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Il Flash di John Wesley Shipp col suo iconico costume - Illustrazione di Erminia A. Giordano per CineHunters

 

Qualche giorno fa, sui social network, campeggiava uno scatto fotografico raffigurante un supereroe giunto dal passato. La sua immagine era concreta al senso della vista eppure, in primo acchito, inspiegabile razionalmente. Come poteva essere riapparso così improvvisamente, con l’istantaneità di un lampo, quell’eroe del vecchio millennio?

Flash, e con tale appellativo faccio riferimento all’originale, è tornato! John Wesley Shipp è stato “catturato” in un fotogramma digitale con indosso il suo “autentico” costume d’epoca. La tuta rossa è nuova di zecca, rammendata come quella di un tempo, pronta per essere riutilizzata. Su quel set televisivo in cui prende forma l’episodio crossover che coinvolge i tre show principali del canale “The CW”, ovvero “The Flash", “Arrow” e “Supergirl”, sta avvenendo un viaggio nel tempo, fluttuante tra passato e presente. Lo storico interprete del personaggio DC Comics è riapparso per prestare i propri servigi al ruolo che lo ha reso celebre, e per salvare il mondo con l’indimenticato stile degli anni ’90 al suo seguito.

John Wesley Shipp è un “eroe” di stampo classico. Sì, ne sono ampiamente consapevole. Anzitutto egli è un attore e come tale riveste un ruolo, ma i suddetti panni, quelli del supereroe, gli calzano a pennello, come un abito di taglio sartoriale cucito su misura. Ciononostante, la sua carriera cominciò con parti del tutto diverse, per le quali dovette vestire variegati costumi di scena. Dal 1980 al 1984 fa sue le vesti del dottor Kelly Nelson in “Sentieri”, e tra il 1986 e il 1987 porta a casa due Emmy Award consecutivi per “Così gira il mondo” e “Santa Barbara”.

Per tutti gli anni ’90 e il primo decennio degli anni Duemila, Shipp “adatta” a sé le “divise” più disparate: è un pugile in “Sisters”, un sergente maggiore di artiglieria in “Jag”, e ancora un Colonnello, persino un allenatore di football. Shipp è un attore che si alterna costantemente tra piccolo schermo e teatro. Proprio per quest’ultimo, calca il palcoscenico numerose volte, in particolare per le opere “The Killing of Michael” di Erik Jendresen, “Malloy”, sino ad approdare a Broadway, nel pluripremiato “Dancing at Lughnasa” del drammaturgo irlandese Brian Friel.

Il 1990 è l’anno del suo debutto cinematografico, nel seguito del cult “La storia infinita”, dove interpreta il papà del protagonista Bastian (Jonathan Brandis). Tuttavia, la sua è una carriera che nel mondo della settima arte non decollerà mai. Tale ruolo, quello del padre inteso come guida, visto come figura protettrice, dagli occhi di un figlio, e reinterpretato metaforicamente come porto sicuro in cui poter attraccare, dopo essere scampato alle acque tempestose del mare aperto, e sentirsi stretti in un abbraccio, sarà una “tenuta” che l’attore statunitense non si toglierà mai di dosso. Di fatto, dal 1998 al 2002, si “agghinda” ancora per essere il padre del personaggio principale nel teen-drama di culto “Dawson’s creek”.

Potete leggere il nostro articolo "Dal passato piovono folgori e saette - Flash, la serie classica" cliccando qui.

 

I registi e i produttori ne sono consapevoli, Shipp ha la caratura del mentore, del maestro, ma, ancor di più, possiede la levatura dell’eroe. Tante sono state le maschere portate da questo interprete, ma una su tutte, quella rossa come il sangue, resta la più amata.

Sul set de “La storia infinita 2”, egli divide la scena con il compianto interprete Jonathan Brandis. I due attori lavorarono insieme anche in “Flash”, nella puntata “Child's Play”. Proprio per l’omonima serie televisiva della CBS, John fu Barry Allen, un poliziotto della scientifica che, dopo essere stato colpito da un fulmine, diventa il supereroe mascherato Flash, alla sua prima incarnazione televisiva.

"Flash" - Illustrazione di Erminia A. Giordano per CineHunters

 

Influenzato dal Batman di Tim Burton e Michael Keaton, Shipp interpreta un Flash grintoso, maturo, tenebroso, alimentato inizialmente da un desiderio di vendetta ma anche animato da un senso assoluto di giustizia. E’ un eroe rabbioso, il suo, nei riguardi dei biechi delinquenti della città di Central City, scattante, a tratti furioso, ma incredibilmente umano e prodigo. Quello di John resta un “corridore” solitario, che compie le sue sgroppate di notte, in una metropoli buia, che pullula di delinquenza, in cui il tempo oscilla tra il presente ed il trascorso. Poche sono le luci che illuminano il cammino e la corsa di questo vigilante, se non i murales variopinti che sovrastano le alte mura cittadine. Egli è un personaggio per lo più solo, coadiuvato solamente da una compagna, la dottoressa Christina Mcgee (Amanda Pays), un’amica destinata ad essere la sua futura sposa.

John Wesley Shipp e Amanda Pays sul set di "Flash"

 

Il Flash di Shipp, pur differenziandosi per diversi aspetti dalla controparte cartacea, è una trasposizione reale, oscura, forte e giustiziera. Shipp calzò, con egual abilità, il camice bianco del più sciolto Barry e il costume scarlatto della sua collerica seconda identità, offrendoci un’interpretazione apprezzabile, sincera, ed ispiratrice. John Wesley Shipp divenne un eroe tradizionale, dallo stile “antico”. Il suo fu un Flash adulto, un combattente audace, un velocista inarrestabile, imponente, massiccio, dal mento spiovente, ironico ma arrabbiato, emotivo, generoso e dal sangue freddo quando la situazione era solita richiederlo.

"Flash" - Dipinto di Erminia A. Giordano per CineHunters

 

Il Flash di una volta, per scelta stilistica degli sceneggiatori, era avvolto da un’immateriale aura di misticismo. Nel corso della serie, il suo “apparire” e “svanire” con rapidità fece alimentare le voci circa la sua reale esistenza. L’eroe di Shipp agiva nell’ombra, in bilico tra visibilità e invisibilità. Per gli onesti era un semidio protettore, un “Ermes” disceso dall’Olimpo; invece, taluni banditi erano soliti descriverlo come un demone appena percettibile, altri come un fantasma rosso, alcuni addirittura come un diavolo vendicatore. La patina di mistero che ammantava il supereroe gli permetteva di terrorizzare anzitempo i suoi avversari, sin dal momento in cui intravedevano quella scia rossa portatrice di giustizia. Il “Santero”, lo “stregone” di un quartiere dei profughi latino-americani di Central City presente in un episodio, descrisse il vigilatore come l’umanizzazione di Shango, la divinità del culto yoruba associata al tuono, che castiga i mentitori ed i malfattori. Invero, come terrà a precisare lo stesso Barry, Flash è un uomo mortale, con dei poteri speciali messi al servizio del bene comune. Nel ritratto del valoroso combattente compiuto da John Wesley Shipp, verità e suggestione combaciano perfettamente.

La sua “calzamaglia”, fatta di un rosso acceso tendente al bordeaux, quasi amaranto, il suo fulmine dorato, che scorreva su una luna piena, targato sul petto come simbolo del suo potere, la saetta che gli ornava le braccia e proseguiva sulla cintura, dando l’impressione della scarica di una folgore in perpetuo divenire, è un qualcosa di iconico, evocativo, onnipresente. John, per impatto visivo, fu, ai suoi tempi, ma anche in questa modernità, un Flash perfetto.

"Barry Allen" - Illustrazione di Erminia A. Giordano per CineHunters

 

John Wesley Shipp riprese ad approcciarsi all’universo del prode corridore nel 2010, prestando la voce al professor Zoom in “Batman: the Brave and the Bold”. Nel 2014, venne chiamato dai produttori della nuova serie dedicata al “piè veloce” degli albi a fumetto e dei romanzi grafici, per interpretare Henry Allen, il padre di Flash. Shipp tornò così ad abbigliarsi come un padre amorevole, affettuoso, innocente. Due anni dopo, lo stesso interprete fu scelto per essere la vera incarnazione di Jay Garrick, il primo Flash della storia dei fumetti. Da pochi giorni, John ricopre, di nuovo, il ruolo del suo Barry Allen.

In successione, nella mitologia di Flash, John Wesley Shipp è stato per la CBS il primo velocista apparso sul piccolo schermo, nonché Polluce, un clone del protagonista con i suoi stessi poteri, per la Warner Bros Animation la voce sinistra e malvagia della nemesi del supereroe, e per la CW il padre di Barry. In seguito, ha interpretato Jay Garrick, il primo “scattista” dotato di una velocità sovrumana, nato dalla fantasia di Gardner Fox ed Harry Lampert, e adesso, nuovamente, Barry Allen, rimanifestatosi quasi trent’anni dopo la sua ultima apparizione. Pochi sono stati gli attori che, come lui, hanno legato il loro nome ad un brand, un modello, un emblema di abnegazione, bontà e coraggio.

In quelle fotografie, con addosso una nuova versione del suo splendido costume, Shipp ha dato l’impressione d’aver arrestato il fluire del tempo, dimostrando ancora una volta di essere la più espressiva personificazione di Flash.

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

Potete leggere il nostro articolo "Mitologia greca e supereroi - Flash, l'Ermes scarlatto" cliccando qui.

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Ezra Miller è Flash – Dipinto di Erminia A. Giordano per CineHunters. Il Barry Allen di Ezra Miller è un ragazzo timido, ancora impacciato e molto simpatico, ma nasconde dietro i suoi estrosi modi di fare grandi paure e insicurezze, derivate dalla sua solitudine.

 

  • Dei ed Eroi: tra mito e Justice League

Nell’antica Grecia esistevano gli eroi. Forse non recavano il prefisso “super” ma erano davvero degli eroi, capaci di vivere avventure e di compiere imprese del tutto simili a quelle che oggi indicheremmo come fuoriuscite da una qualunque narrazione a fumetti. In Grecia, già dal VI secolo a.C. esistevano quelli che noi oggi chiamiamo comunemente come “crossover”, ovvero i racconti dove gli eroi o gli dei si incontravano o scontravano tra loro. Eracle spalleggiava Teseo nell’Ade, ad esempio, Orfeo prendeva parte alla spedizione di Giasone e le divinità si schieravano in “leghe” contrapposte nel conflitto tra i troiani e gli achei, palesandosi d’improvviso e cambiando così il corso della trama, come nei migliori serial fantasy che oggi conosciamo. I supereroi, specie quelli DC, i primi a comparire sulle tavole dei fumetti e i primi a parlare per via cartacea, sorretti da una sceneggiatura che si materializza sotto forma di “nuvola”, non sono altro che le rivisitazioni dei vecchi eroi della mitologia, e ricalcano persino il modo in cui migliaia e migliaia di anni fa, quelle storie, quei miti propriamente detti, venivano raccontati. Sembrava infatti che la mitologia greca si svolgesse totalmente in un unico universo narrativo, coeso e preciso pur con qualche leggera incongruenza. La DC stessa ambientava le proprie storie in un universo ben noto, fino alla fine degli anni Sessanta, dove gli universi conosciuti diverranno molteplici. Insomma i supereroi sono delle esaltazioni ancor più d’impatto degli antichi eroi, da cui attingono valori e poteri, avventure singole e condivise.

  • Flash: “Non puoi fermarmi!
  • Superman: “Non esserne così sicuro. Ho già corso con te in passato, Barry. Ho anche vinto qualche gara.”
  • Flash: “Quelle erano per beneficenza, Clark!”

(Flash Rebirth – Barry fugge, correndo via, a Superman)

Superman è probabilmente l’emblema degli eroi DC, forte come Eracle, in grado di volare vicino al sole da cui attinge la propria possanza, figlio, più che dell’Olimpo, proprio del cielo, perché Kal-El è un essere quasi onnipotente che concretizza, in una serie infinita di poteri, i più grandi sogni di gloria della fantasia di ogni autore. Wonder Woman è forse il personaggio più attinente di tutti alla mitologia, sia a livello estetico che a livello narrativo. E’ un’amazzone, creata da Zeus e da Afrodite in persona, e cresciuta sull’isola della regina Ippolita. Wonder Woman è il simbolo della donna forte, autoritaria, splendente e valorosa, l’icona dell’eroismo femminile. Aquaman è forse l'eroe più antico della storia dei fumetti. Esisteva migliaia e migliaia di anni fa e portava, sempre con fierezza, un tridente stretto tra le mani, con cui troneggiava sul regno degli abissi fin dal giorno in cui i suoi fratelli, Zeus e Ade, si spartirono i tre regni del mondo, e a lui toccò quello del mare. Aquaman è il Poseidone dei nostri giorni, l'eroe che personifica la figura del dio greco e del sovrano di Atlantide, la città perduta, altro mito di cui il fumetto si erge a voce per ripercorrere l'ennesimo racconto che affonda le proprie radici nei secoli trascorsi. Lanterna Verde è un eroe posto a guardia del Pianeta. Egli, astuto come Odisseo e spavaldo come Aiace, proteggerebbe la Terra con l’egual fermezza di come Ettore avrebbe difeso fino alla morte la sua amata patria.

Flash è legato da una profonda amicizia con Lanterna Verde.

 

Batman e Cyborg sono due personaggi tanto diversi, ma che in un’analisi dedicata ad alcuni passi della mitologia non rappresentano altro che il limite dell’essere umano, quel limite che può essere superato dal sudore, dalla dedizione, dall’allenamento massacrante e dal genio dell’uomo. Batman ha dedicato la sua intera vita a spingersi “oltre”, ad incarnare un simbolo di paura e speranza nonostante non possedesse alcuna dote straordinaria, ma per il solo desiderio di giustizia. Batman è il vero eroe, quello che non necessita della forza valorosa di Enea o della velocità di Achille per poter abbattere l’ostacolo della malvagità, gli basta se stesso, perché egli è il solo che ha superato ogni limite a cui l’uomo è purtroppo soggetto. Batman è arrivato vicino al sole e nonostante avesse le ali di cera, è riuscito a non cadere. Prometeo ha rubato il fuoco agli dei per donarlo a noi uomini, perché eravamo ai suoi occhi meritevoli, unici. L’uomo partendo dal fuoco si è evoluto tanto da divenirne genio della scienza da lui stesso creata. Restituire la vita sotto forma di un Cyborg è un racconto di fantascienza che trova riscontro nella continua, sinistra, ricerca dell’uomo, che fin dall’alba dei tempi non riesce a smettere di tentare di ingannare la morte.

"Flash Comics 1"

 

Se prendiamo in esame il primo storico costume di Flash, datato 1940, non possiamo che notare, ancor prima di pensare al suo potere, che il velocista scarlatto sia una rivisitazione, in chiave moderna e supereroica ovviamente, del Mercurio alato. Flash trae le sue origini dalla velocità di Ermes, il messaggero degli dei, ritagliandosi un ruolo di primo piano nell’avventura contemporanea, incarnando, oltre che un passato nei miti, anche un’attenzione costante al futuro, dove Flash non fa altro che rappresentare il continuo viaggio, la corsa, l'interminabile percorso che ognuno di noi deve compiere nella propria vita.

Flash, John Wesley Shipp, 1990 – Dipinto di Erminia A. Giordano per CineHunters. Potete leggere il nostro articolo sulla serie classica “Flash” cliccando qui.

 

  • Flash – Il mercurio alato

“Più veloce di un fulmine nel cielo, della luce stessa, più rapido del pensiero, Flash è la reincarnazione di Mercurio alato... La sua velocità è lo sgomento degli scienziati, la gioia degli oppressi e l'incanto delle folle!” (Flash Comics 1- 1940)

Ogni personaggio di un fumetto che si rispetti rappresenta qualcosa; testimonia con la propria storia una volontà, un’idea dell’autore o una denuncia sociale per il periodo in cui essa viene pubblicata. Flash, uno dei perni della scuderia DC, non fa eccezione sin dalla sua nascita datata gennaio 1940. Nella società in cui viviamo ognuno di noi corre, si arrovella per inseguire sogni e speranze per un futuro che sembra snocciolarsi sotto i nostri piedi con immantinente rapidità; ma a volte in questa corsa perdiamo di vista il senso del nostro viaggio, la comprensione del perché corriamo. Lo spostarsi da un luogo ad un altro, il raggiungimento di una meta piuttosto che un’altra, il viaggio inteso in senso lato è soltanto il superficiale pretesto per celare il senso di scoperta di luoghi sconosciuti, di realtà a noi ignote, di esperienze straordinarie vivibili nella tortuosa peregrinazione compiuta come esperienza di vita. La corsa si configura come un’investigazione analitica e introspettiva di se stessi. E’ così che Flash corre per scoprire tutte le volte se stesso, per superare i propri limiti. Gli autori nel velocista scarlatto hanno voluto far incarnare il desiderio inestinguibile dell'uomo verso l’infinito sconfinato, verso la padronanza del mistero nascostosi lontano, verso la conquista.

In una puntata della serie televisiva degli anni ’90, Barry Allen (John Wesley Shipp) osserva una statua bronzea che ha le sembianze di Mercurio.

 

Il personaggio ha il mondo ai suoi piedi ed è animato da una brama di libertà senza limiti. Dalla matita di Gardner Fox e Harry Lampert, nel gennaio del 1940, nasce Jay Garrick, Flash, nelle pagine di “Flash Comics n°1”, albo della DC Comics che prese il nome direttamente dal suo personaggio principale. Nello stesso numero anche altri celebri eroi della DC videro la luce, eroi come Hawkman, Hawkgirl (Shiera Sanders), Black Canary e Johnny Thunder. La prima raffigurazione cartacea di Flash vede l’eroe sfrecciare verso l’orizzonte, lasciandosi alle spalle una lunga scia. Una donna dai capelli biondi osserva stupefatta l’uomo passarle dinanzi con passo spedito, così come il piè veloce Achille caricava verso l’esercito nemico. In tempi recenti quel primo numero, conservato gelosamente da un collezionista per quasi 70 anni, è stato valutato per una cifra che si aggira intorno ai 450mila dollari, a testimonianza dell’indiscusso valore e del futuro glorioso che avrà il personaggio, che in quelle pagine vedeva per la prima volta la luce.

Jay Garrick indossa sul capo un elmo grigio, ornato ai lati da due alette color oro, è abbigliato con un costume rosso che lascia intravedere una grossa sagoma gialla atta a simulare il dardo di un fulmine, veste un paio di jeans e calza due stivali rossi, anch’essi contornati da alette dorate. Le ali richiamano il simbolismo del dio greco Ermes. Flash corre su nastri d’asfalto con passo rapido e impalpabile, il che dà la sensazione che l’eroe non tocchi propriamente il terreno ma si sollevi da esso, proprio come faceva Mercurio quando muoveva i suoi passi sulle nuvole bianche che sovrastavano i sentieri dell’Olimpo.

“Lo faremo e lo faremo velocemente. Dopotutto, è come sono abituato a fare cose.” (Jay Garrick – Flash)

La prima apparizione di Barry Allen

 

L’incarnazione più famosa e amata di Flash, Barry Allen, arrivò nel 1956 dopo il disastro della seconda guerra mondiale che fece tra l’altro anche cadere i fumetti in rovina e nel dimenticatoio generale. Jay Garrick fu così sacrificato, cedette all’oblio e scomparve dalle edicole lasciando al suo passaggio un malinconico ricordo. Barry Allen è un poliziotto della scientifica di Central City. Una notte, durante un temporale, Barry viene colpito da un fulmine mentre, a tarda sera, stava lavorando nel suo laboratorio. Il fulmine lo investì improvvisamente, irrompendo da una grossa vetrata adiacente il tavolo di lavoro del ricercatore, che venne investito da una serie di prodotti chimici caricati elettricamente. Quando si risvegliò, uscì in strada e, notando un taxi in lontananza, cominciò a correre per raggiungerlo. Si accorse, poco dopo e con sorpresa, di aver superato l’autovettura di diversi metri. Realizzò in quel momento di aver ereditato un potere straordinario che decise di mettere al servizio dell’umanità. Assunse così l’identità di Flash, indossando una maschera e un costume scarlatti, decorati con saette color oro. Sul petto, impresse un fulmine giallo su di in un cerchio bianco, rappresentando l’emblema della saetta che attraversa una luna piena alta nel firmamento.

  • Il successo

“Sei rapido, Quicksilver, te lo concedo! Forse nel tuo universo sei l'uomo più veloce che ci sia! Ma anche l'auto più veloce del mondo sembra una lumaca nei confronti di un jet!” (Flash - Marvel contro DC)

Quando Barry Allen irruppe nel mondo dei fumetti su “Showcase 4” riuscì immediatamente a magnetizzare l’attenzione di migliaia di lettori, da quel momento irrimediabilmente rapiti dalle gesta del “Velocista Scarlatto”. Il personaggio incarnava alla perfezione lo spirito del suo tempo. Per l’America, infatti, quello fu un periodo di grande prosperità e di innovazioni radicali su tutti i fronti. La DC Comics e un gruppo di disegnatori e scrittori, tali Robert Kanigher, Julius Schwartz, John Broome e Carmine Infantino, realizzarono un’impresa editoriale titanica, puntando tutto quello che avevano sulla creazione di un domani inarrestabile. Barry Allen, inteso quasi all’unanimità come il primo eroe della Silver Age, risollevò la DC Comics e le sorti dei fumetti interi e di tutto ciò ad esso affiliato. Sulla benevola scia scarlatta di Flash tutta una serie di altri brand fumettistici trovarono infatti nuovo vigore e ripresero ad essere pubblicati con successo. Flash prese per mano i suoi “fratelli” e li trascinò verso un avvenire luminoso. Anche la Marvel Comics sorse su fondamenta salde e durature erette da Flash.

Barry viene colpito dal fulmine.

 

Per molti anni, la leggenda a fumetti di Flash crebbe senza limiti, divenendo la testata più venduta d’America, registrando vendite record capaci di aggirarsi intorno alle 900.000 copie. In aggiunta a tutto ciò, per aumentare ancor di più il valore del personaggio, la DC affidò proprio a Flash il compito di introdurre il “multiverso” in “Flash dei due mondi”, uno degli albi a fumetto di maggior prestigio della storia. In tale fumetto, Barry Allen scoprì, attraverso un viaggio in una dimensione parallela, l’esistenza di una seconda Terra, su cui muoveva i suoi eroici passi un ormai anziano Jay Garrick. Fu la nascita e la canonizzazione di due Flash, il vecchio e il nuovo, il maestro e il grande apprendista. Sempre Flash continuò ad essere centrale nell’universo narrativo della casa editoriale statunitense, compiendo l’eroico sacrifico nelle pagine finali del leggendario crossover “Crisi sulle terre infinite” o stravolgendo, ancora, nel 2011 l’arco narrativo con la miniserie Flashpoint, che darà vita ai New 52.

In oltre 75 anni di storia editoriale, Flash ha avuto altre due incarnazioni: Wally West, nipote dai capelli rosso fuoco di Iris, e Bart Allen.

Flash è caratterizzato da una personalità ottimista, solare, a volte ironica e profondamente emotiva. Egli si trova, per certi versi, in contrasto con il tenebroso Batman, assomigliando, invece, a Superman, ovvero un supereroe portatore di speranza. Barry è una figura benevola e ispiratrice non solo per la gente comune ma anche per gli altri supereroi, tant’è che una volta Bruce Wayne disse di lui: “Barry è il tipo di uomo che avrei sperato di diventare se i miei genitori non fossero stati assassinati”.

Sebbene negli ultimi anni Barry Allen venga rappresentato in televisione e al cinema come un ragazzo giovane, nei fumetti è in verità un uomo adulto. Egli è inoltre molto acuto, non è un supereroe inesperto che abbisogna di un team a spalleggiarlo, come mostrato nella serie televisiva, e non è neppure un eccentrico burlone, come invece mostrato nella trasposizione cinematografica della Justice League o nel cartone animato. Flash è un supereroe sognante, allegro ma anche serioso, ed affronta i drammi della vita con un inguaribile ottimismo, caratteristica che, una volta colta, è in grado d’infondere speranza al lettore.

  • Poteri: un dono o una maledizione?

"Mi chiamo Barry Allen, sono l'uomo più veloce del mondo. Per anni ho vissuto senza la mia sembianza umana, consumata dall'attrito di un folle viaggio alla velocità della luce, teso nello spazio e nel tempo alla rincorsa di un vettore invisibile e inarrestabile. Potevo racchiudere l'assoluto nel palmo della mia mano, percepire l'eternità in un battito delle mie ciglia. Capii allora di essere diventato qualcosa di più. Qualcosa di diverso rispetto a un uomo che corre più veloce degli altri. Io ero la Forza della Velocità." (Barry Allen – Flash)

Il potere, acquisito la notte dell’incidente e derivato dalla forza della velocità manifestatasi con la sagoma di una folgore, forse scagliata da Zeus in persona, lo ha trasformato in un semidio che giace tra gli uomini. La sua corsa interminabile lo pone nel mezzo, tra “l’umanità terrena” e la gloria del cielo. Il suo metabolismo accelerato gli permette di guarire rapidamente dalle ferite, benché per sostentarsi necessiti di consumare ingenti quantità di cibo. Barry può inoltre far vibrare le molecole del suo corpo e attraversare indenne la materia.

Sebbene venga considerato un eroe radioso, Flash può essere altresì inteso come un personaggio drammatico. Egli percepisce la realtà esterna con grande inerzia. Nel brano “The Ballad of Barry Allen” dei Jim's Big Ego, Flash viene descritto come un personaggio vittima del suo stesso potere. La velocità per Flash risulta essere, secondo questa interpretazione, una maledizione che avviluppa l’eroe.

In effetti, anche secondo il sottoscritto, una simile rivisitazione del personaggio assume un aspetto fascinoso. Il tempo trascina Flash costantemente, e proprio perché egli è così rapido, fatica a controllare l’esasperante scorrere dei secondi. La velocità si tramuta in un bisogno irrefrenabile ed intollerabile. Flash non può mai fermarsi davvero, e nessuno può vederlo muoversi realmente. Conseguentemente nessuno può riuscire a capire le sue sensazioni. Flash resta pertanto preda della solitudine. Sotto i suoi occhi la realtà quotidiana, le gesta e i movimenti dei suoi simili, scorrono con estrema lentezza.  C’è chi direbbe che la vita scorre troppo in fretta, ma a Flash la vita stessa pare progredire in modo compassato. Il tempo computato dagli orologi è diverso da quello calcolato dalla sua mente che finisce per precipitare in un gorgo incessante e inesorabile. I suoi pensieri e le sue percezioni si susseguono più rapidamente del tempo convenzionale così come viene percepito dagli uomini comuni, facendo piombare l’eroe in uno stato di abbandono e d’incomprensione. Flash permane così in una stasi tra il tempo effettivo e il tempo soggettivo, con quest’ultimo che prende il sopravvento sulla sua completa esistenza. Egli, uomo, vivrebbe così con il dono di un dio che tortura il suo spirito mortale con un potere destinato ad un’anima immortale come quella di Ermes.

  • Correre come metafora della vita

La vita non ci dà un senso, siamo noi a dare un senso alla vita”. (Flash)

La corsa di Flash verso l’infinito è la rappresentazione del coraggio, di quell’audacia necessaria per affrontare un avversario che compare all’orizzonte. Ma la corsa è, al contempo, l’espressione di una brama di vita. Nella corsa, la mente tende a schiarirsi e a far fluire liberamente il pensiero. Nel suo progredire armonico, il respiro di Flash si fa flebile, il vento gli sfiora il viso e l’aria sembra sollevarlo dal terreno che lambisce con i piedi che lo sospingono. L’elettricità scorre nelle sue vene come un fuoco ardente che viaggia in ogni sua terminazione nervosa. Flash corre per comprendere il mondo e il senso dell’esistenza a cui noi diamo un valore e uno scopo. Ed è per tale ragione che nella corsa si concretizza anche la fuga dall’oscurità. La morte per Flash è rappresentata dal velocista nero, una figura scheletrica che incarna la morte e che insegue il corridore per sottrargli la vita. E’ la novellizzazione di un’allegoria. Il Flash Nero insegue il velocista scarlatto per fermarlo e porre così fine alla sua vita. Flash, nelle sue sgroppate, comprende quando bisogna correre via, allontanarsi dai mali che potrebbero arrecare distruzione. E’ così che l’eroe dà valore alla famiglia, all’amore e all’amicizia, fuggendo dalle tenebre per restare nella luce. La corsa per Flash è metafora della vita stessa, fatta di sacrifici, missioni da dover adempiere, pericoli da dover scacciare, e affetti indissolubili.

Wally West raggiunto dalla morte, rappresentata come il Flash Nero.

 

Il grande amore di Barry Allen è Iris West, colei che rappresenta la meta finale della corsa. Iris incontrò Barry (apparve per la prima volta nel numero 4 di Showcase nel 1956) mentre quest’ultimo stava indagando su un caso di omicidio. Barry fu subito attratto dai modi di fare della giornalista, curiosa, simpatica e dalla parlantina sciolta, mentre Iris rimase colpita dall’onestà e dalla fermezza dell’uomo. Dopo un lungo fidanzamento, una sera Barry propose a Iris di sposarlo, durante un giro sulla ruota panoramica al parco dei divertimenti di Central City. In Flash n. 165 (del novembre del 1966) Iris sposò Barry, scoprendo proprio quella notte che il marito era in verità il guardiano di Central City. Nel futuro si vedrà che Barry e Iris concepiranno due figli, Don e Dawn Allen, “i gemelli tornado”.

Iris come la maggior parte delle donne dei fumetti è rappresentata come una donna bellissima, dai fluttuanti capelli rossi, dal volto candito, e con solo un accenno di lentiggini, dalle forme aggraziate. La figura di Iris nella vita di Barry è sempre dominante. Ella rappresenta per Flash la motivazione per andare avanti, un po’ come Arwen è per Aragorn l’ispirazione capace di riscaldare il cuore e risollevare lo spirito del ramingo durante le ardue battaglie. Per Flash, Iris è il centro del proprio universo, “perché al ritorno a casa c’è lei ad attendermi”.

  • Conclusioni

“Forse non è così terribile morire. Non se lasci un erede, se sai che qualcuno combatterà ancora per ciò in cui hai creduto.” (Flash – Vendicatori/JLA)

Con Flash si fantastica sulla tangibile possibilità di poter correre più veloce del suono, sempre verso l’orizzonte e il futuro più roseo; un pensiero che certamente non può non affascinare ogni lettore dall’estro sognante. Flash non è che la personificazione rivisitata del mercurio alato, uno sgomento per gli scienziati, una gioia per gli oppressi e un incanto per le folle.

I supereroi DC Comics, con i loro racconti di epiche battaglie, di uomini capaci di volare verso le stelle o di sollevare montagne, rivisitano le gesta degli dei e degli eroi della mitologia greca, in cui il racconto fungeva da fuga dalla realtà. Il mito possedeva la capacità di stimolare l’immaginazione e di far riuscire a superare i limiti dell’uomo. Il racconto greco ammaliava con la descrizione di una giovane donna che nasceva dalla spuma del mare, o con la narrazione di dei in collera che sconfiggevano i titani con la folgore, il tridente o l’elmo che rendeva invisibili. Erano gesta narrate da cantori e vertevano sull’esaltazione della fantasia, uno dei più grandi doni che l’uomo abbia mai ricevuto. Il fumetto è arte sequenziale che trasforma in tavolozza pittorica ciò che veniva raccontato nell’antichità a parole, magari accompagnato dal suono della cetra, e portato via dal vento che ne conservava tutto il valore.

Flash, il più veloce, il più lesto tra gli eroi, è ancora oggi la personificazione del domani, di un futuro che, per quanto remoto, si avvicinava e continua ad avvicinarsi a grandi passi.

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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