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"Harley Quinn" - Dipinto di Erminia A. Giordano per CineHunters

 

Presentare una banda di malfattori ad una vasta platea cinematografica non è impresa da poco, specie se tali delinquenti provengono dalle pagine colorate di un fumetto. Chi conosce già i suddetti criminali si aspetterà di vederli del tutto somiglianti alle loro originarie rappresentazioni fumettistiche, chi, invece, non li ha mai incontrati nelle proprie letture dovrà conoscerli per la prima volta e di gran fretta. Il primo compito da espletare per il lungometraggio "Suicide Squad" è, dunque, quello di mostrare i membri di questa squadra suicida, ognuno con la propria particolarità. Rivolgersi a un pubblico avvezzo alle letture “supereroiche” è certamente più semplice per gli autori di un cinecomic, dopotutto, questi dovrebbero solamente preoccuparsi di soddisfare le aspettative, sia estetiche che caratteriali, che i lettori nutrono nei riguardi dei celebri alter-ego cartacei. Purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, al cinema giungono anche persone che non hanno mai tenuto in mano un singolo albo a fumetti, tanto meno una graphic-novel. Gli autori, naturalmente, devono impressionare anche loro con incisive caratterizzazioni e brevi accenni storici per ogni personaggio che via via si defilerà sul grande schermo pronto ad essere esibito dinanzi agli occhi attenti degli spettatori.

Seguendo questi dettami, il regista dell'opera sceglie la via più facile, affidando ad Amanda Waller (Viola Davis) il compito di raccontare il trascorso dei tanti cattivi che, molto presto, diverranno un'unica squadra. Amanda, seduta intorno a un tavolo, intenta a cenare con una certa premura, delinea via via, secondo uno schema piuttosto elementare di sequenza d’importanza, i vari protagonisti di questa avventura: i malvagi. Il montaggio è semplice ma intenso: la voce narrante della Waller ci racconta la storia di ognuno di loro e le immagini della pellicola attingono direttamente dal passato, rimettendo in scena avvenimenti avvenuti, con stacchi rapidi su scene d’azione, alternate ad altre più spiccatamente emotive.

I fan dei fumetti, seguendo questa presentazione iniziale, potranno restare soddisfatti dalla somiglianza e dalla cura estetica dei vari "antagonisti-protagonisti" e, in egual modo, coloro che conosceranno per la prima volta questi inquietanti personaggi saranno, senza dubbio, incuriositi dalle loro peculiarità. Ma un inizio così positivo e dei personaggi così unici e reietti basteranno a mantenere la pellicola su di una giusta "rotta di navigazione"?

La Suicide Squad si compone dopo una prima mezz’ora, e i membri di questa squadra suicida scendono in battaglia col futile motivo di affrontare una minaccia, pretesto necessario, anche se poco curato, per perpetrare un’analisi all’animo dei cattivi, probabilmente per insinuare il seguente dubbio nella mente degli spettatori: se i cattivi siano veramente cattivi e se i buoni non siano altro che malvagi nascosti da un potere che permette loro di proliferare a discapito di chi, probabilmente, si macchia degli stessi crimini pur senza le medesime “protezioni”. Il film, sebbene segua un'introduzione lineare, e nonostante offra una caratterizzazione sufficiente e, talvolta, anche emotivamente d'impatto nei confronti della maggior parte della Suicide Squad, che diventa a tutti gli effetti una famiglia ritrovata per molti dei suoi  appartenenti, la sola occasione per riscattare un’esistenza dedita soltanto al tetro e all’agire oscuro, è confuso e dalla trama fin troppo inverosimile.

I personaggi, però, funzionano e si amalgamano molto bene tra loro. Will Smith, nonostante un leggero segno di ripetitività, riesce sempre a stare sul pezzo, a cogliere le simpatie degli spettatori e a trascinarli, con lui, in battaglia. L’interprete di Katana (Karen Fukuhara) è magnetica, l’Incantatrice (Cara Delevingne) è sensuale e sinistra, Boomerang ( Jai Courtney) è testardo quanto basta e Croc ( Adewale Akinnuoye-Agbaje) è mostruoso al punto giusto, aiutato da un trucco (premiato con l'Oscar) inquietante e perfetto. Margot Robbie è proprio Harley Quinn, nella sua follia, nella sua indole da schiava d’amore e nella sua espressività disincantata, provocante e svampita. 

i difetti del film, man mano che la storia si sviluppa, diventano alquanto evidenti. Dove si interrompe la "risata del Joker" dunque? Nei cattivi. O meglio, nei cattivi che fungono da veri cattivi della pellicola, coloro che si contrappongono alla squadra suicida. Gli avversari della Suicide Squad sono tutt'altro che memorabili, ma apparentemente improvvisati e blandi. Triti e ritriti nei loro modus operandi, con l’ennesima ossessione di conquista e l’ennesimo "potere divino" che viene annientato con l’ausilio di qualche bomba, il tutto risulta troppo facile.

Il Joker ride, ma la sua risata si contrae in un ghigno interrotto a metà, perché se Leto lo interpreta ottimamente, ha troppo poco tempo per comunicare qualcosa che non sia un’attenzione smodata nei confronti di Harley. Proprio così, un'attenzione ingiustificata, specie per chi legge i fumetti e sa perfettamente che il Joker sfrutta Harley, e la di lei triste ossessione per lui a proprio vantaggio, che mai e poi mai potrebbe provare un rimorso per lei, né tantomeno lanciarsi a salvarla da morte certa. Sembrerebbe una forzatura per suscitare, quando non si dovrebbe, l’animo romantico di chi vede coppie da ammirare anche quando la suddetta coppia è stata volutamente concepita per mettere in guardia dalle relazioni violente, capaci di indurre alla sudditanza. Nonostante l'indubbia bellezza del suo personaggio, Harley Quinn è stata concepita per essere una figura che mette in guardia, mai che induce all’imitazione o all’apprezzamento. L’altra parte del pubblico, quello meno avvezzo alle letture a fumetti, lo avrà realmente capito da questa visione?

Il Joker di Leto, è inutile negarlo, era il personaggio più atteso del film, ma chi si aspettava, dunque, un film con un Joker perno imprescindibile dovrà ricredersi.  La sua interpretazione, forse a tratti troppo volta a rimarcare la follia nevrotica del Joker, tecnicamente sarebbe riuscita, ma nonostante ciò non si può certamente affermare che questo Joker abbia brillato. Questo suo nuovo e particolarissimo look abbinato a una caratterizzazione pessimamente scritta per il personaggio, non hanno permesso l'affermazione del Joker in questo film e, per il momento, in questo nuovo universo cinematografico. Indubbiamente sono pochi gli attori, ad oggi, che potrebbero fare meglio di Leto  in questo ruolo. Egli dovrà però attendere ancora prima di far riecheggiare al Joker la risata più grande del nuovo corso DC.

L'intera opera sembra essere stata fatta con eccessiva fretta, risultando così una grossa occasione sprecata."Suicide Squad" riesce comunque a divertire, ad intrattenere, pur con qualche remora di troppo. Anche in questo caso il film non cede ad un finale vero e proprio ma si conclude con un "arrivederci", in modo tale che la già citata risata del Joker, metafora da me utilizzata per indicare l'intero lavoro, mantenga l'opportunità di tornare a scuotere il silenzio del grande schermo, al prossimo incontro. "Suicide Squad", infine, invita proprio all’attesa, all’attesa che questa risata accennata torni a riecheggiare a Gotham, al ritorno a casa, quello stesso ritorno che Joker compie sul finale, liberando Harley e portandola con sè verso la città del Cavaliere Oscuro.

Sebbene l'inizio sia convincente, il lungometraggio si arena, ben presto, in un pantano, sviluppandosi tristemente senza mai decollare, venendo, infine, frenato da una storia lacunosa che non soddisfa nè gli appasionati di fumetti nè gli altri.

La Harley Quinn di Margot Robbie resta la luce più forte in questo tetro buio. Su di lei la DC Comics dovrà puntare per il futuro, per concepire un sequel all'altezza di questa sconclusionata ma, tutto sommato, promettente Suicide Squad.

Voto: 6,5/10

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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Redazione: CineHunters

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