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Recensione e analisi: “Un uomo tranquillo” – La poetica dell’amore

Sean Thornton (John Wayne), un uomo che ha abbracciato uno stile di vita tranquillo e permissivo, torna in Irlanda, la terra della sua famiglia, intenzionato a metter su casa, dopo aver accumulato una discreta fortuna combattendo come pugile a Pittsburg. Dal passato tormentato, Sean aspira a costruirsi una nuova vita un po’ alla volta, mattone su mattone, similmente alle graziose abitazioni che sorgono su quella valle incantata avvolta da verdi praterie. Sean si innamora della bellissima Mary Kate (Maureen O'Hara), una donna dai folti capelli rossi. Comincia così a corteggiarla nella speranza di poter chiedere la sua mano al fratello e portarla presto all’altare. Durante i festeggiamenti per il matrimonio, però, il buzzurro Denhaer si rifiuta di dare alla sorella la legittima dote. Questo rappresenta un gesto irriverente nei riguardi della donna la quale dice al futuro marito che non potrà comportarsi da moglie né si considererà una donna sposata se prima non avrà raggiunto un compromesso con il villico e rozzo fratello. Sean, pur non comprendendo l’assurda perseveranza della consorte, che addirittura si rifiuta di consumare le nozze, accetta di buon grado di sottostare alle strane consuetudini del luogo, non prima d’essersi infuriato e poi meditando la propria rivalsa sul cognato.

Un uomo tranquillo” è un’ode glorificante, un carme elogiativo che John Ford scrisse su di un foglio di carta con uno stiletto a piuma intinto, di tanto in tanto, nell’inchiostro di un calamaio. Una stesura “retrò” per un inno dal retrogusto nostalgico e amorevole che egli compose per amore del proprio paese d’origine.  Le ampie panoramiche con cui riprende le bellezze di un paradiso terrestre, baciato dalle morbide e calde labbra di un sole radioso, sono solo una parte dei versi tributari che il regista scelse per descrivere, in una sequela d’inquadrature mozzafiato, la terra su cui i suoi avi mossero i  primi passi. “Un uomo tranquillo” è una poesia strutturata in rime baciate, dove l’immagine di un luogo puro e incontaminato si conclude con le medesime sillabe e fa subito rima con un’altra sequenza in cui vengono mostrati corsi d’acqua limpidi e cristallini, che bagnano le verdi sponde di una valle lussureggiante. Il primo incontro tra John e Mary Kate consta di questa rima semplice ma elegante, specie quando il testo viene intonato vocalmente: John scorge la figura di quella splendida donna nel mentre ella passeggia su dei prati verdi, di un verde intenso e delicato, che solo da quelle parti la natura sa offrire. L’incanto provato per le bellezze del suolo si accomuna in un etereo equilibrio di pregevole raffinatezza con la leggiadria di quella figura femminile di cotanta celestiale beltà. Ma d’un tratto lo schema del componimento muta, e alle rime baciate si alternano rime alternate, che tendono a volte a incatenarsi tra loro. Le bellezze di quei luoghi s’incatenano coi violenti temporali che si abbattono sui due poveri amanti nella fase più romantica del loro innamoramento, e le meraviglie paesaggistiche impresse nell’ineluttabilità del tempo, si intersecano con le usanze antiquate e la testardaggine degli abitanti di quell’Irlanda tanto bella e tanto rara.

John Ford, tra bucolici orizzonti, case di mattoni e tetti in paglia, fiumi limpidi che scorrono in piena sotto pontili di legno, e paesaggi rassicuranti, scelse di girare la scena del secondo bacio tra John e Mary Kate sotto una pioggia incessante. Persino il primo bacio dei protagonisti venne filmato durante quella che sembrava essere a tutti gli effetti, una vera tempesta. Le due più significative scene d’amore vennero immortalate nel momento esatto in cui gli amanti “cadono” preda del tempo più ostico e inadatto, contrapponendosi quindi, a quel clima pacato che accompagna la visione degli spettatori nel lungo piano sequenza dedicato ai meravigliosi scenari irlandesi. Nel linguaggio cinematografico dell’opera, il tempo è atmosfera suggestiva dell’animo degli amanti, specchio e riflesso dell’iniziale relazione tra Sean e Mary Kate, fatta di tumulti e incomprensioni, di “bufere” e notti “tempestose”. La pioggia fa così da scorcio ad una delle scene più romantiche della storia del cinema, bagnando i corpi degli interpreti che, persi nella loro stretta, quasi non si curano della violenza degli elementi, che sembra essersi scatenata proprio per guastare il loro primo, vero incontro. Sfuggiti all’attenzione degli indiscreti e al riparo dagli sguardi dei meno ignari, Sean e Mary Kate dominano la scena, risultando per lo spettatore, come i soli personaggi “vivi” nell’interezza del momento, quasi fossero rimasti completamente soli, lontani dalla realtà altrui e dalla fotografia mozzafiato delle precedenti inquadrature. La pioggia pertanto si presenta come testimonianza dell’unicità del momento, della bellezza prospettica, per rendere speciale il loro amore, nell'immagine visiva della cinepresa. Se i due si fossero innamorati sotto un sole cocente, davanti a un fiammeggiante sfondo agreste, in uno scenario idilliaco l’istante stesso si sarebbe omologato a qualunque altra immagine presente nella pellicola: l’amore della coppia si sarebbe accomunato all’amore del regista per la propria terra. Non doveva andare così, e di conseguenza la pioggia segnò la linea di demarcazione tra questo duplice amore. La pioggia non è altro che il caldo abbraccio di un freddo inverno, che sfiora i volti dei due innamorati per far prevalere il loro stesso amore, per renderlo ancor più sfavillante rispetto a una valle soleggiata.

Sean è l’estraneo, l’uomo tranquillo che si trova costretto a tollerare gli usi e i costumi di un luogo che fatica a comprendere come reale. Egli giunse in quella terra per dimenticare un passato violento, quando sotto i suoi colpi in un incontro di Boxe, perse la vita un uomo, il suo avversario. Lo zotico cognato, col suo provocatorio atteggiamento votato alla zuffa, non gli permette tuttavia di mantenersi calmo e pacifico. Attraverso il suo protagonista, Ford estende i propri versi, volgendo un’analisi critica agli abitanti della sua terra d'origine, cocciuti, orgogliosi, a volte maschilisti e rozzi. La circostante campagna irlandese suscita sentimenti di quiete e riposo, scorci consoni ai desideri del protagonista che desidererebbe soltanto riposare e vivere beatamente con la propria sposa. La filosofia dell’opera però lascia emergere un nuovo suggerimento didascalico: lottare per la realizzazione della propria vita matrimoniale e non. Questo porterà Sean a spogliarsi del suo savoir-fare da uomo mite e rassegnato, per inscenare una lite domestica sbruffona e scapestrata, consumatasi per 5 miglia, in cui Sean trascina Mary-Kate fino a dove si trova il fratello della donna, data la sua reticenza ad abbandonare le proprie pretese. Da qui si scatena una delirante e squisitamente deliziosa rissa tra John e il cognato, che terminerà con l’ammissione di colpa dell’uomo e la giusta restituzione della dote alla sorella. E qui arriva il colpo di genio: Mary Kate brucia immediatamente il denaro e torna a casa entusiasta. Era soltanto una questione di principio, un atto di comprensibile presunzione, una minuzia d’orgoglio su cui la donna non poteva assolutamente soprassedere. John ne resta basito, ma comprende la forza che animava le ferree decisioni dell’amata. Con essa si commiata dagli spettatori, incamminandosi verso la propria dimora, stretto alla sposa in un abbraccio ben più profondo dell’esternazione di un legame: è la stretta del raggiungimento dei rispettivi sogni.

Il componimento termina con le ultime strofe, in cui torna ad espletarsi uno schema di rime baciate. In una dimora raggiunta dal sole, in un tempo idilliaco, l’amore tra Sean e Mary Kate può così sbocciare e accrescersi senza più alcuna remora. E’ ciò che, in fin dei conti, è tutta l’opera: un madrigale d’imperituro amore.

Voto: 10/10

Autore: Emilio Giordano

Redazione: CineHunters

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