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"Stanlio e Ollio ne La scala musicale" - Illustrazione di Erminia A. Giordano per CineHunters

Svegliarsi di buon ora, dopo aver trascorso una serata deludente, non è mai facile. Quando le prime luci del mattino irrompono dalla finestra e i nostri occhi si schiudono, si torna a pensare. Le delusioni si manifestano in noi sotto forma di idee astratte, di pensieri poco confortevoli. “Che rammarico!” si è soliti sussurrare tra sé e sé. “Sarebbe potuta andare diversamente, se solo…” si borbotta, a volte.

Se la serata è andata storta, il mattino seguente non si ha proprio voglia di cominciare una nuova giornata. Di solito si preferisce starsene a letto, con il capo sotto le coperte. Sebbene conferisca una sensazione confortevole al nostro carattere offeso, rimanere distesi a poltrire non è la scelta giusta. Meglio alzarsi di scatto, fiduciosi che il vento cambi, che la ruota giri, che ogni cosa, insomma, possa migliorare. In un certo senso è ciò che facevano anche Stanlio e Ollio, e più spesso di quel che si pensi.

Durante una famosa tournée teatrale, Stanlio e Ollio dovettero spesso alzarsi all’alba e a seguito di serate non particolarmente piacevoli. In quelle settimane, i loro spettacoli non raccoglievano il successo sperato. Platee semivuote, palchetti lasciati liberi accoglievano le loro entrate in scena, e un’esigua frotta di curiosi assisteva, per nulla coinvolta, ai loro siparietti. Cosa stava accadendo? Invero, gli anni d’oro erano giunti al termine ma Stan e Ollie non volevano saperne di arrendersi. D’altronde, tenacia e fanciullesca speranza avevano sempre fatto parte di loro. Stan Laurel e Oliver Hardy vagavano, sballottati, di teatro in teatro per tutta l’Europa, ancora speranzosi che i loro nomi, un tempo così luminosi, potessero tornare a brillare sulle insegne dei cinematografi di tutto il mondo.

Un mattino, dopo aver avuto una pessima serata, Stanlio e Ollio si recarono alla stazione. No, nient’affatto, non restarono a dormire nei loro letti, anche se, in cuor loro, lo avrebbero voluto. Erano entrambi visibilmente molto delusi. A teatro, il giorno prima, si era radunata una folla decisamente “striminzita”. Ollio, ironicamente, disse che se avessero voluto, avrebbero potuto ospitare tutto il pubblico lì presente nel loro albergo e sarebbero avanzate anche delle camere.

In quel dì, il treno sarebbe arrivato alle otto, e i due, mattinieri non per scelta, stavano per raggiungere la pensilina, impegnati a trasportare, su per una scalinata, un ingombrante baule.  Oliver lo spingeva da sotto mentre Stan cercava di tirarlo dall’alto.

Una volta guadagnato il piano superiore, Stan mollò la presa e il baule precipitò giù. Ambedue, stanchi e affaticati, lo guardarono, sconsolati, giacere lontano e, quasi quasi, si misero a valutare l’eventualità di lasciarlo là dove era andato a finire.

Ci serve davvero quel baule?” – chiese, desolato, Oliver. Stan, che aveva colto l’ironia della situazione, sorrise amaramente.

"Stan e Ollie" - Illustrazione di Erminia A. Giordano per CineHunters. Potete leggere di più sul film del 2018 cliccando qui.

Questa particolare disavventura fin qui descritta viene mostrata nel film biografico “Stanlio e Ollio”. Tale sequenza non è altro che una sottile e furbesca citazione ad una delle pellicole cinematografiche più celebri del duo comico. Il sudore che gronda dalla fronte di Laurel e Hardy, la fatica nel percorrere quella lunga “gradinata” trainando, come ciuchini sfruttati e malridotti, quello scomodo baule sono arguti tributi, rimandi che ossequiano un momento preciso della carriera artistica di Stanlio e Ollio. Il momento in cui i due dovettero “scortare” un grosso pianoforte a mani nude su per una ripida e “tortuosa” scalinata.

La scena trattata sino ad ora è un omaggio al cortometraggio “La scala musicale”, una delle opere più belle e esilaranti della coppia comica per eccellenza.

Gli anziani Stanlio e Ollio che spingono quella valigia voluminosa come una bislacca cassapanca, richiamano il loro rispettivo alter-ego immaginario. Nel film biografico, realtà e finzione, cinema e vita quotidiana si amalgamano tra loro, creando un affresco malinconico in cui Stanlio e Ollio, prossimi al loro canto del cigno, ripercorrono i momenti più importanti della loro vita trascorsa fianco a fianco davanti ad una cinepresa che li ha immortalati in centinaia di traversie, consegnandoli alla storia. 

Stanlio e Ollio girarono “The music box” nel 1932, per l’attenta regia di James Parrott. Molto apprezzata dal pubblico e dalla critica, l’opera in bianco e nero vinse il premio Oscar come miglior cortometraggio.

La scala musicale” è una di quelle pellicole che non si dimenticano tanto facilmente, che restano indelebili nella memoria per la spiccata capacità di far ridere genuinamente. Un’attitudine che il cortometraggio mantiene immutata, a quasi novanta anni di distanza. “La scala musicale”, come già accennato, narra del maldestro trasporto di un pianoforte in un appartamento posto in cima a una lunga scalinata. La vicenda, già portatrice in sé di una certa ilarità, presta il fianco ad ogni sorta di gag comica al limite dell’assurdo.

Tutto ha inizio una mattina qualunque. Stanlio e Ollio si sono da poco improvvisati trasportatori di fortuna. In “sella” ad un ronzino, giungono ai piedi di una stretta “scalea”. Subito si mettono all’opera, afferrando con sostenuto impegno la pianola meccanica custodita in una struttura di legno. Questo pesante e imponente strumento è stato commissionato dalla signora von Schwarzenhoffen, la quale desidera farne dono al marito, il professor Theodore von Schwarzenhoffen. Or dunque, Stanlio e Ollio si rimboccano le maniche ed iniziano l’ardua ascesa.

Tanti sono i gradini che li separano dalla meta, ma i due non demordono. Durante la disagevole scalata, Laurel e Hardy s’imbattono in svariati personaggi che non faranno altro che rendere ancor più difficile il loro compito. Spesso, i due saranno costretti a ricominciare da capo, a salire e a scendere svariate volte. Non appena si distrarranno un attimino, la pianola scivolerà via dalle loro mani, obbligandoli a inseguirla avanti e indietro per il “tracciato”.

Di tanto in tanto, Stanlio e Ollio si soffermano a ridosso di un “pianerottolo” che lo separa, con una manciata di gradini, dall’altro, cercando di riprendere fiato. In queste brevissime pause, il pianoforte resta lì, apparentemente immobile, frapponendosi tra i due. Lo strumento musicale non è che un mero oggetto e, per tale ragione, risulta essere del tutto privo di vita. Eppure, le ruote che ha alla base gli permettono di muoversi, di sgusciare dalla presa e “fuggire” via. Il pianoforte, così, sembra essere dotato di un movimento proprio.

In un particolare momento, Ollio darà le spalle alla grande pianola poiché sarà costretto a scendere giù per interloquire con un poliziotto. Lo strumento musicale, rimasto saldo e fermo al suolo, d’un tratto, scenderà giù in picchiata, come se volesse, di sua iniziativa, colpire l’ingenuo malcapitato.

Il pianoforte del cortometraggio sembra essere dotato di una bizzarra forma di “ragione”. Esso, quasi volutamente, sgattaiola via e non soltanto perché la gravità lo richiama a sé, facendolo cascare giù, sino alla strada. Lo strumento pare fare tutto di propria volontà, soltanto per farsi beffe dell’impegno, della dedizione, della fatica di Stanlio e Ollio. Il pianoforte rappresenta l’imprevedibilità della sfortuna, l’illogicità di un fato contrario che si accanisce sui due poveri sventurati. Quel pianoforte è uno strumento “diabolico”, sadico, che deride laconicamente i due protagonisti, obbligandoli a fare gli straordinari.

Nel film “Avventura a Vallechiara”, Stanlio e Ollio si troveranno nuovamente obbligati a trasportare un pianoforte alla volta di una baita isolata. I due dovranno attraversare un ponte pericolante, sospeso su di un crepaccio di montagna.

La scalinata così alta, “scoscesa”, è una metafora dell’esistenza umana, fatta di tratturi impervi, di arrampicate ardue, di lavori usuranti, al compimento dei quali non sempre viene riconosciuto e apprezzato agli interessati quanto è stato fatto. E’ ciò che, per certi versi, accadrà a Stanlio e Ollio. Tra tragici imprevisti, i due riusciranno a portare il pianoforte nella casa del professore Schwarzenhoffen. Tuttavia, lo strumento verrà distrutto in un impeto di rabbia dall’uomo. Tale gesto non è che il simbolo di come l’impegno profuso da Stanlio e Ollio non porti mai ad alcun traguardo né ad alcun trionfo. E’ questo il costante destino che affligge Laurel e Hardy in ogni loro film: finire sempre per essere inseguiti, banditi, scacciati, offesi, denigrati e mai rispettati dai facoltosi, dai benestanti. Stanlio e Ollio sono condannati, dall’ingiustizia, ad appartenere al ceto inferiore, quello eternamente dimenticato: la classe degli squattrinati felici, di coloro che seguitano a sorridere sebbene la vita li obblighi a restare perennemente in bolletta.

"Stan Laurel e Oliver Hardy in Fra' Diavolo" - Dipinto di Erminia A. Giordano per CineHunters. Potete leggere di più su questo lungometraggio cliccando qui.

 “La scala musicale” col suo ritmo, con la sua freschezza, col suo dinamismo, mette in mostra peculiarità originali, all’epoca assolutamente innovative e temerarie, che rendono quest’opera filmica un’autentica pietra miliare del cinema comico.  

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters     

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