarsi con le persone comuni e cominciare la sua missione: scovare e uccidere una giovane donna di nome Sarah Connor.

Nel frattempo, l’altro viaggiatore del tempo, un guerriero umano chiamato Kyle Reese, si mette anch’egli alla disperata ricerca di Sarah mentre apprende che già due donne chiamate col medesimo nome della donna da lui agognata, sono state barbaramente uccise. Il Terminator sta infatti eseguendo una ricerca sistematica suggeritagli da un elenco telefonico. Egli ha infatti rintracciato in ordine alfabetico le residenze delle tre Sarah Connor che vivono a Los Angeles, si è recato nelle loro abitazioni e le ha uccise barbaramente. Kyle possiede una fotografia della giovane Sarah ed è cosciente del fatto che lei è ancora viva, ma sarà solo questione di tempo prima che il Terminator la rintracci.

A tarda notte, Kyle incrocia per strada Sarah e comincia a pedinarla fin quando la donna, notando il fare sospetto del tizio, entra in un locale per trovare riparo a quella che crede essere l’angheria di un maniaco. D’improvviso, il Terminator fa breccia nel locale e inizia a sparare all’impazzata, senza alcuna pietà, nel tentativo di uccidere la donna. Kyle, però, rimasto in continua veglia nei pressi del locale, contrattacca col suo fucile, salvando Sarah e fuggendo via con lei.

Nascostisi in un parcheggio, Kyle confessa a Sarah la verità: egli è un combattente venuto dal futuro per proteggerla dall’assalto del Terminator, anch’esso giunto dal futuro per ucciderla. Kyle spiega inoltre alla donna che quanto prima, una rete di difesa d’intelligenza artificiale nota come  Skynet raggiungerà l'autocoscienza ribellandosi all'umanità e scatenando un olocausto nucleare. John Connor, il futuro figlio di Sarah, raggrupperà i sopravvissuti e li guiderà in una ribellione che assumerà i contorni di una guerra di logoramento e porterà alla dipartita di Skynet. Il Terminator è stato mandato indietro nel tempo per uccidere Sarah prima della nascita di John, come estremo tentativo per evitare la creazione della Resistenza.

Da questo momento comincia una lotta per la sopravvivenza a cui prenderanno parte Kyle e Sarah per sfuggire agli assalti distruttivi del Terminator che non si fermerà davanti a nulla se non prima avrà adempiuto alla propria missione.

James Cameron stese la bozza iniziale del suo progetto “The Terminator” quando viveva in California, a seguito di un incubo. Linda Hamilton venne scelta per interpretare Sarah Connor, Michael Biehn fu chiamato per dare voce e corpo al personaggio di Kyle Reese, e infine, Arnold Schwarzenegger fu scritturato per vestire i panni del Terminator. Il grande successo del film, consolidò la carriera dell’attore e fu per lui il grande passo verso il raggiungimento dello status d’icona dei film d’azione. La mimica facciale di Schwarznegger, dalla gamma piuttosto risicata, venne capovolta in un autentico punto di forza e per tale ragione il ruolo del cyborg parve gli fosse stato cucito addosso. La maschera di Schwarznegger fu quella di uno spietato androide, incapace di comunicare alcuna emozione se non la ferma volontà di porre fine alla vita della protagonista.

L’idea di realizzare un film fanta-horror affascinava profondamente Cameron, viste le influenze che il regista John Carpenter col suo remake de “La cosa” ebbe in quegli anni su molti cineasti alle prime armi. Cameron era uno di quelli, un visionario in attesa di plasmare un’idea e renderla visibile. Decise quindi di sperimentare una nuova ricetta, capace d’ingolosire il palato di chi su quella tavola imbandita voleva degustare sapori dal retrogusto variegato e mai assaggiati prima. Mescolò così il genere fantascientifico col thriller di strada, fatto di lunghi inseguimenti e fughe rocambolesche in scorci notturni. Infine, rilasciò nel proprio “calderone” un pizzico di quell’ingrediente segreto carpito dal genere horror. Ma “Terminator” pur senza eccedere in messe in scena orrifiche, predilige il senso d’angoscia al terrore ansiogeno. E’ la paura esagitata dall’istinto di sopravvivenza quella che viene esaminata e vagliata con accuratezza all’interno del film, non lo sgomento di una paura remota e difficilmente comprensibile.

L’aspetto umano del Terminator permette di rapportare questa suddetta paura al nostro più intimo sentimentalismo, perché nell’agire meccanico di questa macchina assassina scorgiamo le fattezze di un uomo. La malvagità del cyborg non permane contenuta nella corazza cibernetica ma tende a manifestarsi anche nell’aspetto esteriore e ciò porta il pubblico a provare timore non soltanto nei riguardi dell’entità robotica, ma paragonando tale entità all’essenza stessa dell’umanità. Con Terminator uomo e macchina vengono posti su due fronti opposti ma al contempo inglobati nell’agire violento del Terminator. Il film spiega come l’aspetto di questo primo T-800 sia stato opportunamente vagliato da Skynet per permettere alle macchine d’infiltrarsi tra gli uomini e ucciderli. Il terrore, così facendo, non è più perfettamente riconoscibile. Per tale ragione la linea di demarcazione che dapprima separava uomini e macchine viene fagocitata. Persino Kyle Reese ammette di non essere riuscito a capire chi fosse il Terminator fin quando non ha tentato di uccidere Sarah. Un costante senso di allerta domina le attenzioni di Kyle quando, scrutando la folla che circonda Sarah, fatica a comprendere chi possa essere il carnefice che l’assalirà.

Oltre questa mia analisi critica, il conflitto che si sviluppa tra Terminator e Kyle, erige comunque un duello ben più limpido e cristallino: l’uomo contro la macchina. Tra le periferie di una Los Angeles ottenebrata, si consuma un’estenuante corsa per scampare agli attacchi del Terminator. La maggior parte delle riprese sono state girate di notte. Il sole sembra non possa sorgere realmente per non dare la falsa illusione che una luminosa speranza pervada il cielo coi suoi raggi all’alba di un nuovo giorno. Non vi può essere, infatti, speranza alcuna finché il terminator avrà forza di movimento. “Terminator” è un film cupo, nebuloso, in cui l’opprimente immagine di un futuro ancor più buio perdura nell’oscurità di quelle tenebre che avviluppano i protagonisti persino quando si concedono un po’ di riposo.  

Il tema della progressione tecnologica viene perpetuato per la prima volta da Cameron in questo film. Skynet è stato creato dagli uomini, i quali non si sono posti minimamente il problema circa i possibili rischi della costruzione di una macchina dotata d’intelligenza artificiale. La tecnologia senziente che si rivolta all’uomo è uno dei topos narrativi più usati nella fantascienza, ma in “Terminator” assume un valore ancor più inquietante poiché la volontà di annientare viene resa come il principale fulcro vitale degli androidi.

Kyle e Sarah, accomunati da un destino arcano e infinito, trascorrono un’intensa notte d’amore. Dalla loro unione, Sarah resterà incinta di John. Scopriamo così che il destino riesce a farsi strada tra i paradossi del tempo, e che Kyle senza mai venirne davvero a conoscenza è, invero, il padre dell’eroe della ribellione, di quel simbolo di coraggio a cui lui stesso si era ispirato nel futuro da cui proviene.

Lo scontro finale di “Terminator” avviene all’interno di una fabbrica. Il T-800, oramai spogliatosi del suo ingannevole aspetto, e ridotto a muoversi col solo suo supporto scheletrico in metallo, affronta un ultima volta Kyle, allo stremo delle forze. Kyle riesce a far saltare in aria il cyborg, prima di spirare tra le braccia di Sarah. Ancora una volta però, il Terminator, il cui busto non è stato domato, prosegue inesorabile a strisciare al suolo per afferrare Sarah. Ma la donna lo trascina fino a una pressa idraulica e lascia che il macchinario svolga il suo inconsueto compito: lo distrugge così definitivamente.

Il film si conclude con una ripresa in cui Sarah, incinta, fermatasi nei pressi di una pompa di benzina, memorizza le proprie parole su di un registratore, rivolgendosi al figlio nascituro. Un bambino le scatta una fotografia: sarà la stessa Polaroid che Kyle avrà con sé quando tornerà indietro nel tempo per cercarla. Sarah si avvia in auto verso l’orizzonte, dove si possono intravedere nubi grigie e minacciose. Ancora una volta “l’ambientazione” in “Terminator” sembra anticipare la prosecuzione degli eventi. Se prima le tenebre avvolgevano i nostri protagonisti per mistificare l’opprimente e tetra presenza del “predatore” a caccia delle sue vittime, adesso, quelle nuvole preannunciano la tempesta che si abbatterà sul futuro degli uomini.

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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