Vai al contenuto

"Jurassic World - Il regno distrutto" - Illustrazione di Erminia A. Giordano per CineHunters

 

“Ti ricordi la prima volta in cui hai visto un dinosauro?” -  è un interrogativo ripetuto con dolce frequenza da Claire. La voce di Bryce Dallas Howard voleva porre a noi interlocutori una domanda, le cui intenzioni, più che ottenere una risposta di tipo razionale, erano destinate a far riaffiorare un ricordo appartenuto alla sfera emotiva del nostro vissuto. Per l’appunto, provo anch’io a rivolgere a te, lettore, il medesimo quesito: qual è stata la prima volta in cui hai visto un dinosauro? Si trattava di una riproduzione giocattolo? Un pupazzo di stoffa con le fattezze di un “buon” triceratopo? Forse hai veduto per la prima volta l’immagine di un primordiale dominatore della Terra sulle pagine di un libro illustrato? Chissà, avrai osservato lo scatto fotografico di un museo all’interno di un testo che ritraeva i resti scheletrici di un colossale animale che, milioni di anni or sono, muoveva i suoi poderosi passi sul suolo Triassico, Giurassico o Cretaceo! Vi è, invece, la possibilità che tu, proprio tu caro lettore, abbia visto, come me, per la prima volta un dinosauro…con la pelle addosso, intento a muoversi con maestosità in una verde radura. Lo hai intravisto mediante l’occhio meccanico di una cinepresa. Era forse un Brachiosauro alto nove metri? Molti di noi, in principio, hanno ammirato un dinosauro guardando “Jurassic Park”.

Ci sembrava fin da allora un miracolo, concretizzatosi con le ingegnosità magiche e figurative del cinema, quell’arte che rese vivida una forma di vita vissuta in un tempo tanto lontano. Sono certo che oltre al senso della vista, alla meraviglia estetica che è stata capace di generare in voi quella sequenza, scolpita con tale limpidezza nella vostra mente, riuscirete a ricordare anche il frastuono assordante, sinistro e inquieto di un’andatura titanica come quella di un dinosauro che poggia l’arto inferiore sul terreno, o il ruggito fragoroso di un Tirannosauro. Potete ricordare con cristallinità le emozioni che avete provato quando avete avvertito tutto questo per la prima volta in assoluto?

La campagna pubblicitaria imbastita per promuovere “Jurassic World – Il regno distrutto”, quinto capitolo della saga iniziata da Steven Spielberg col suo capolavoro del 1993, ha indirizzato l’attenzione del pubblico sull’importanza di richiamare quel caro ricordo. La prima reminiscenza che conserviamo riguardante i dinosauri, che tanto abbiamo imparato ad ammirare e, perché no, anche a studiare assiduamente, sospinti dall’impatto e dalla suggestione che quel film, il primo film, ha avuto in noi, è la fonte primaria dell’amore provato per il mondo giurassico. “Jurassic World” vuol farci tornare bambini, permetterci di rievocare quell’ingenuo ed incantato senso di stupore che abbiamo provato la prima volta in cui ci siamo affacciati alle meraviglie di quel parco dalle fatali illusioni. Per gustarsi appieno l’adrenalinica avventura di “Jurassic World – Fallen Kingdom” occorrerà sin da subito far sì che siano le emozioni basiche, i sentimenti primordiali, gli affetti sinceri a guidare i nostri istinti.

“Jurassic Park”, tuttavia, non è mai stato solo emozione né mero intrattenimento d’avventura. La prima pellicola ha intrecciato la sua analisi filosofica e la sua indagine esistenziale sulla vita attorno al tema del progresso scientifico, all’ardire dell’uomo che “gioca” a fare “Dio”, se non addirittura a sostituirsi a Lui. La vita, impossibile da controllare, trova infatti sempre il modo di sopravvivere e andare avanti, di progredire nel proprio irrefrenabile percorso evolutivo. La vita sfugge al giogo impostole da taluni, e si ribella con forza selvaggia. Nell’universo cinematografico di “Jurassic Park”, in quanto creature per certi versi incarnanti il miracolo, i dinosauri sono portatori di una esistenza arcana, trascorsa, ma che ancora seguiterà a perdurare in futuro.  I dinosauri, selezionati dalla natura per l’estinzione, sono stati riportati alla luce dal parto generato dal connubio amoroso tra uomo e scienza. Essi sono conseguentemente responsabilità dell’essere umano, il quale ha il dovere di vigilare e proteggere i propri simili oltre i dinosauri stessi a cui ha donato una seconda esistenza.  Di fatto, in “Jurassic World – Il regno distrutto” la missione dei protagonisti sarà incentrata sul salvataggio dei dinosauri.

Anzitutto è il tema del diritto e del dovere alla salvaguardia della vita animale ad emergere nella pellicola. I dinosauri possono beneficiare degli egual diritti degli animali del nostro tempo? Una calamità naturale si sta abbattendo su Isla Nublar: un vulcano attivo è sull’orlo di una devastante eruttazione che annienterà l’isola, sterminerà la specie che ivi alberga, e distruggerà il regno dei dinosauri. La natura si sta per manifestare in tutta la sua sconvolgente potenza. La lava incandescente si palesa come una punizione divina, una seconda estinzione. Ma i dinosauri, nati “in provetta”, in laboratorio, sono vivi, siano essi erbivori e così delicatamente ammirabili, siano essi carnivori e così fatalmente pericolosi. Tali creature meritano d’essere salvate! Ecco perché fare appello a quell’interpellanza pronunciata da Claire, la protagonista della pellicola. Rammentate l’emozione della prima volta che avete contemplato l’incedere regale di un gigante che calca il terreno, e capirete così, mossi da quella fremente sensazione, perché anche voi desiderate a tutti i costi salvarli!

Non è una fortuita coincidenza che proprio un brachiosauro resterà dimenticato sull’isola prossima a morire, avvolto dalla nube e sull’orlo dell’abisso. Quel primo dinosauro inquadrato più di vent’anni prima dalla sapiente regia di Spielberg è anche l’ultimo a morire, in una scena toccante che vuol ricordarci ancora l’importanza di ricorrere ai nostri ricordi legati ai dinosauri per ben comprendere perché è così basilare rimanere vicino ai protagonisti in questo viaggio.

“Jurassic World – Il regno distrutto” è un lungometraggio diverso, per certi versi atipico rispetto ai precedenti capitoli del franchising, eppure per tutto il tempo, il film strizzerà l’occhio al passato, citando molte scene che i fan più accaniti non potranno che scorgere. E’ una giocosa altalena tra passato e futuro il film di Bayona, specialmente nella prima parte in cui si avvicendano le ricerche sull’isola, con i dinosauri vivi, mirabili in carne ed ossa, con altre sequenze girate all’interno della villa del magnate Lockwood, in cui è possibile, invece, vedere le ossa dei dinosauri custodite in un ampio salone a carattere espositivo. Ciò che furono i dinosauri, ciò che sono e ciò che ancora saranno in futuro viene riletto dalla lente del cineasta anche attraverso questi espedienti simbolici.

In “Jurassic World – Il regno distrutto” i dinosauri vengono trattati come merce di alto valore, prodotto da vendere e su cui effettuare ogni forma di lucro. E a tal proposito, tra dinosauri in catene, aste e vincite sancite a colpi di martello, fredde cifre a sei zeri, per una parte consistente dell’opera si perderà quel senso classico di avventura, quella lotta per la sopravvivenza tipica dei vecchi episodi della serie. “Jurassic World – Il regno distrutto” vuol porre la propria lente d’ingrandimento sulla sacralità della vita in ogni sua forma e come essa debba essere sempre salvaguardata.

La trama di “Jurassic World – Fallen Kingdom” non è articolata, cede anch’essa alla riproposizione di un’aberrazione innaturale, di una nuova mutazione genetica orchestrata in laboratorio che darà vita all’IndoRaptor, il quale sarà nuovamente, come accaduto per l’Indominus Rex, abbattuto da una natura vera, una “fauna” altrettanto feroce ed originaria.

Tra omaggio e nostalgia, tra cambio di rotta e tentativo d’innovazione, il film diverte ed intrattiene con pochi veri picchi di emozione, e forse aggiungendo poco al proprio percorso narrativo se non per un finale che aprirà scenari interessanti, non più circoscritti ad un luogo limitato come era il parco o le isole di Isla Nublar e Isla Sorna, ma propagandandosi per tutto il globo terrestre: sarà la nascita compiuta di “Jurassic World”.

Ricordate la prima volta che avete visto un dinosauro? Provate adesso ad affacciarvi alla finestra, potreste vederne uno muoversi libero per le strade, salvato da quello stesso amore che avete provato col primo “Jurassic Park”, e che vi ha accompagnato fino ad oggi, fino al termine di “Jurassic World – Il regno distrutto”.

Voto: 7/10

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

Potete leggere il nostro articolo "Jurassic Park - Quando i dinosauri dominavano la Terra" cliccando qui.

Vi potrebbero interessare:

"Benvenuti a Jurassic World!" con queste parole, pronunciate da Ian Malcolm, ci prepariamo a vedere il trailer finale dell'attesissimo "Jurassic World - Il regno distrutto", quinto capitolo della saga di Jurassic Park.

Ecco il trailer italiano del film:

La pellicola verrà distribuita nelle sale cinematografiche italiane il 7 giugno.

Redazione: CineHunters

L'attesa per vedere il nuovo trailer di "Jurassic World - Il regno distrutto" è finalmente terminata. Nei giorni scorsi sono stati rilasciati due teaser di presentazione per fomentare l'entusiasmo dei fan. Nel primo teaser assistiamo a una fuga dei protagonisti, preannunciata dalla tipica esternazione presente nella saga di "Jurassic Park", vale a dire: "correte!".

Nel secondo teaser vediamo invece Chris Pratt e Bryce Dallas Howard alle prese con il...tirannosauro.

Condividiamo a seguire le due clip di presentazione:

"Ti ricordi la prima volta che hai visto un dinosauro?" - Con questa domanda si apre il terzo video- estratto di "Jurassic World - Il regno distrutto". La terza clip mostra il bastone di John Hammond e Jeff Goldblum tornato nel ruolo di Ian Malcolm.

Eccola qui  a seguire:

Nella giornata di ieri è stato rilasciato inoltre un bellissimo "dietro le quinte" del film. Oltre a godere delle tante immagini tratte dalla lavorazione, potremo ascoltare le dichiarazioni del regista, degli attori e dei produttori in merito a quest'ultimo capitolo della saga. "Jurassic World - Il regno distrutto" sarà, come annunciato, il film della saga con il maggior numero di dinosauri presenti sulla scena.

Ecco il dietro le quinte del film:

E, infine, presentiamo finalmente l'attesissimo trailer di "Jurassic World - Il regno distrutto":

Cogliamo l'occasione per invitarvi a leggere il nostro articolo "Jurassic Park - Quando i dinosauri dominavano la Terra" cliccando qui.

Redazione: CineHunters

Questo che vedete è il nuovo poster ufficiale in italiano del quinto capitolo della saga di "Jurassic Park". Il titolo sarà "Jurassic World - Il regno distrutto". Uscirà nei cinema tra poco meno di un anno, nel giugno del 2018. Si nota anche nel poster la celebre frase "La vita vince sempre", che si rifa alla famosa citazione di Ian Malcolm tratta dal primissimo Jurassic Park.

Il film diretto da J.A. Bayona vedrà di nuovo protagonisti Chris Pratt e Bryce Dallas Howard.

Redazione: CineHunters

Le riprese del quinto capitolo della saga di Jurassic Park sono giunte a conclusione. A dare l'annuncio il produttore Frank Marshall e il regista Bayona che su Twitter hanno così annunciato: "Finite le riprese, che avventura! Grazie a tutti per averla resa possibile."

"Jurassic World - Fallen Kingdom" uscirà il 22 giugno del 2018. Il film avrà nuovamente come protagonisti Chriss Pratt e Bryce Dallas Howard, oltre al gradito ritorno di Jeff Goldblum, pronto a rivestire i panni del professor Ian Malcolm.

Redazione: CineHunters

Jeff Goldblum, interprete di Ian Malcolm, il matematico esperto della teoria del caos, tornerà in Jurassic World 2. Una notizia che non potrà che entusiasmare i fan del franchising di “Jurassic Park”, che potranno così rivedere un personaggio storico della serie, accanto ai nuovi interpreti Chris Pine e Bryce Dallas Howard.
All’appello manca ancora Laura Dern, ovvero la dottoressa Ellie Sattler, e Sam Neill, il professor Alan Grant, l’anima di Jurassic Park. Noi continuiamo a sperare di poter rivedere riunito il trio del capolavoro del 1993 in questo prossimo sequel. Che possa esserci presto un annuncio su questi nuovi, graditi ritorni?
Cogliamo l’occasione per invitarvi a leggere la nostra recensione di “Jurassic Park” di Steven Spielberg. Per leggere l’articolo cliccate qui.

Redazione: CineHunters

Nel 1989, Spielberg si trovava tra le mani un bellissimo libro di fantascienza scritto da John Michael Crichton. E’ probabile che già dopo aver sfogliato poche pagine, il regista fosse rimasto folgorato dalla lettura, e covasse nelle sue fantasie l’idea di dar vita ai passi che stava mormorando tra sé e sé, oppure, chissà, forse a voce alta. In tale romanzo si narrava infatti l’avvincente storia di “Jurassic Park”. Fu in quel momento che un impeto emozionale fece sobbalzare il cuore del regista statunitense: non avrebbe mai potuto farsi scappare un soggetto del genere, lui e la Universal si assicurarono l’esclusiva di trasporre al cinema quel tomo. E nel 1993 sbarcò nei cinema di tutto il mondo “Jurassic Park”. “Jurassic Park” narra la storia del paleontologo Alan Grant, della dottoressa ed esperta di flora preistorica Ellie Sattler e del matematico Ian Malcolm (Jeff Goldblum), invitati dal magnate John Hammond ( Sir Richard Attenborough) su Isla Nublar per visionare, in gran segreto, un nuovo parco a tema. Ciò che vedranno su quell’isola li lascerà senza parole…

Permettetemi l’indugio metaforico, ma credo che in quegli anni Steven Spielberg fosse uno sciamano. In alternativa uno stregone o più precisamente un mago, qualunque appellativo esistente potesse ritrarlo come un genio dotato di poteri sovrannaturali e pertanto capace di mutare la realtà apparente per puro diletto del suo pubblico: perché Spielberg con “Jurassic Park” creò una magia, un’essenza ascetica di stupore e meraviglia. Sedersi comodamente in poltrona e rimirare per la prima volta le sequenze di “Jurassic Park” voleva dire varcare la soglia di un mondo onirico, fatto d’incanto e pericolo. Ci troviamo così a sussultare, insieme ai nostri protagonisti, a bordo di un elicottero smosso dalle correnti ascensionali che gravano durante l’atterraggio su Isla Nublar. Perché ciò che ha dell’incredibile in “Jurassic Park” è la capacità di poter interagire con la progressiva scoperta dell’ignoto che i nostri personaggi compiranno di lì a breve. Lo spettatore si trova a identificarsi, senza neppure accorgersene, nel Professor Alan Grant e nella dottoressa Ellie Sattler che, poco dopo, volgendo lo sguardo verso una verde radura restano per pochi, intensi secondi piacevolmente sconvolti. Spielberg non mostra ciò che stanno realmente ammirando stupiti e sconvolti, vuole invece che il suo pubblico si domandi con insistenza cosa stiano realmente guardando i due protagonisti. La suspense, anche quella più tersa, basata non sulla tensione emotiva dello spavento ma sull’attesa della meraviglia, è resa splendidamente da Spielberg che ancora una volta si dimostra un maestro nel far immaginare le cose al suo pubblico ancor prima di mostrargliele completamente. Lo aveva fatto con “Lo squalo”, dopotutto, e lo rifarà con “Jurassic Park”. Ne “Lo squalo”, a causa di un costante malfunzionamento dell’animale robotico, Spielberg dovette limitare le apparizioni del gigantesco predatore dei mari. Con una maestria innata nel montaggio, Spielberg dosò le inquadrature sull’animale, ma il pubblicò non notò affatto quanto lo squalo poco compariva sulla scena perché la sua “presenza” in prossimità della barca era perennemente mistificata. Così, Spielberg farà con “Jurassic Park”, sin dalla primissima scena in cui compariranno sulla scena i dinosauri. Sono “soltanto” sedici i minuti in cui ci saranno dei dinosauri in due ore di proiezione, eppure, è come se il loro manifestarsi fosse sempre preminente.

Sam Neill e Laura Dern

 

Spielberg, come scrivevo, con l’arte della “magia” del vedo-non vedo, crea una splendida illusione, concretizzatasi sul volto di Alan e Ellie, che dopo attimi di smarrimento, cedono le loro attenzioni, lasciando il posto all’inquadratura totale di ciò che stanno realmente guardando: dalla vegetazione avanza un Brachiosauro, alto 9 metri, che giunge in prossimità di un albero per cibarsi.

E’ una delle scene più magiche e delicatamente stupefacenti della storia del cinema. Spielberg ci mostra che sì, è possibile, e che sì, ce l’ha fatta! Ha portato in vita i dinosauri attraverso un lavoro di ricostruzione digitalizzata straordinariamente innovativa per quegli anni. “Jurassic Park” fu infatti il primo film della storia del cinema a fare ampio uso della CGI, combinata con un sapiente utilizzo di Animatronics. Il fiero avanzare del Brachiosauro è la prima, splendida e completa sequenza in CGI che possiamo godere nel mondo della settima arte. E’ la più pura delle meraviglie ciò che Alan ed Ellie, insieme al matematico Ian Malcolm e al direttore Hammond, avvertono in queste primissime immagini del Parco.

Con “Jurassic Park” Spielberg riabbracciò il genere fantascientifico, dopo aver sperimentato quello prettamente fantastico con il precedente “Hook – Capitan Uncino” e poco prima dello storico e drammatico “Schindler’s List” che frutterà al cineasta il premio Oscar alla regia. “Jurassic Park” è un’opera di sopravvivenza, una caduta vertiginosa nel gorgo vorticoso e rimbombante della vita, concepita in senso lato e filosofico, ma vivido e intellegibile, e al contempo esistenzialista, che indaga attraverso la sua azione al cardiopalma e dietro i suoi incredibili effetti speciali, religione, scienza e umanità.  “Jurassic Park” fantastica su cose scientificamente credibili, ma non si limita soltanto a mostrare semplicemente l’esistenza dei dinosauri in un dato parco a tema, richiedendo espressamente al suo pubblico la sospensione dell’incredulità. Cerca, invece, d’offrire una chiave di lettura scientificamente credibile e intellettualmente soddisfacente. Ecco che il passo successivo, dopo aver portato in scena la quintessenza dell’imponenza giurassica, il film mostra, attraverso un simpatico e didascalico filmato introduttivo in laboratorio, come gli scienziati del Jurassic Park siano riusciti a riportare in vita creature vissute milioni e milioni di anni orsono. Le zanzare pungevano i dinosauri succhiando loro il sangue, nell’esatto modo in cui lo fanno oggi, e accadeva anche, di tanto in tanto, che tale zanzara restava imprigionata nella resina, divenuta poi fossile, comunemente nota come ambra. Ritrovando, negli scavi, quest’ambra, ed estrapolando il sangue contenuto nell’animale, gli scienziati sono riusciti ad ottenere i filamenti di base del DNA di dinosauro, completandolo poi il ciclo con quello dei rospi. Tutti gli esemplari di dinosauri furono infine clonati in laboratorio come femmine, onde evitare la riproduzione della specie senza il controllo dei supervisori del Jurassic Park.

Gli scienziati protagonisti del film, sebbene sopraffatti dallo stupore, esprimono quasi immediatamente le loro perplessità etiche e morali. Ciò che nei laboratori del Jurassic Park si sta compiendo suscita inquietanti quesiti di natura esistenziale. La natura ha selezionato i dinosauri per l’estinzione, ma nei laboratori del “Jurassic Park” l’uomo si sta beffando di Dio, ergendosi al di sopra del suo volere. Flore, ipoteticamente invivibili, vengono ricreate con la medesima leggerezza delle faune antidiluviane più indomite. Ma non è solo la clonazione l’aberrante “stregoneria” scientifica che sta avvenendo al “Jurassic Park”, anche il raccapricciante tentativo di porre un veto, un controllo totale della vita degli animali, riportati in vita in una realtà fin troppo estraniante rispetto a quella in cui avrebbero dovuto vivere. Ed essi vengono altresì controllati onde evitare che i loro istinti di conservazione prendano il sopravvento e li spingano a riprodursi per la salvaguardia della specie. Sono tutte femmine i dinosauri del parco, incapaci pertanto di scegliere, impossibilitati ad adempiere ai loro istinti, soggiogati dall’uomo che crede di porre sotto il proprio dominio un’esistenza forte che gli si rivolterà contro. I dinosauri divengono animali alla mercé dello spettacolo attrattivo, brevettato e per questo, prossimo alla vendita: il parco aprirà i battenti tra un anno esatto e nelle intenzioni di John Hammond, tutte le persone del mondo dovranno avere il privilegio di poter ammirare queste straordinarie creature.

Gli scienziati partecipano a una sorta di safari, a bordo di un‘auto che segue un percorso su una rotta prestabilita. Ai tre scienziati si uniranno Tim e Alexis Murphy, i nipoti di Hammond. Se i dinosauri erbivori vengono mantenuti liberi in verdi praterie perché domi e dal temperamento innocuo, così non può essere per i carnivori dell’isola. Hammond ammette con disarmante leggerezza di possedere predatori implacabili del cretaceo e del Giurassico come il Dilofosauro (nel film rappresentato come velenoso e dotato di una sorta di guinzaglio di pelle intorno al collo) e i terribili Velociraptor, carnivori rapidi, socialmente attivi e intelligentissimi. Questi predatori vengono contenuti all’interno di ampi recinti elettrificati. Durante il breve giro turistico, gli scienziati non riescono a scrutare neppure un dinosauro, poiché essi tendono a mimetizzarsi tra la fitta vegetazione. Spielberg aumenta la suspense, “trascinando” i suoi spettatori nell’attesa estenuante che comincia a diventare sempre più insostenibile. Il regista sa che il sipario dovrà essere alzato a tempo debito, e specialmente con l’accurata preparazione scenica e musicale. Così il percorso dell’auto viene interrotto da un violento temporale che si è abbattuto sull’isola, e le macchine terminano il proprio tragitto dinanzi al recinto del Tirannosauro.  Quando il sistema di sicurezza del parco verrà disattivato e il violento temporale causerà il totale black out del sistema operativo, le recinzioni non saranno più elettrificate e ciò causerà la fuoriuscita dei dinosauri dalle recinzioni.

Il verso del Tirannosauro venne creato combinando i versi di un elefante, una tigre e un alligatore.

 

Un frastuono, ritmato con sinistra costanza, si ode in lontananza. L’acqua contenuta all’interno di un bicchiere subisce le influenze di un simile rumore, che reca con sé il passo di una gigantesca presenza. Il liquido contenuto all'interno del piccolo recipiente sembra ricreare delle figure geometriche ben distinte: dei cerchi concentrici che si aprono e si chiudono con ritmo regolare. Essi sono prodotti dall'effetto di un qualcosa che sembra essere sempre più vicino. La terra trema: il Tirannosauro sta arrivando. Quei cerchi nell'acqua li nota con timore il piccolo Tim, prima che la camera inquadri un artiglio fuoriuscire dalla vegetazione, e afferrare i cavi elettrici per scoprire poi che l’erogazione della corrente elettrica era stata interrotta.

Quella che preannuncia l’arrivo sul bordo della recinzione del Tirannosauro è una delle scene più intense e cariche di suspense della storia del cinema, girata magistralmente da uno Spielberg senza eguali, che riesce a generare l’attesa semplicemente non mostrando nulla, catturando l’attenzione degli spettatori con un rumore indefinito e un bicchiere d’acqua posto sul cruscotto di un’auto.

Da questo momento comincia una vera e propria lotta per la sopravvivenza, in cui Alan Grant si farà carico di Alex e Tim per portarli in salvo, attraverso un’estenuante fuga nella vastità del parco, ormai privo di protezione. La natura riesce dunque a liberarsi al giogo restrittivo dell’uomo e a scatenarsi con tutta la sua furia.

I dinosauri mostrati nel film vennero trattati con grande rispetto da Steven Spielberg che volle rappresentarli naturalmente come animali e non come feroci e inquietanti “mostri”. Tuttavia, a livello paleontologico alcune trasposizioni subirono delle influenze: il Dilofosauro non aveva la capacità di sputare veleno dalle sue fauci e non aveva un collare di pelle intorno al collo (ispirato al Clamidosauro), e i Velociraptor erano dotati di piumaggio e anche di penne in prossimità delle zampe, ed erano altresì più minuti. I velociraptor del film sono ispirati al deinonico, una specie ribattezzata temporaneamente “Velociraptor”, durante la lavorazione del film in quegli anni. E’ stata ampiamente superata la vecchia credenza secondo cui il Tirannosauro non potesse vedere le prede se queste restavano immobili. Tali incongruenze non fecero che aumentare il fascino del film in sé, spingendo molti appassionati a documentarsi sulle creature presenti nel parco.

 

Alan è un paleontologo e ha un difficile rapporto con i bambini, che proprio non riesce a sopportare. L’esperienza di “Jurassic Park” sarà da una parte traumatica per lui, ma gli permetterà di rivalutare un istinto paterno, riservato a Tim ed Alex, che credeva di non poter realmente provare. Durante il loro viaggio, Alan si imbatte nei resti di alcune uova schiusesi, e ipotizza che il DNA dei dinosauri, mischiato con quello dei rospi, ha trovato il modo per poter replicare l’esistenza: i rospi australiani, infatti, se si trovano in un branco di elementi monosessuali, possono mutare il loro sesso per garantire la riproduzione; è ciò che sta avvenendo ai dinosauri. Alan comprende così che Ian aveva ragione, e che la vita trova sempre il modo per riuscire a primeggiare.

Nel frattempo, Hammond colloquia con Ellie mentre i due si trovano al sicuro all’interno del centro operativo del parco. Hammond, amareggiato per ciò che è accaduto, rinarra alla dottoressa lo spettacolo delle Pulci che aveva messo in scena per racimolare i primi, modesti introiti della sua carriera. Il circo delle Pulci era un sogno, la finestra sull’ignoto, su ciò che poteva essere interpretato come vero anche se non lo era. Hammond era un uomo visionario, e col suo Jurassic Park voleva rendere l’impossibile possibile, l’invisibile visibile. Non poté realmente tener conto dei rischi perché nell’ineluttabilità dei sogni i pericoli non sono perscrutabili. Ma ora la realtà è differente, quelle forze incontrollabili si sono destate, e quel sogno nebuloso si è tramutato in un incubo.

L’attacco dei Velociraptor nella cucina è una delle tante scene del film entrate nell'immaginario collettivo.

 

“Jurassic Park” fu proprio una giostra stupefacente e orrorifica che Steven Spielberg, molto caritatevolmente, ci donò. Un Luna Park dalle meraviglie intense e fatali. Con quest’opera, Spielberg abbatté il muro che delimitava i confini dell’avventura sfrenata, unendola alla riflessione profonda e significativa. “Jurassic Park” vinse tre premi Oscar e divenne alla sua uscita il film di maggior successo della storia della settima arte. Era un’esperienza stimolante e ispiratrice, una pietra miliare della cinematografia fantascientifica, perché con “Jurassic Park” ci siamo invaghiti di un mondo che non potevamo in altro modo conoscere. E con lui abbiamo provato l’emozione di professarci paleontologi coraggiosi, “dinomaniaci” incalliti, e amanti di una preistoria viva e avvertibile. “Jurassic Park” è un esempio di come ci si possa innamorare non solo di un film ma di un modo di fare film, e raccontare una storia. Come in uno spettacolo di magia, conservando l’innocenza di quell’esatto stupore. Sappiamo che è tutto finto eppure non possiamo che restare incantati dinanzi alle sfilate in cui si avvicendano in tutta la loro imponenza queste creature riportare magicamente in vita.

“Jurassic Park” è una grossa e sbalorditiva illusione, una visione onirica, da cui non vorremmo altrimenti svegliarci, se non arrivassero i titoli di coda a scuoterci, a darci un inaspettato “buongiorno”.

Voto: 9/10

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

Vi potrebbero interessare.

Ci siamo appena lasciati le festività Pasquali alle spalle, ma ecco che possiamo imbatterci comunque in alcune uova dall'aspetto piuttosto particolare. Badate, non sono uova al cioccolato al latte e neppure uova al cioccolato fondente, e contengono al loro interno una sorpresa che non potremmo di certo immaginarci: sono uova di...dinosauro.

Il regista Colin Trevorrow ha postato proprio questa fotografia sul suo profilo Twitter. Non c'è dato sapere a quale specie appartengano queste uova, ma possiamo certamente supporre che siano prossime a schiudersi. E' evidente l'omaggio voluto ad una delle più iconiche scene di "Jurassic Park", quella in cui Alan, Ellie e Ian insieme a John Hammond assistono alla nascita di un piccolo Velociraptor nei laboratori del Parco.

Trevorrow, durante la lavorazione del suo film, ama disseminare piccoli indizi che richiamano nostalgicamente il primo episodio del franchising. Pochi giorni fa, aveva  confermato, sempre tramite il suo profilo Twitter, che il Tirannosauro originale, ovvero quello di Isla Nublar, apparso anche in "Jurassic World" intento ad affrontare coraggiosamente l'Indominous Rex, sarà presente anche in questo quinto episodio della saga. 

"Jurassic World" uscirà il prossimo 7 giugno 2018 e avrà come protagonisti ancora Chris Pratt e Bryce Dallas Howard .

Cogliamo l'occasione per invitarvi a restare sul nostro sito perché nella giornata di domani parleremo, in maniera molto approfondita, di "Jurassic Park" di Steven Spielberg.

Non mancate su CineHunters, perché il parco riaprirà.

Redazione: CineHunters

Un frastuono, ritmato con sinistra costanza, si ode in lontananza. L’acqua contenuta all’interno di un bicchiere subisce le influenze di un simile rumore, che reca con sé il passo di una gigantesca presenza. Il liquido sito all'interno dell'involucro sembra ricreare delle figure geometriche ben distinte: dei cerchi che si aprono e chiudono centralmente dopo pochissimi istanti. Essi sono prodotti dall'effetto di un qualcosa che sembra essere sempre più vicino. La terra trema: il Tirannosauro sta arrivando.

Quella che preannuncia l’arrivo sul bordo della recinzione del Tirannosauro è una delle scene più intense e cariche di suspense della storia del cinema. Girata magistralmente da uno Spielberg senza eguali, che riesce a generare l’attesa semplicemente non mostrando nulla, catturando l’attenzione degli spettatori con un rumore indefinito e un bicchiere d’acqua posto sul cruscotto di un’auto.

Il Tirannosauro di “Jurassic Park” è il re. La T-Rex (su Isla Nublar i dinosauri nati erano tutte femmine) dopo essere riapparsa trionfalmente in “Jurassic World” dove affrontava l’indominus Rex, tornerà anche in “Jurassic World 2”. Proprio così, la stessa T- Rex tornerà ancora una volta. Ad annunciarlo è il regista Colin Trevorrow sul suo profilo Twitter. Una notizia che farà di certo sorridere tutti i fan del franchising che potranno esser certi: ancora una volta il re (o la regina) dei dinosauri ci sarà.

Noi di CineHunters, tra qualche giorno, faremo un tuffo nei ricordi, trattando ampiamente “Jurassic Park”. Restate sintonizzati!

Redazione: CineHunters

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: